Giorno del Ricordo, riunione solenne del Consiglio comunale di Sassari

Venerdì 10 febbraio è stata ricordata a Palazzo Ducale la tragedia delle foibe

Sassari. Anche il Consiglio comunale sassarese ha voluto ricordare venerdì 10 febbraio la tragedia delle foibe e degli esuli istriani, che all’indomani della Seconda Guerra mondiale dovettero lasciare la loro terra. È il Giorno del Ricordo, istituito con la legge 92 del 2004. Alla seduta solenne nella sala consiliare di Palazzo Ducale sono intervenuti il sindaco Nanni Campus, la prefetta Paola Dessì e il presidente dell’Assemblea Civica Maurilio Murru, presenti diverse rappresentanze degli istituti scolastici superiori, dal Liceo Azuni al Convitto Nazionale Canopoleno, che hanno preso la parola con la lettura di alcuni significativi brani tratti da opere di carattere letterario e storiografico, a cura della consigliera comunale e docente Virginia Orunesu.

«La Repubblica – ha detto il presidente Maurilio Murru in apertura di seduta – riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Nella giornata di cui al comma 1 sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero. Così è scritto nell’Art.1 ai commi 1 e 2 della Legge 30 marzo 2004, n. 92 “Istituzione del Giorno del ricordo” in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 86 del 13 aprile 2004. La storia non è però solamente un freddo studio, un elenco di date, ma la rappresentazione di una visione al cui interno compaiono un’infinità di racconti, che vanno dai sentimenti alle illusioni, dagli affetti ai dolori, dalle speranze alle sciagure, dai sogni alle tragedie di uomini e di donne. I racconti che ascolteremo da voi studenti, anche oggi, non sono un semplice esercizio determinato da una ricorrenza, ma sono e vogliono essere una lettura della vita che riconduce al vissuto i drammi e le tragedie di migliaia di italiani. Quella delle foibe è una pagina drammatica della nostra storia, che riguarda oltre 16 mila infoibati e 350 mila profughi, rimasta per molti anni in ombra, direi troppi anni, compito delle istituzioni trovare il modo migliore per tramandare la storia e per far sì che non venga mai dimenticata. Capire quanto accaduto è un ammonimento contro ogni persecuzione rivolto a noi stessi e ai giovani, affinché essi stessi crescano con il ricordo e con il rispetto della dignità umana.

Subito dopo è intervenuto il sindaco Nanni Campus. «La data scelta per il Giorno del Ricordo, è una ricorrenza triste perché il 10 febbraio 1947 fu firmato quel trattato di Parigi, con cui l’Italia sconfitta dalla guerra veniva mutilata di gran parte della Venezia Giulia, il Carnaro, l’Istria, Gorizia con gran parte del Carso e della valle dell’Isonzo, Trieste, Zara. Ma già prima di quella data, dopo la prima stagione di eccidi di italiani da parte dei partigiani comunisti avvenuta dopo l’8 settembre del 1943, aveva già avuto inizio la vera e propria tragedia che come riconosciuto, anche se troppo tardivamente, dai presidenti Ciampi, Napolitano e Mattarella, assunse i caratteri abominevoli della “pulizia etnica”. Nelle Foibe – ha proseguito il primo cittadino – non furono solo gettati a morire dei martiri ma anche il ricordo di quel martirio, perché non si poteva dire che era stato compiuto dall’esercito comunista di Tito. Era politicamente sconveniente ricordare quei morti e quell’esodo forzato perché contrastava con chi voleva gestire ed indirizzare, per interesse di parte, la memoria collettiva. Durante il primo e secondo dei Governi De Gasperi, dal 1945 al ‘47, i ministri del Partito comunista – compreso il Migliore, Palmiro Togliatti, ministro della Giustizia (che pure firmò una amnistia per i fascisti, fondamentale per una rappacificazione nazionale) – ma soprattutto Emilio Sereni, ministro proprio dell’Assistenza postbellica, impedirono che potesse essere adeguatamente gestita e finanziata l’accoglienza dei profughi, delle decine di migliaia di profughi che venivano rifiutati, abbandonati, e che sono stati racchiusi per anni in veri e propri ghetti. Anzi quei ministri invitavano le migliaia e migliaia di disperati che avevano perso tutto, a rimanere in quelle che erano state le loro terre, in nome della Fratellanza italo-slovena e italo-croata e affermavano che le notizie delle foibe erano “propaganda reazionaria e fascista”. Eppure proprio Emilio Sereni aveva conosciuto cosa volesse dire essere perseguitato e profugo perché incarcerato dal regime fascista in quanto esponente di spicco dei comunisti. Una volta liberato, era dovuto fuggire clandestinamente a Parigi in esilio. E durante quell’esilio, inviato dal partito in missione in Unione Sovietica, lì era stato arrestato e condannato a morte in quanto accusato di “non essere sufficientemente Stalinista” e per salvarsi la vita fu costretto a sottoscrivere una sua abiura. Ma se tutto questo avveniva a ridosso di una guerra mondiale prima e di una guerra civile poi, quello che non può essere giustificabile è che dopo che si era ormai acquisita la certezza e la storicità delle atrocità perpetrate dei comunisti jugoslavi ai danni degli italiani solo perché italiani; non militari o miliziani fascisti ma civili inermi, uomini donne bambini, religiose e religiosi, trucidati in massa ed in maniera così tanto bestiale. Ebbene dopo quasi 60 anni ancora al momento del voto in Parlamento nel marzo del 2004 i deputati di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani hanno votato contro la legge istitutiva del “Giorno del Ricordo”, continuando a uccidere anche la memoria di quei martiri. E se sono mille e più mille le cose di cui come nazione ci dobbiamo ancora vergognare verso quei morti e verso quei perseguitati, come giudicare chi ancora in questi anni come il vignettista Vauro, ben pasciuto anche dalla televisione di Stato, bolla una legge dello Stato e il “Giorno del Ricordo” come “trucido strumento di propaganda sovranista e fascista!”. Ma grazie a Dio ci siete voi, come i vostri colleghi negli anni passati nella sala di questo Consiglio Comunale e come ieri nella splendida cornice dell’aula magna del Convitto Canopoleno a farci capire che siamo un popolo, una nazione civile, che abbiamo dentro di noi il germe di una civiltà millenaria, di una cultura che affonda le sue radici nel cristianesimo, e che saprà ricordare onorare tutelare difendere i valori fondamentali dell’umanità, della giustizia, della morale, della civiltà. Oggi, in queste ore, si sta tenendo il funerale dell’avvocato Franco Luigi Satta. Un uomo che avrebbe preferito che io restassi qui con voi a celebrare questa ricorrenza e quello che essa vuole rappresentare. Perché l’avvocato Satta è stato non solo un ottimo magistrato prima e un eccellente avvocato poi, ma sopratutto un esempio per tutti noi di equilibrio, senso civico, integrità morale, un servitore della Giustizia; ma quella vera, con la G maiuscola, quella davvero bendata e con la bilancia in mano», ha concluso Nanni Campus.

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