Nel cervello degli alcolisti si blocca l’apprendimento

Una sorta di reset emotivo durante l’astinenza rallenta le funzioni fondamentali, come la memoria. Lo ha scoperto un team italiano composto da ricercatori delle Università di Sassari, Cagliari e Palermo

MarcoDiana
Il professor Marco Diana

Sassari. Durante l’astinenza da alcool il cervello modifica e rallenta le sue funzioni fondamentali, come apprendimento e memoria. Il meccanismo, come una sorta di reset emotivo, favorisce la continua assunzione di alcool. Lo ha scoperto un team italiano composto da ricercatori delle Università di Sassari, Cagliari e Palermo. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista PNAS (Proceedings of the national Academy of Sciences of the United States of America).

Gli esseri viventi ricevono e rispondono agli stimoli ambientali durante tutta l’esistenza. Questa monumentale quantità di informazioni è immagazzinata nel sistema nervoso centrale ed assicura la plasticità comportamentale dell’organismo. Per mantenere un cervello altamente flessibile non solo generare nuove memorie, ma anche dimenticare è essenziale per adattarsi all’ambiente costantemente mutevole che ci circonda.

Questo comportamento virtuoso non si riscontra nel cervello dell’alcolista in astinenza a causa della mancanza di dopamina, che provoca una drastica riduzione di spine dendritiche nei neuroni spinosi del Nucleo Accumbens -Striato ventrale (area fondamentale per l’integrazione delle emozioni). «La mancanza di spine dendritiche impedisce la formazione di meccanismi come Long Term Depression mediati dal glutammato che alterano profondamente processi emotivi e ‘decision making’ dell’alcolista», dichiara Marco Diana.

Le modalità con cui il processo avviene – riguardanti in particolare il collegamento tra la dopamina e le spine dendritiche – sono state scoperte da un team di ricercatori coordinato dal professor Marco Diana del Laboratorio di Neuroscienze cognitive ‘G. Minardi’ del Dipartimento di Chimica e Farmacia dell’Università degli Studi di Sassari, in collaborazione con i professori Saturnino Spiga ed Enrico Sanna del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università di Cagliari e la professoressa Carla Cannizzaro dell’Università di Palermo. Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista PNAS.

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