Dinamo, è cambiato il coach ma non la sostanza

L’avvicendamento fra Bucchi e Markovic non ha finora prodotto un cambiamento di rotta significativo. Vincere in trasferta è rimasto un tabù ed è nato il “problema” Tyree

Che le colpe non fossero (tutte) di coach Piero Bucchi lo sapevano tutti, persino i muri del palazzetto e il campo lo sta confermando in maniera inequivocabile. Nessuno si aspettava miracoli dall’avvento di Markovic, al massimo si sperava in una reazione emotiva e d’orgoglio da parte dei giocatori che potesse in qualche maniera portare a qualcosa in più di una vittoria in tre partite. Chiaro che non era facile, nessuno chiedeva un successo a Milano, obbligatorio era vincere con Cremona e ci si è riusciti, l’auspicio era quella di riuscire ad iniziare a portar via qualcosa lontano da casa già dal match con Tortona.

Invece il campo ha emesso il suo verdetto, la Dinamo ha retto per 30 minuti e poi è crollata emotivamente e caratterialmente, esattamente come succedeva prima dell’avvento dell’allenatore bosniaco. Neanche il nuovo tecnico dunque è finora riuscito a rinforzare e solidificare il carattere e la mentalità di un gruppo troppo fragile e vulnerabile. Privo di quella durezza mentale di cui tanto parlano gli allenatori. Markovic con la disciplina tattica, sta provando a dare più certezze a un gruppo che ha una facilità disarmante a smarrirsi, ma così facendo sta perdendo per strada Breein Tyree, giocatore che con Bucchi teneva molto la palla, ogni tanto in barba agli schemi e spesso per espliciti e chiari dettami del coach. Come spesso accade, gli estremi non portano a niente, perciò l’auspicio è che si riesca a trovare una via di mezzo e dunque un equilibrio che consenta alla squadra di giocare con fluidità ma facendo anche in modo che Tyree si accenda e che il suo talento venga messo al servizio del gruppo. Il discorso è sempre lo stesso, con un roster corto (Raspino, Gandini e Pisano non vedono mai il campo) tutti devono essere coinvolti. Se la Dinamo non poteva permettersi un Treier con zero minuti, figuriamoci se può consentirsi di avere un Tyree ai margini. Parlando dei singoli poi non si può non sottolineare che Kruslin sta rendendo al di sotto delle aspettative e il suo disagio si percepisce dal nervosismo che lo accompagna, Gombauld si sta lentamente eclissando dopo aver stupito positivamente nei mesi scorsi, mentre di McKinnie si è parlato sin troppo.

La stagione è di quelle disgraziate, c’è poco da girarci intorno, si sta provando a metterci una pezza ma il valore della squadra è modesto e la posizione di classifica lo rispecchia in pieno. Mettere in sicurezza la stagione è la priorità e probabilmente anche l’unico obiettivo raggiungibile concretamente. La pausa per consentire lo svolgimento delle finali di Coppa Italia, giunge opportuna per consentire al nuovo tecnico di intensificare il lavoro e trasmettere i suoi concetti alla squadra, ma anche per dare indicazioni alla società per un eventuale intervento sul mercato. Markovic ha avuto tre partite e quasi venti giorni di lavoro per valutare, pesare e farsi un’idea più precisa dei giocatori e ora è arrivato il momento di decidere se continuare con questo gruppo o cambiare qualcosa. Ora o mai più.

Aldo Gallizzi

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