Bunnari, non solo acqua

Il bacino, se ripristinato, costituirebbe anche un’area turistica. Dal Consiglio comunale sì all’unanimità alla mozione presentata da Franco Era (Centro Democratico)

 

 

BunnariSopralluogo2Sassari. Ripristinare il reinvaso del Bunnari alto, anche con l’obiettivo di restituire l’area ad un utilizzo turistico e ricreativo. Il bacino è di proprietà del Comune e nel corso dell’ultima seduta l’Assemblea Civica si è espressa all’unanimità su una mozione, presentata da Franco Era (Centro Democratico), che impegna sindaco e Giunta a predisporre «un piano economico e finanziario per la gestione che consenta l’uso della risorsa» e «a mettere in atto ogni utile iniziativa per il ripristino del reinvaso per i cittadini di Sassari». I lavori di ripristino delle strutture relative alla paratie della diga del Bunnari alto sono stati eseguiti e i tecnici avevano constatato la possibilità e l’idoneità al reinvaso del bacino, che costituirebbe una importantissima risorsa idrica.

FrancoEra
Il consigliere Franco Era

«L’Amministrazione comunale intende promuovere la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturalistico e ambientale del Parco e il sistema idrografico del Bunnari», spiega la mozione, illustrata in Consiglio dallo stesso Franco Era e che è stata sottoscritta anche dai colleghi “monogruppo” Tonino Falchi (Upc), Marco Manca (Sel), Giancarlo Serra (Partito dei Sardi), Giampaolo Manunta (La Base), Nanna Costa (Ora Sì), nonché da Simone Campus e Carla Fundoni del Pd. «La città negli ultimi anni ha sofferto continue limitazioni dell’erogazione idrica di acqua potabile con frequenti interruzioni e l’inibizione al consumo in relazione alla potabilità dell’acqua (14 ordinanze in 12 mesi). Sassari ha la disponibilità della prima diga del Bunnari costruita nel 1878, e collaudata nel 1880, per la raccolta delle acque del rio Bunnari che consentiva un invaso di 457.000 metri cubi, nonché quella più a monte del Bunnari alto più moderna realizzata nel 1930 che delimita un bacino tre volte più grande, pari a 1.200.000 metri cubi oggetto di un recente intervento. Già a seguito di sopralluogo nel dicembre 2013 le Commissioni Lavori pubblici e manutenzioni e Ambiente, unitamente all’assessore competente e ai responsabili del Settore, avevano constatato che gli interventi sull’impianto (costo 500 mila euro) erano in fase di completamento e che nel gennaio 2014 dovevano essere ultimati e che rimaneva soltanto, dopo aver sentito il Registro italiano dighe, stabilire quando partire con il rinvaso. Dagli accertamenti tecnici risultò che non era necessario procedere con la pulizia dai fanghi in quanto i sedimenti non sono inquinanti e si parlava di una quantità di fanghi irrisoria e che l’acqua sarebbe stata comunque potabile. Il comune di Sassari è concessionario della diga del Bunnari il cui bacino ha garantito per decenni l’approvvigionamento idrico di Sassari e dintorni. Sussistono ancora tutte le tubature, centraline di snodo del flusso e alcune costruzioni in stile Liberty tra cui spicca il locale filtro che possono essere riattivati e che in ogni caso vanno conservati e valorizzati (anche ai fini didattici oltreché turistici) proprio perché costituenti il sistema della più antica diga della Sardegna. Il caseggiato dove avveniva il filtraggio consentiva che l’acqua filtrata del Bunnari arrivasse a Sassari, senza aver bisogno di pompe di sollevamento. È necessario inoltre verificare lo stato dei locali che conservano in parte i meccanismi idraulici e curare la manutenzione del percorso che risalendo una gradinata conduce al vertice della struttura per raggiungere una galleria facente parte del vecchio sentiero che costeggiava il lago collegando le due dighe, così come è necessario curare la struttura interna e le cisterne delimitate dai grandi archi. Risulta inoltre ancora integro l’ampio tunnel sotterraneo che si protrae per oltre cinque chilometri fino a Sassari, mettendo in comunicazione l’impianto direttamente con la vecchia palazzina Liberty dell’Acquedotto di viale Adua che potrà assolvere ancora alla originaria funzione risolvendo in gran parte la nostra crisi idrica per la quale sono state spese ingenti risorse ma senza di fatto risolvere mai il problema della sete nella città di Sassari. Il ripristino del sistema garantirebbe anche il rilancio del Parco anche a scopi didattici e turistici con la visita delle antiche strutture predisponendo un apposito studio per definire le attività compatibili con il parco stesso e il sito naturalistico in questione».

«Per gli stessi motivi oltre al Bunnari alto risulta utile ripristinare anche il Bunnari Basso e recuperate e le relative strutture con richiesta dei relativi finanziamenti a valere sul programma europeo 2014/2020».

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