Dinamo, così non va: questa volta il bicchiere non può essere mezzo pieno
Brutto passo indietro dei ragazzi del Poz, battuti a domicilio da una squadra aggressiva ma non trascendentale. Il punto di Aldo Gallizzi

Se dopo la sofferta vittoria di Pesaro la nostra analisi era andata a mettere in evidenza più che altro la parte mezzo piena del bicchiere, all’indomani dell’inaspettata battuta d’arresto interna contro Trieste, ormai consacrata come bestia nera degli ultimi tempi, non sarebbe giusto e tanto meno costruttivo far finta di niente e non sottolineare ciò che non va o che perlomeno, non è andato nella circostanza. Il primo a farlo è stato proprio l’allenatore biancoblù che si è assunto immediatamente le responsabilità della pallacanestro senza senso giocata dalla sua squadra. Senza senso, ha detto proprio così il coach e ci troviamo completamente d’accordo. Una squadra costruita per dare sette volte su dieci la palla dentro al pivot migliore del campionato nelle giocate in post basso, non può pensare di caricare il fucile e sparare solo triple, molte delle quali senza ritmo. Scarsa fiducia nei lunghi, pigrizia, sofferenza delle difese avversarie sporche e aggressive o troppa autostima nelle proprie capacità balistiche? Probabilmente un po’ di tutto questo, ma spetterà allo staff tecnico individuare le ragioni e porvi rimedio al più presto. Sì, perché questa Dinamo è stata assemblata e costruita per avere una precisa identità tattica che non si basa certo su talento individuale e fantasia. Un’identità tattica definita che, se rispettata fa di questo gruppo una squadra forte e difficile da affrontare per chiunque, in caso contrario, come è successo ieri al PalaSerradimigni gli schiaffi potranno arrivare da ogni latitudine.
Parliamoci chiaro, Trieste non ha certo rubato nulla e ha meritato di vincere giocando il suo basket, ma con tutto il rispetto, non può essere definita una squadra allestita per veleggiare nei quartieri alti della classifica, come invece dovrebbe essere la Dinamo. Dovrebbe sì, perché poi alla fine sarà il campo a delineare i valori e, come dice qualcuno in tv, a confermare o a ribaltare le previsioni o le griglie di partenza stilate a fine estate. Senza voler essere catastrofisti, non è proprio il caso dopo due turni di campionato, bisogna comunque cogliere al volo certi segnali ed entrare a gamba tesa, cercando di chiarire o ribadire certi concetti che evidentemente ancora non sono stati completamente assimilati dal gruppo. La Dinamo che non gioca la sua pallacanestro è una Dinamo vulnerabile, che non può avere ambizioni perche evidenzia le sue criticità, soprattutto in termini di atletismo e di talento individuale, cosa questa mascherabile tenendo fede ai temi tattici sui quali si lavora in settimana. Il rientro nei ranghi di Justin Tillman potrà presumibilmente colmare in parte queste lacune, almeno sotto canestro, mentre sugli esterni la sensazione (ma questa è stata un scelta precisa) è che comunque al di là di tutto tra Spissu, Pusica e Kruslin manchi comunque il giocatore imprevedibile e di talento in grado di tagliare in due la difesa, battere l’avversario in uno contro uno e arrivare sino al ferro o portare a casa un fallo (opzione importante specie nei finali punto a punto) e in difesa di contenere le partenze in palleggio dei play/guardia avversari esplosivi. Lo scorso anno quel tipo di giocatore, almeno inizialmente era Curtis Jerrels (soprattutto in attacco), che spesso ha tolto le castagne dal fuoco quando scottavano per le mani di tutti gli altri. È finita come sappiamo, con il taglio dell’americano a beneficio di un giocatore da sistema come Smith. Il Covid ha fatto il resto, bloccando la stagione sul più bello e lasciando in sospeso le risposte e il giudizio sulla bontà o meno della scelta. Risposte che in qualche maniera arriveranno quest’anno, con interpreti diversi ma con la medesima idea tattica che aveva portato a quel cambio in corsa, che a molti era andato di traverso.
Aldo Gallizzi






