Aou Sassari, il sindaco Mascia partecipa alla manifestazione dei lavoratori

Il primo cittadino ha incontrato i vertici aziendali. «Lavoriamo tutti insieme per risolvere questa situazione, chiediamo al Ministero di riceverci»

Sassari. «Oggi ho incontrato i vertici dell’Aou insieme alle rappresentanze sindacali. I vertici hanno esposto i problemi circa l’attuale situazione dell’azienda, problemi che hanno determinato la procedura di raffreddamento prima e lo sciopero poi. Il quadro che mi è stato esposto è problematico: la dirigenza mi ha descritto le questioni di bilancio 2023-2024, che dal loro punto di vista sono superabili e che come tali sono state esposte agli organi di controllo, nella convinzione che la loro soluzione vada a beneficio di tutti, a iniziare da chi ha bisogno di cure e di assistenza».

Preso atto della posizione espressa dai rappresentanti di vertice dell’organizzazione aziendale, credo che non giovi a nessuno il protrarsi di questa situazione. Sono pertanto fiducioso che l’Aou nella sua interezza e in tutte le sue componenti, organi di controllo inclusi, possa trovare una soluzione. Insieme alla Regione Sardegna e a tutte le sigle sindacali saremo al fianco di tutte le persone disposte a lavorare in questa direzione. Anche per questo, questa mattina ho preso l’impegno di rappresentare a tutte le istituzioni territoriali e nazionali l’esigenza di scrivere al Ministero di riceverci e di ascoltarci».

 

I motivi dello sciopero spiegati da RSU e organizzazioni sindacali

NOTA STAMPA: AOU SASSARI, È FINITO IL TEMPO DELLA PAZIENZA!

Il 29 maggio scorso la stragrande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari ha aderito allo sciopero: una delle più importanti manifestazioni di protesta dei lavoratori della sanità in difesa della salute pubblica e della dignità dei lavoratori, con l’adesione di centinaia di cittadini.

Un messaggio inequivocabile alla direzione aziendale e alla politica regionale: le condizioni di lavoro, la carenza di personale, il sovraffollamento, il mancato riconoscimento di diritti economici e contrattuali e un’organizzazione sempre più in affanno hanno raggiunto un limite non più sopportabile.

Sono trascorsi oltre tre mesi e non si è prodotto il cambio di passo che cittadini, lavoratrici e lavoratori si aspettavano. Molte delle questioni denunciate allora sono ancora aperte, alcune si sono aggravate e altre se ne sono aggiunte. Gli ultimi confronti con la Direzione dell’AOU hanno restituito un quadro immutato e, per molti aspetti, ancora più preoccupante: le crescenti difficoltà nell’organizzazione del lavoro, aggravate dalla crescente carenza di personale, dall’aumento dei carichi assistenziali e dalla progressiva fuga di professionisti, rischiano di compromettere ulteriormente la capacità dell’Azienda Ospedaliera di Sassari di garantire servizi di qualità.

A ciò si aggiunge la situazione di fatiscenza di numerosi locali e strutture aziendali, che in molti casi non assicurano condizioni adeguate né agli operatori né ai cittadini e richiedono interventi non più rinviabili, mentre le richieste di un nuovo Ospedale restano nel pozzo dei desideri e intanto in troppi reparti le circa 12 barelle aggiuntive sono la regola!

Pesa anche un sistema regionale di accreditamento dei posti letto fermo a quasi quindici anni fa: soprattutto nell’AOU di Sassari, il peso assistenziale è aumentato sensibilmente, mentre i piani del fabbisogno del personale restano tarati su numeri ormai superati e non più aderenti all’attuale bisogno di salute.

L’AOU di Sassari necessita di risposte immediate sulla contrattazione integrativa, sulla valorizzazione del personale, sul miglioramento delle condizioni di lavoro, sugli investimenti nelle strutture e sulla programmazione del nuovo ospedale. Solo attraverso decisioni efficaci e condivise sarà possibile restituire fiducia ai professionisti, arrestare l’emorragia di personale qualificato e garantire ai cittadini un servizio sanitario pubblico all’altezza delle esigenze del territorio.

L’AOU di Sassari paga due volte il conto: in primis deve soddisfare le necessità di un territorio vastissimo, tutto il Nord Sardegna (e non solo), a causa dello smantellamento, nei fatti, degli ospedali del territorio con posti letto per acuti insufficienti: Ozieri, Alghero, Olbia, Tempio e La Maddalena non sono più in grado di rispondere ai bisogni, e certo non sono gli ospedali di comunità la risposta alle patologie acute. Dall’altra parte, paga con i continui ritardi che stanno penalizzando i lavoratori della stessa AOU, compromettendo il corretto funzionamento dell’Ospedale del Nord Sardegna.

Richiamiamo con fermezza la Regione, i Vertici aziendali e i Revisori dei Conti, ognuno alle proprie responsabilità: non sono più accettabili ritardi.

