Niente drammi per la sconfitta di Venezia, la Dinamo deve crescere

Pusica e Kruslin al momento non danno garanzie di continuità, mentre Tillman fa grande fatica in difesa. Poz troppo nervoso. Il punto di Aldo Gallizzi

Gianmarco Pozzecco

Chiariamo subito il concetto. Venezia in questo momento è più forte, rodata, lunga e talentuosa della Dinamo, perciò ogni altra considerazione va fatta prendendone atto e partendo da questo presupposto. La sconfitta maturata al Taliercio di Mestre è stata meritata al di là dei soli sette punti di scarto finali e al di là del meno tre indicato dal tabellone ad una manciata di secondi dal suono della sirena, nel momento in cui i padroni di casa, che un attimo prima avevano un vantaggio in doppia cifra, già pensavano a cosa ordinare per cena nell’ultima serata in cui avrebbero trovato i ristoranti aperti dopo le 18.

Partiamo dalle cose positive, riassumendole in identità di squadra ancora una volta in evidenza e voglia di non mollare mai nonostante le difficoltà create dalla forza dell’avversaria. Parlando dei singoli, nessun dubbio nell’indicare in Bendzius il dilemma irrisolto della difesa della Reyer. Il lituano è stato una spina nel fianco, sciorinando una vasta gamma di soluzioni offensive, che hanno letteralmente mandato in tilt i piani di De Raffaele. La grande prova offensiva di Bendzius ha permesso alla Dinamo di rimanere sempre in scia a Venezia, che tuttavia a parte un paio di circostanze, ha sempre condotto le danze e tenuto in mano l’inerzia del match. Passando alle note dolenti non c’è dubbio che sotto accusa ci sia la difesa, perché al di là dell’indiscusso talento degli avversari (che sino a ieri segnavano comunque poco più di 70 punti di media), diventa molto difficile vincere quando si subiscono 31 punti nel solo primo quarto e 99 al suono della sirena. Burnell, generoso ed esempio di impegno e abnegazione, ha sofferto da matti sia contro Bramos, che contro Tonut. A onor del vero Bramos ha tirato fuori una prestazione balistica di livello assoluto e probabilmente nessuno o quasi sarebbe stato in grado di contenerlo, mentre Tonut è andato via come e quando ha voluto in uno contro uno. Peggio di Burnell ha fatto però Tillman, talentuoso ed elegante in attacco, quanto leggero e inadeguato in difesa. Il lungo di Detroit ha manifestato enormi difficoltà nel reggere il contatto fisico con gli avversari e scarsa cattiveria agonistica. Fotu e compagni lo hanno scherzato sistematicamente. È chiaro che da questo punto di vista l’americano dovrà cambiare marcia, portando quella dose di atletismo e soprattutto intimidazione che da lui ci si aspettano.

In generale, con qualche giocatore in difficoltà nell’uno contro uno, avrebbe dovuto funzionare meglio tutto il sistema difensivo, legato a raddoppi e aiuti, cosa questa che si è vista a sprazzi. Nel reparto esterni invece, nelle giornate in cui Marco Spissu, ormai sorvegliato speciale delle difese avversarie trova meno sbocchi, sia Pusica che Kruslin tardano a dare garanzie sotto l’aspetto della continuità, proseguendo nei loro up and down che fanno rimpiangere ancora di più il perdurare dell’assenza di Gentile.

Infine una considerazione su coach Pozzecco, ancora una volta troppo “carico” e ancora una volta espulso per proteste. La sensazione è che abbia perso quella tranquillità che aveva forzatamente acquisito nel suo primo periodo a Sassari, quando dietro “suggerimento” del presidente Stefano Sardara, si era sforzato di limare l’istintività e la platealità che lo caratterizzano da sempre e che comprensibilmente gli arbitri faticano a tollerare. Un nervosismo che, visto dall’esterno e basandosi su ciò che la sua squadra sta mostrando sul campo, onestamente dà l’impressione di essere se non immotivato, quantomeno eccessivo. Alla lunga il rischio è quello di trasmettere ansia a chi scende in campo, oltre che creare tensioni interne generali. Dopo tutto la Dinamo, nonostante sia un cantiere aperto è terza in classifica e gli elogi da parte di tutti superano di gran lunga le critiche.

Aldo Gallizzi

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