Città metropolitana, la riforma fa acqua da tutte le parti
Partecipato dibattito a Sassari. Il sindaco Nicola Sanna: «Ribadisco che serve un riequilibrio con Cagliari». Forte pregiudizio nei contronti del resto dell’Isola
Sassari. «Stasera abbiamo dimostrato che il disegno di legge della Giunta regionale fa acqua da tutte le parti, perché la città metropolitana ristretta di Cagliari non regge e si fa pure una provincia in più. Il sottosegretario agli Affari regionali e le Autonomie Gianclaudio Bressa nei giorni scorsi all’assemblea dell’Anci a Torino ha detto che sicuramente il governo la impugnerà se ci sarà la nuova provincia del sud oltre alla città metropolitana». Il sindaco Nicola Sanna ha concluso così ieri sera l’incontro promosso dal Comitato Sassari Città Metropolitana nella Sala Langiu del Comando della Polizia Municipale sul tema “La città metropolitana del Nord Sardegna: ragioni di una scelta strategica”. Sono intervenuti i docenti dell’Università di Sassari Omar Chessa, ordinario di Diritto Costituzionale, e Marco Vannini, ordinario di Economia, e l’architetto e urbanista Sandro Roggio, che hanno messo in evidenza tutti i limiti della riforma all’attenzione del Consiglio regionale. Ancora in realtà non si è espressa neanche la Commissione Autonomia, eppure l’iter, secondo le intenzioni della Giunta, in primis il presidente Francesco Pigliaru e l’assessore degli Enti Locali Cristiano Erriu, deve concludersi entro le prossime settimane con l’istituzione della sola città metropolitana di Cagliari e delle unioni di comuni. Non ci sarebbero margini di trattativa, secondo i vertici della Regione. Una serie di considerazioni suggeriscono però maggiore cautela e soprattutto minore fretta.
«Non c’è nessuna rivendicazione territoriale. Solo la consapevolezza che il nord Sardegna è già policentrico, con dislocazioni che obbligano a fare i conti con una comunità metropolitana», ha esordito Sandro Roggio. «L’assessore Erriu ha detto che Cagliari è più grande e per questo motivo ha tutte le caratteristiche di città metropolitana. Ma il comune di Sassari ha sette volte il territorio di Cagliari. Quali sono allora i criteri da seguire?». Secondo ancora l’assessore Erriu, il nord Sardegna è uno “splendido territorio rurale”. Le scelte devono però essere guidate anche dalla geografia. I 200 km e oltre tra Capo di Sopra e Capo di Sotto sono un impedimento importante. E dall’istituzione della città metropolitana discende la possibilità diretta di accedere a consistenti finanziamenti europei, un miliardo di euro per cominciare, 3-4 in più in futuro.
Ma come deve essere una città metropolitana? La legge Delrio n. 56 del 2014 ha istituito in Italia dieci città metropolitane nei territori di altrettante province preesistenti. La corrispondenza del territorio con le preesistenti Province è l’unico vero criterio comune dei territori individuati, non indicando la normativa altri specifici parametri di città metropolitana. Le città metropolitane sono dunque enti territoriali di area vasta con finalità istituzionali generali consistenti nella cura dello sviluppo strategico del territorio, nella promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione e nella direzione delle relazioni istituzionali. La Sardegna, in quanto Regione a Statuto Speciale, può autonomamente istituire le città metropolitane, facendo riferimento al territorio delle preesistenti province storiche, come ha già fatto la Sicilia con Palermo, Catania e Messina. L’istituzione di una o più città metropolitane in Sardegna è dunque una scelta politica.
«L’errore seguito dalla Regione finora è che si è dato per scontato che Cagliari sia una città metropolitana e Sassari no, anzi che non sia neanche una città. Il punto è invece che Cagliari è una città dormitorio, mentre Sassari non è una città dormitorio ma ha rapporti con gli altri comuni, rapporti che non vanno solo verso il capoluogo. A Cagliari la leadership non è in discussione, mentre nell’area di Sassari ci sono tante anime», ha fatto notare il professor Marco Vannini. Insomma, ai fini di una possibile città metropolitana questa rete di relazioni è importantissima.

