Anche a Sassari è ritornata la Festa della Liberazione

Dopo due anni di quasi stop per il coronavirus il cortile di Palazzo Ducale ha ospitato la tradizionale cerimonia. Campus: «Fermare il male con le armi, se necessario»

Sassari. Un 25 aprile ritornato alla tradizione, con la partecipazione del pubblico e i discorsi delle autorità, quest’anno segnati dalla nuova emergenza delle ultime settimane, quella della guerra in Ucraina avviata con l’aggressione da parte della Russia lo scorso 24 febbraio. Nel 2020 e nel 2021 la cerimonia si era svolta in entrambi i casi in forma fortemente ridotta e senza la partecipazione dei cittadini. Stavolta, cadute le restrizioni (a parte l’obbligo della mascherina ancora in vigore), tutto è ritornato alle celebrazioni che abbiamo conosciuto nel corso dei decenni. Il cortile di Palazzo Ducale ha così accolto i cittadini che hanno partecipato all’evento istituzionale.

Thomas Arras

Dopo l’Inno nazionale, è intervenuta la prefetta di Sassari, Paola Dessì, che ha ribadito la grande importanza della Festa della Liberazione, momento fondativo della Repubblica. Ha poi preso la parola il presidente della sezione di Sassari dell’associazione nazionale Partigiani d’Italia, Thomas Arras. «La dittatura fascista ha privato per venti anni il nostro paese della libertà – ha esordito Arras –. Lo si deve al sacrificio di uomini e donne che combatterono e sconfissero il nazifascismo se oggi siamo liberi. Eppure, seppure in forma diversa, può sempre ritornare. È compito delle istituzioni, della scuola, della cittadinanza vigilare costantemente e creare gli anticorpi nella società per prevenire che il fascismo. Ogni conquista non è per sempre. Resistere è un dovere, soprattutto per noi giovani che viviamo in un mondo sempre più complesso e nel quale la libertà e la pace possono essere messe in discussione in ogni momento. Ogni giorno vediamo infatti cosa sta accadendo in Ucraina, uno stato sovrano invaso da un’altra nazione, creando morte e distruzione nel cuore d’Europa e dove la popolazione resiste. È già una sconfitta per tutti».

Nanni Campus

«La mia generazione – ha detto subito dopo il sindaco Nanni Campus – è nata dopo la guerra e ha creduto se non in un mondo, in un’Europa guarita dal male della sopraffazione, dell’aggressione, delle invasioni, della follia di pochi che determinano il destino di tutti. Ebbene, l’invasione armata dell’Ucraina da parte della Russia ci ha purtroppo risvegliato da questo sogno. Ci ha drammaticamente ricordato che il Male assoluto è sempre presente e che abbiamo una sola barriera per fermarlo: coltivare, difendere, far prevalere, anche con le armi se necessario, quei valori che la nostra festa di oggi vuole celebrare»

La libertà, l’uguaglianza, il rispetto reciproco, la solidarietà: tutti doni lasciati alle generazioni successive al termine della guerra. «Apparivano fino ad oggi scontati, ora sappiamo che scontati non sono ma che vanno difesi – ha proseguito Campus –. Che il Male è in agguato nella mente e nella volontà di governanti, di gruppi di potere, è ancora purtroppo diffuso anche nei popoli, tanto, da essere giustificato perfino dalla loro religione, non certo dal loro Dio, ma da chi pretende di parlare in nome di quel Dio. Ebbene oggi anche noi qui vogliamo ribadire che l’antidoto alla guerra, all’odio, alla sopraffazione sono la tolleranza, l’unione di sentimenti, l’unità e l’armonia dei principi e dei valori, che devono essere di tutti. Nel difendere i valori assoluti non possono esserci barriere ideologiche, nel coltivare i principi ideali non possono esserci divisioni o distinzioni. Questo è e deve essere lo spirito di una festa nazionale, una festa di popolo che celebra la liberazione di 77 anni fa, ma soprattutto, che concorre a rinsaldare in tutti noi il dovere di difendere sempre e ovunque la libertà e la democrazia. Libertà e democrazia che tanti, con il loro sacrificio, ci hanno donato allora; e vogliamo farlo nel ricordo anche del sacrificio dei tanti, che, in questi 77 anni, ci hanno consentito di mantenerle vive fino a noi, e di quanti oggi purtroppo si stanno sacrificando in Ucraina per difendere la loro terra assediata, in nome di una comune civiltà», ha concluso il primo cittadino sassarese.

La cerimonia si è chiusa con la deposizione delle corone d’alloro, in onore ai caduti, alla lapide dedicata al 25 Aprile collocata nel cortile di Palazzo Ducale. A fianco al Tricolore è stata esposta anche la bandiera ucraina, in segno di solidarietà con quel popolo martoriato e con la sua eroica resistenza. Il drappo blu e giallo è stato esposto nel balcone centrale negli spazi dedicati alla cerimonia.

Prima della tradizionale cerimonia un partecipato corteo era partito dall’Emiciclo diretto a Palazzo Ducale. Erano inoltre presenti le autorità militari e le associazioni combattentistiche e d’arma. In piazza del Comune è stato infine esposto uno striscione del Fronte dei Giovani Comunisti: Partigiani della pace, fuori l’Italia dalla guerra imperialista.

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