A Sorres si riaccende la memoria di “Sa Festa e su Brou”

Tradizione, spiritualità e comunità al centro del convegno nel Monastero di San Pietro

Sorres (Borutta). Si è svolto nei giorni scorsi nell’Aula capitolare del Monastero benedettino di San Pietro di Sorres il convegno “Riscoperta, valorizzazione e prospettive de Sa Festa e su Brou. La Forania di Sorres nell’anno giubilare”, un momento di riflessione condivisa volto a riscoprire una delle più significative tradizioni religiose della Sardegna centrale.

L’incontro, promosso in occasione del Giubileo della Speranza, ha riunito studiosi, rappresentanti del clero, amministratori e fedeli della Forania di Sorres, per mettere a tema il valore storico, spirituale e comunitario di una festa che, un tempo, vedeva le parrocchie riunirsi attorno all’Eucaristia e alla condivisione di un pasto semplice ma simbolico: il brodo di carne (su brou).

Tra i relatori, don Pietro Faedda, vicario foraneo e parroco di Giave e Bonorva, monsignor Giancarlo Zichi, studioso e autore del volume “La diocesi di Sorres”, padre abate Luigi Tiana, guida spirituale del Monastero di Sorres, il professor Stefano Tedde, archivista dell’Arcidiocesi di Sassari, e il professor Mario Pesce dell’Università di Roma Tor Vergata. Presente anche il sindaco di Borutta, Silvano Arru, promotore di numerose iniziative di valorizzazione del patrimonio culturale e religioso locale.

Monsignor Zichi ha sottolineato come “Sa Festa e su Brou” sia un raro esempio di festa capace di coinvolgere l’intera forania, e ha invitato a ripensarla «alla luce della sua carica spirituale e comunitaria, come espressione di una Chiesa che diventa fraternità e comunione. In tempi in cui l’individualismo avanza, la convivialità vissuta è un atto profondamente cristiano».

Il professor Tedde ha approfondito gli aspetti antropologici del rito conviviale, sottolineando come «la condivisione del brodo di carne rappresentasse un momento di uguaglianza sociale, in cui anche i più poveri partecipavano a una mensa comune. Oggi più che mai – ha aggiunto – dobbiamo recuperare occasioni autentiche di comunità».

Padre abate Tiana ha evidenziato la centralità del territorio: «Sorres custodisce un’eredità spirituale profonda. Sa Festa e su Brou è una radice santa che unisce la dimensione liturgica e quella quotidiana della vita cristiana. Riscoprirla significa rafforzare legami e ritrovare la bellezza del camminare insieme».

A ribadire l’importanza del Monastero come fulcro del territorio è stato il sindaco Silvano Arru. «Abbiamo investito nella sua tutela perché lo consideriamo un faro spirituale per la Sardegna. Ma soprattutto – ha dichiarato – lavoriamo per fare in modo che le piccole comunità della Forania possano proseguire unite, sui passi della speranza».

Dal convegno è emersa la volontà condivisa di non relegare questa festa alla sola memoria, ma di restituirle una nuova attualità, inserendola nel vissuto liturgico e sociale delle comunità locali.

Un segnale forte, in un tempo che ha bisogno di esperienze di comunione autentica. “Sa Festa e su Brou” diventa così simbolo di ciò che ancora oggi può unire fede, cultura e comunità.

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