Edina Altara, una vita per l’arte
Il 22 e 23 ottobre al Teatro Civico di Sassari quattro proiezioni del docu-film a lei dedicato. Testimonianze, documenti, filmati inediti e ricostruzioni raccontano una delle figure più originali dell’arte sarda del Novecento
La vita e l’opera di Edina Altara, dalla Sassari dei primi del Novecento al mondo dell’illustrazione, della moda, delle arti applicate e del design italiano, rivivono in “Edina”, mediometraggio di genere “docu” che sarà proiettato giovedì 22 e venerdì 23 ottobre al Teatro Civico di Sassari. Il progetto, ideato da Federico Spano e Salvatore Corazza, è stato realizzato grazie al supporto dall’associazione culturale Mousikè, con il sostegno della Fondazione di Sardegna e del Comune – Assessorato alla Cultura. Il produttore esecutivo è Salvatore Corazza, le musiche sono di Flavio Ibba e il montaggio è firmato da Andrea Corazza.
Il docufilm ricostruisce il percorso umano e artistico di Edina Altara attraverso testimonianze, documenti storici, fotografie, filmati inediti e d’epoca e ricostruzioni, restituendo una figura capace di attraversare linguaggi diversi: dal collage all’illustrazione, dalla moda alla ceramica, dalla decorazione al design.
Tra le voci del film c’è Giuliana Altea, storica dell’arte e autrice delle due monografie dedicate all’artista, pubblicate nel 2005 e nel 2025. A ricostruire anche il versante familiare è Federico Spano, pronipote di Edina, impegnato da circa vent’anni nel recupero e nella valorizzazione dell’opera della prozia, insieme alla madre Vittoria Nonis, figlia di Iride Altara, sorella minore di Edina. Interviene inoltre lo stilista Antonio Marras, che alle sorelle Altara ha dedicato una sua collezione, mentre Maria Paola Dettori, direttrice della Pinacoteca nazionale di Sassari, racconta il valore dell’artista e il percorso che ha portato il museo sassarese a dedicarle uno spazio espositivo permanente. Tra gli intervistati c’è anche l’architetto Antonello Cuccu, che ha curato per la Ilisso due mostre dedicate alla Altara. Nel film trovano spazio anche le testimonianze di Giovanna Palimodde, proprietaria dell’hotel Su Gologone e tra le prime a valorizzare l’opera di Edina attraverso una collezione di ceramiche e ambienti a lei dedicati, e del collezionista Luigi Angius, che approfondisce il rapporto tra l’artista e il mondo del collezionismo.
Ne emerge il ritratto di una donna dalla creatività libera e difficile da racchiudere in una sola disciplina, oggi al centro di una riscoperta critica che ne sta restituendo pienamente il ruolo nella cultura artistica italiana del Novecento.
Sono previsti due appuntamenti al giorno, alle 11 e alle 20. Le proiezioni del mattino saranno dedicate agli studenti delle scuole, mentre la prima ufficiale è in programma giovedì 22 ottobre alle 20. L’iniziativa prevede anche una collaborazione con il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, con posti riservati ai suoi iscritti.
Edina Altara nasce a Sassari il 9 luglio 1898 e muore a Lanusei l’11 aprile 1983. Autodidatta, manifesta molto presto un talento particolare per il disegno e per le composizioni realizzate con carta, stoffe e materiali diversi. È Giuseppe Biasi, intorno al 1915, a riconoscerne le capacità e a incoraggiarla.
Nel 1916 espone collage e giocattoli di carta e cartoncino a Sassari e Milano. L’anno successivo presenta quattro collage alla Società degli Amici dell’Arte di Torino: uno di questi, “Gesus salvadelu”, viene acquistato da Vittorio Emanuele III ed entra nelle collezioni del Quirinale, dove è attualmente esposto.
Negli anni successivi Altara si afferma nell’illustrazione. Nel 1922 sposa l’illustratore Vittorio Accornero de Testa, con il quale collabora a libri, cartoline e lavori pubblicitari. Dopo la separazione si trasferisce stabilmente a Milano, dove lavora anche nella moda e collabora con numerose riviste, tra cui Grazia, Bellezza e Rakam.
Fondamentale è l’incontro professionale con Gio Ponti, con il quale sviluppa nel dopoguerra una lunga collaborazione nel campo della decorazione e del design. Edina lavora a mobili, pannelli e superfici in vetro e partecipa alla decorazione di grandi transatlantici italiani, tra cui l’Andrea Doria, il Conte Grande, il Conte Biancamano e l’Oceania. Nel corso della sua carriera si dedica anche alla ceramica, ai collage, ai dipinti, alla grafica pubblicitaria e all’illustrazione di numerosi libri per ragazzi, mantenendo sempre una cifra stilistica personale e immediatamente riconoscibile. Nel 1974 lascia Milano e torna definitivamente in Sardegna.
Oggi sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche: al Quirinale, al MAN di Nuoro e alla Pinacoteca nazionale di Sassari, che dal 2022 le dedica un’intera sala e conserva, tra l’altro, due grandi cristalli dipinti provenienti dalla motonave Oceania.








