Aeroporto di Alghero, la Regione ceda il suo pacchetto azionario
I Riformatori chiedono che il controllo passi ai privati. Nella Sogeaal vanno coinvolti i Comuni di Alghero, Sassari e Porto Torres. Soluzione obbligata per salvare lo scalo e rilanciare l’economia del territorio
Sassari. Se la Regione non intende continuare nella politica volta a ricapitalizzare la Sogeal deve, senza perdere più un istante, mettere sul mercato il suo pacchetto azionario. Lo chiedono i Riformatori sardi che vedono questa come l’unica strada per salvare lo scalo aeroportuale di Alghero. All’incontro con la stampa di questa mattina, nella sede sassarese, sono intervenuti il coordinatore provinciale Michele Solinas, l’ex consigliere regionale Pietrino Fois, il coordinatore cittadino Giacomo Crovetti e Giancarlo Spirito.
La concessione quarantennale dell’Enac è appesa a un filo: prevede la decadenza automatica del concessionario “in caso di mancato conseguimento, allo scadere del primo quadriennio, dell’equilibrio economico-finanziario della gestione”, come è, recentemente, avvenuto per gli scali di Forlì e Rimini. D’altra parte l’aeroporto di Alghero, non ha ancora presentato l’accordo di programma previsto dall’Enac per l’adeguamento delle tariffe aeroportuali. La revoca dell’affidamento quarantennale alla società di gestione prevede, inizialmente, la gestione diretta da parte dell’Enac e successivamente la predisposizione di una gara internazionale per l’affidamento dello scalo stesso. E in tutta questa fase la Sardegna e i suoi interessi non sarebbero in alcun modo tutelati.
La questione è tutta qui: dopo i 10 milioni di euro messi sul piatto dalla Regione, nel 2010, per ripianare il rosso, con i quali è stata ricapitalizzata la società, non è pensabile che l’amministrazione regionale possa intervenire a più riprese sullo scalo catalano. Il rischio è che con la spending review, la Giunta sia costretta prima o poi a non poter mettere più mano al portafoglio per ripianare i debiti, evitando così la decadenza della concessione.
Attualmente la a compagine societaria di SOGEAAL S.p.a. è composta dalla Regione Autonoma della Sardegna con l’80,20 per cento delle quote, Sfirs (la società finanziaria della Regione) con il 19,80% . L’idea dei Riformatori è che il pubblico si fermi ad una quota minoritaria, cedendo ai privati la maggioranza assoluta. La quota in mano pubblica dovrà essere in parte ceduta ai Comuni di Alghero, Sassari e Porto Torres, in modo tale che le amministrazioni che ruotano attorno all’aeroporto abbiano la possibilità di controllare e incidere sulle scelte strategiche di uno scalo fondamentale per il Nord Sardegna.
Del resto, in tempi non sospetti, era stato proprio l’attuale assessore regionale ai Lavori Pubblici, Paolo Maninchedda, quando era presidente della commissione Bilancio del Consiglio regionale (nel 2010) ad annunciare l’avvio della privatizzazione della Sogeaal. La Regione, aveva spiegato Maninchedda, terrà una percentuale minoritaria sul capitale Sogeaal che sarà quindi detenuto in maggioranza dagli investitori privati. Sulla stessa linea si è mossa anche la Regione. A febbraio 2014, in scadenza di mandato, la Giunta Cappellacci aveva approvato una delibera che si richiamava proprio alle disposizioni assunte nel 2010 dalla commissione Bilancio presieduta da Maninchedda.
Del resto il Collegio Sindacale della SOGEAAL S.p.a., in sede di “Relazione contabile al bilancio al 31 dicembre 2012”, nel condividere integralmente i contenuti della relazione redatta dagli amministratori, evidenzia invece come le “criticità ed incongruità” caratterizzanti l’esercizio sociale siano “riferibili ai condizionamenti che la gestione subisce forzosamente per effetto di decisioni dell’azionariato” e per il superamento delle quali si rende necessario apposito intervento degli azionisti. E gli azionisti non possono non partire dalla piena applicazione dell’art. 1 della legge regionale 13 aprile 2010, n. 10 e pertanto dalla collocazione sul mercato di parte della quota di partecipazione azionaria in capo alla Regione, come deciso dal Consiglio regionale. Alghero è l’unico aeroporto in perdita e su cui la Regione troppe volte è stata costretta a intervenire. Cagliari tra il 2011 e il 2013 ha incrementato gli utili passando da 2.,502 milioni a 3,120. Olbia ha invece subito un calo (passando dai 3,7 milioni del 2011 ai 2,8 del 2013) ma con un saldo positivo, comunque , di due milioni e ottocentomila euro. Insomma, attualmente è solo grazie al continuo intervento regionale se lo scalo di Alghero si è salvato. Per evitare che stretta dalla crisi la Regione getti la spugna e lasci l’aeroporto al suo destino, è necessario intervenire subito. Senza tentennamenti.
La presenza nell’azionariato di Comuni di Alghero , Sassari e Porto Torres, d’altra parte, é necessaria perché siano rappresentate all’interno della società le esigenze di un territorio che viceversa può rischiare di essere marginale nelle scelte di sviluppo messe in essere nella gestione dello scalo.
Analizzando le serie storiche dell’aeroporto di Alghero (Pax totali): 2010 1388.000; 2011 1514.000; 2012 1519.000; 2013 1564.000. Si evidenzia, infatti, quanto, forte sia stata la crescita della mobilità aerea nell’aeroporto catalano e di quanto importante sia la componente del movimento low cost: 2010 781.000; 2011 950.000; 2012 948.000; 2013 976.000.
Inoltre è facile evidenziare come, soprattutto grazie a quest’ultima tipologia di trasporto, sia importante la percentuale dei viaggiatori non residenti: Stagione estiva 75% NR 25% R 85% Turismo 10% Lavoro; Stagione invernale 40% NR 60% R 55% Lavoro 30% Turismo. Per altro, provenienti da svariati paesi europei come Spagna, Inghilterra, Francia, Germania, Irlanda, Norvegia, Belgio. La ricaduta di questa domanda, in gran parte turistica,sul territorio è intuibile dalle destinazioni denunciate dagli stessi passeggeri sbarcati ad Alghero che si distribuiscono sui centri dell’intera provincia di Sassari (il 35 per cento solo ad Alghero).







