Pigliaru: Puntiamo alla riduzione dei poligoni nel corso della legislatura

Gli incendi a Capo Frasca sono stati provocati dall’aviazione tedesca che paga allo Stato per effettuare esercitazioni. «Ci opporremo al rinnovo della convenzione per la base di Santo Stefano a La Maddalena, scaduta il 3 marzo»

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Francesco Pigliaru

Cagliari. L’ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale lo scorso 17 giugno rappresenta «la strada per il confronto con il Governo nazionale». Parole del presidente Francesco Pigliaru che ha così chiuso la seduta straordinaria convocata martedì pomeriggio per discutere su quanto avvenuto la scorsa settimana a Capo Frasca e sul grave problema della servitù militari in Sardegna. «Lavoriamo per la graduale riduzione della presenza militare in Sardegna – ha detto –. C’è la massima determinazione da parte nostra per raggiungere il risultato». In quel documento si chiedeva la sospensione delle esercitazioni militari dal 1° giugno al 30 settembre. «C’è una strategia chiara. Vogliamo raggiungere risultati in tempi certi. Ministro e comandi militari fanno fatica a comprendere il clima che si respira in Sardegna». L’obiettivo della Regione resta la riduzione dei poligoni in Sardegna nel corso di questa legislatura. «Siamo ambiziosi – ha detto Pigliaru – credo sia giunto il momento di ottenere risultati concreti. Puntiamo alla dismissione in tempi rapidi di Capo Frasca e al ridimensionamento di Teulada. Non possiamo garantire risultati ma possiamo assicurare la nostra determinazione per portare avanti le aspirazioni del popolo sardo. Per fare valere le nostre ragioni dobbiamo essere seri e convincenti, occorre raccogliere dati e dimostrare fatti che finora sono sconosciuti all’opinione pubblica». Rivolgendosi ancora al Consiglio regionale Pigliaru ha chiesto di valutare l’opportunità di indire la seconda Conferenza sulle servitù militari (la prima era stata nel 1981 e vi partecipò l’assessore regionale dell’Ambiente Mario Melis). «Sarebbe l’occasione – ha concluso il presidente della Regione – per dare concretezza alle nostre prospettive». L’ordine del giorno approvato in giugno aveva rafforzato l’azione dell’esecutivo che poco dopo aveva partecipato alla prima conferenza di servizi convocata dopo ben 33 anni.

A Capo Frasca il 3 e il 4 settembre scorso – ha riferito Pigliaru in apertura di seduta – si sono verificati due incendi prima sulla superficie di un ettaro, poi un secondo su 32 ettari e mezzo, provocati dall’aviazione tedesca che paga allo Stato per effettuare esercitazioni. Si è trattato di due incendi domati grazie all’intervento di uomini e mezzi del Corpo forestale regionale, uno dei quali sviluppatosi a soli 50 metri dagli operatori di soccorso, costretti a lavorare in condizioni di sicurezza molto precarie. Conseguenze degli incidenti, ha riassunto il presidente, «33 ettari di territorio bruciati, 86 lanci elicottero, 20mila euro di spese che fattureremo alla Difesa al netto dei danni ambientali». Dal ‘98 ad oggi, ha aggiunto, «si sono verificati sempre incendi, che hanno distrutto oltre 440 ettari di bosco, c’è un pericolo reale, contrastato con norme e misure inadeguate, mentre da oggi ci sarà la sorveglianza della Forestale per proteggere ambienti e popolazioni, sulla base di un piano dell’Assessorato dell’Ambiente che sta integrando con prescrizioni della Regione, che dovranno sempre essere rispettate dal 1 giugno al 30 settembre. Ciò rafforza la nostra convinzione che la prospettiva servitù non può più essere incerta, serve una dismissione significativa in questa legislatura, combatteremo con armi legali, attraverso il confronto istituzionale ed il conflitto se occorre conflitto, non con manifestazioni verbose accompagnate da richieste di dismissione immediata».

«Chiediamo un forte riequilibrio in tempi certi e con percorsi chiari, pronti a sederci ad un tavolo ma tenendo ferma la richiesta della dismissione di Capo Frasca e la definizione dei tempi per la riduzione e la dismissione di Teulada, sono le richieste del Parlamento confermate dal Consiglio. Questa è la base incomprimibile. Nello stesso tempo ci opporremo al rinnovo della convenzione per la base di Santo Stefano a La Maddalena, scaduta il 3 marzo e per noi legalmente morta».

Alla seduta ha assistito una delegazione di sindaci guidata dal presidente dell’Anci Piersandro Scano. A rappresentare il Comune di Sassari era presente il vicesindaco ed assessore all’Ambiente Gianni Carbini.

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