Dinamo a testa alta contro il Real

Sassaresi in partita per mezzora poi il crollo. Male Jerome Dyson, che ora inizia a diventare un problema

 

 

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Edgar Sosa in penetrazione

Festa doveva essere e festa è stata. Entusiasmo e tanti applausi per la Dinamo e per i blasonati avversari che hanno ricambiato salutando i 4000 del palazzetto all’uscita dal campo. Senza Sanders e Brooks, assente dell’ultim’ora a causa di un indisposizione, ai biancoblu non si può rimproverare l’impegno. Ci hanno provato rimanendo in partita finchè le energie li hanno sorretti. Quando poi la stanchezza ha iniziato a farsi sentire e la lucidità è andata a farsi benedire, sono prepotentemente venuti fuori i “blancos” con tutta la loro forza nel quintetto e nella panchina e non c’è più stato niente da fare. Semmai dispiace un pochino per l’entità del punteggio (58-83) troppo severo e non veritiero per quanto visto sul parquet, dilatato solo nell’ultimo quarto con un parzialone di 7-29 che testimonia il netto crollo fisico avuto dai sassaresi.

Le note positive sono arrivate soprattutto dagli italiani, Devecchi, partito in quintetto, Sacchetti ritornato sul parquet dopo il recente leggero infortunio e Massimo Chessa. Non è un caso che con loro tre in campo si sia vista la miglior Dinamo della serata. Le note negative sono state sostanzialmente due, Dyson e Todic. Il primo, dopo i segnali confortanti arrivati nel match contro Milano è ripiombato nell’apatia più profonda. Ha litigato col canestro, ha perso un’infinità di palloni e ancora una volta non è mai riuscito a mettere in ritmo la squadra (non ci stancheremo mai di dirlo, Dyson non è un play e semmai lo fosse non è adatto al gioco “libero” di Sacchetti). L’analisi impietosa della partita dice che, con Dyson in campo il Real ha scavato due volte un gap importante, senza Dyson e con Sosa al suo posto, la Dinamo si è riavvicinata. E questo, nonostante il fatto che neanche Sosa può essere definito un play purissimo. Nonostante ciò, il dominicano ha fatto girare la palla molto più del suo collega americano, offrendo assist e coinvolgendo di più i compagni. La sostanza è che la Dinamo non può permettersi ancora per molto di regalare un giocatore come Dyson, quindi certe riflessioni ora devono essere fatte, a fin di bene. Al di la delle esternazioni di facciata, al di la del valore di Dyson che comunque nessuno si sogna di discutere, qua si deve parlare di funzionalità al progetto. Il fatto che per la prima volta ad un certo punto della gara coach Meo non lo abbia più fatto entrare (in altre circostanze aveva sempre cercato di tenerlo coinvolto dandogli fiducia per farlo sbloccare) può essere interpretato come un segnale che la pazienza è agli sgoccioli. Sotto la lente di ingrandimento sta finendo anche Miro Todic, giocatore di sostanza, uno che non si risparmia mai e che ci prova sempre, ma che onestamente sta deludendo per il suo rendimento. Va bene che il suo è un lavoro sporco, ma in questo momento Todic sta incidendo davvero poco. Da questo punto di vista, con l’arrivo del senegalese Mbodj, che comunque difficilmente sarà disponibile lunedì nel match di campionato a Trento, la società sta ponendo rimedio. Resta da capire se ci saranno partenze o solo rotazioni.

Aldo Gallizzi

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