La riforma portata avanti dalla Giunta regionale è stata letteralmente demolita dal professor Omar Chessa, che ha illustrato i motivi in base ai quali occorre abbandonare senza indugio il disegno di legge Erriu e riscrivere completamente il testo. Innanzitutto occorre considerare che ci sono ancora le province e per la Sardegna il Parlamento dovrà intervenire con una apposita legge costituzionale, successiva alla riforma governativa, per altro da adottare con una intesa con la Regione. Ma l’ostacolo principale è soprattutto uno. «Si fa coincidere la città metropolitana di Cagliari con la sua area ristretta. Dobbiamo però osservare le norme nazionali e a monte c’è la legge Delrio che disegna le città metropolitane in modo vincolante: ci deve essere corrispondenza vincolante tra città metropolitana e provincia preesistente. Non indica altri criteri, né di popolazione né di numero di comuni. E del resto nella lista delle città finora previste c’è di tutto, da Torino a Reggio Calabria», ha spiegato Chessa. La città metropolitana è insomma una “provincia 2.0”. C’è poi un altro aspetto che suggerisce di attendere ancora qualche mese per la riforma degli enti locali in Sardegna. «Non sappiamo quale può essere il territorio provinciale di riferimento. All’inizio del prossimo anno la Corte Costituzionale dovrà decidere se sono valide le consultazioni referendarie che hanno portato all’abolizione delle province regionali nate nel 2005».
Insomma, la creazione della città metropolitana a Cagliari non è così urgente. Del resto non si riesce a capire come concentrando risorse solo su una parte dell’isola sia possibile uno sviluppo armonico di tutto il territorio regionale. È come se si fornisse una Ferrari solo agli abitanti del Capo di sotto. E gli altri sardi?

«Nel programma dello scorso anno delle le elezioni regionali c’era in effetti scritto così, una sola città metropolitana. Però la buona politica è dire: verifichiamo se questo è ancora valido», ha detto ancora il sindaco Nicola Sanna, che ha anche spiegato che il nord Sardegna, dopo l’incontro di lunedì a Oschiri a cui sono intervenuti molti sindaci tra cui quello di Olbia, può muoversi insieme: a breve un incontro simile lo faranno i primi cittadini del Nuorese. Il pregiudizio nei confronti del resto della Sardegna è quindi forte. Da parte di chi? «Abbiamo la prassi che il capoluogo regionale ha sempre negato lo sviluppo al resto dell’Isola. Cosa è accaduto dopo il Piano di Rinascita che ha visto la creazione dei poli industriali? È come se Cristo si fosse fermato a Sanluri! Pensiamo alla 131 e all’impulso che la Regione ha dato negli anni alla strada: da Oristano in su non ci sono stati interventi di rilievo. L’assessore Paci nei giorni scorsi ha tirato fuori una tabella secondo la quale a Sassari sono stati dati un mare di soldi. “Faremo un collegamento tra l’aeroporto e le ferrovie”. Ma questo era già previsto ed è il minimo, e serve anche un collegamento con Olbia. È insomma una prassi che affonda nel subconscio. Quando un assessore regionale dei Trasporti dice che ci sarà un bridge aereo Cagliari-Roma a 20 euro comunica anche che il resto dell’Isola si dovrà arrangiare. C’è mentalmente un subconscio che porta questa classe dirigente a non saper parlare a tutta la Sardegna».
«La prospettiva è prendere le vecchie province e trasformarle in città metropolitane. Questo vale per Cagliari e Sassari. Le altre due province non potremmo qualificarle come metropolitane ma dobbiamo fare in modo che ci siano gli stessi poteri delle città metropolitane. Il nostro modello non può essere Londra, ma la storia dei comuni italiani e Sassari nel Medioevo era un comune indipendente. Giovedì sera avrò un incontro a Videolina con l’assessore Erriu», ha concluso Nicola Sanna, che è intervenuto al termine di un partecipato dibattito, moderato dalla giornalista Daniela Scano. «Ribadisco il concetto che ho espresso più volte. Serve un riequilibrio con Cagliari, che tra l’altro, proprio perché ospita la Regione, ma anche altri uffici, può contare su ben 32 mila buste paga del settore pubblico». (lufo)