Sono queste le ragioni per le quali l’8 e il 9 ottobre il personale del Comparto e della Dirigenza dell’AOU di Sassari tornerà a scioperare, questa volta per due giornate consecutive. La proclamazione formalizza l’astensione dalla mezzanotte dell’8 ottobre alle 24 del 9 ottobre, nel rispetto delle prestazioni indispensabili previste dalla normativa.

Per il personale del Comparto, la vicenda dei fondi contrattuali rappresenta forse l’esempio più evidente di questa situazione. Dopo il blocco dei DEP 2024 e parte della produttività 2024, oggi sono bloccati anche i DEP 2025 e la produttività 2025. Parliamo di risorse economiche che spettano ai lavoratori nell’ambito della contrattazione decentrata e che dovrebbero tradursi in progressioni, premialità, indennità e valorizzazione delle condizioni di lavoro: la contraddizione diventa ancora più evidente se si considera che le risorse sono disponibili e i fondi capienti, ma la contrattazione è ferma da circa due anni. Per non parlare di risorse che possono apparire marginali (organizzazione e rispetto dell’orario di lavoro, formazione, straordinario, prestazioni aggiuntive, buoni pasto, incentivi tecnici) ma che in realtà sono istituti che incidono direttamente sulla retribuzione, sulla qualità del lavoro e sul riconoscimento dell’impegno richiesto quotidianamente al personale.

Per quanto attiene alla Dirigenza Sanitaria (medici, biologi, farmacisti, psicologi) la situazione è altrettanto grave: professionisti che devono assicurare i bisogni di salute della cittadinanza si sono visti negare per mesi il riconoscimento dell’orario di lavoro extra prestato, non vedono pagata una parte importante dello stipendio (per il mancato pagamento del premio di risultato 2023, 2024 e 2025). A ciò si aggiungono gli inaccettabili ritardi delle procedure necessarie al riconoscimento dell’anzianità dei cinque e quindici anni ai fini dell’indennità di esclusività di rapporto e la mancata tempestiva assegnazione degli incarichi professionali e gestionali vacanti.

Per la Dirigenza, così come per il Comparto, non si stanno chiedendo privilegi o concessioni, ma il riconoscimento di istituti contrattuali, salario, professionalità, responsabilità e percorsi di carriera. Continuare a rinviarli significa alimentare una frustrazione che ormai attraversa trasversalmente l’intera Azienda. Accanto alla mancata piena attivazione della contrattazione e degli istituti contrattuali, si aggiungono la mancata istituzione della Commissione paritetica per l’organizzazione e l’innovazione, le difficoltà nelle assunzioni e nelle stabilizzazioni e il ridimensionamento delle procedure concorsuali necessarie per garantire i servizi di diagnosi e di cura!

La carenza di personale è diventata strutturale ed in progressivo peggioramento, con l’inarrestabile fuga dei professionisti, e produce effetti su ogni aspetto dell’organizzazione. Nelle unità operative il sovraffollamento continua a essere affrontato attraverso l’utilizzo di letti aggiuntivi e barelle, che scaricano sulle persone il peso delle insufficienze del sistema. Il fenomeno delle dimissioni, che riguarda sia i medici sia gli infermieri, è un segnale gravissimo che dovrebbe preoccupare seriamente chi governa l’azienda e la sanità regionale. In una fase nella quale reperire professionisti è sempre più difficile, perdere personale già formato significa aggravare ulteriormente una situazione già fortemente compromessa.

Il livello di esasperazione è cresciuto e la politica regionale non può continuare a osservare e registrare difficoltà che si trascinano da mesi. Deve intervenire, assumersi la responsabilità delle scelte e creare le condizioni perché questa vertenza trovi finalmente soluzione. Non chiediamo solidarietà e non chiediamo altre rassicurazioni. Chiediamo atti, decisioni perché i lavoratori e i malati non possono più aspettare.

Le due giornate di sciopero dell’8 e 9 ottobre sono pertanto confermate. Comparto e Dirigenza saranno insieme in una mobilitazione che nasce per difendere i diritti di cittadini, pazienti e lavoratori e per una sanità pubblica sicura e di qualità. Non può esserci buona assistenza senza personale sufficiente, non può esserci sicurezza delle cure se gli ospedali sono fatiscenti, se la politica non comprende che il territorio deve avere Ospedali DEA di I livello funzionanti ed efficienti, se chi lavora è sottoposto continuamente a carichi insostenibili e non può esserci rispetto delle professioni se salario, carriera, progressioni e istituti contrattuali rimangono bloccati. Dopo mesi di attesa siamo ancora davanti agli stessi problemi e oggi la misura è colma. L’8 e il 9 ottobre saranno due giornate di sciopero perché, quando le parole non producono più risposte, anche fermarsi diventa un modo per farsi ascoltare.

I PROBLEMI SONO RIMASTI. LA PAZIENZA NO!!!

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