“Fozzia lesthra Zia Ciccitta” e la Sassari di una volta
Tante risate sabato scorso per la commedia di Giovanni Enna rappresentata dalla Compagnia Paco Mustela al Teatro Ferroviario
Sassari. Si ride, si ride tanto per “Fozzia lesthra Zia Ciccitta”, una delle commedie più note di Giovanni Enna. Ma sono risate che trascinano pensieri e riflessioni sulla condizione umana – e sulla cattiveria, l’attrazione per il denaro e la rivalsa verso i familiari (sempre valido quel detto “parenti serpenti”) in particolare – e su una Sassari, ricca di solidarietà e di rapporti di amicizia, che oggi non c’è più. Una città più semplice, che pensava al quotidiano. Perché “Fozzia lesthra Zia Ciccitta” è uno spaccato di quella Sassari. Sabato scorso, con un doppio spettacolo alle 18 e poi alle 21, la Compagnia Paco Mustela, diretta dal regista Pierangelo Sanna, ha riproposto al Teatro Ferroviario il classico di Giovanni Enna scritto in lingua sassarese alla fine degli anni ’70 e pubblicato nel 1980 insieme ad altri sei titoli dello stesso autore.
Sassari, primi anni ’40. Ciccitta e Agnazio insieme alla figlia Peppina, che si arrangia anche come domestica presso famiglie in città, gestiscono un “vindioru” (una rivendita di vino con annesso spazio per la consumazione) al centro storico. I magri guadagni permettono appena una vita dignitosa. L’usuraio ‘Gno Mario ha però messo gli occhi sullo stabile in cui si trova la locanda, la cui area acquisterebbe valore con il nuovo piano regolatore. Una speculazione in piena regola, per avviare la quale il vecchio manigoldo è coadiuvato da Doloretta, vedova senza scrupoli del fratello di Ciccitta (è anzi vedova due volte, avendo perso anche il primo marito). Il piano viene sventato dall’avvocato Marracciu, che lasciato l’alcool (causato dalla disperazione per la separazione dalla moglie) recupera la sua dignità e aiuta Ciccitta e Agnaziu.
Una storia a lieto fine, ben recitata e apprezzata dal pubblico, che ha tributato un grande applauso al termine dello spettacolo, interrotto più volte dalle risate. Particolarmente apprezzata la protagonista Chiara Ara, una Zia Ciccitta sassarese doc, e ottimo il debutto come attore di Leonardo Marras, nella parte del coprotagonista Agnaziu, marito un po’ ingenuo e “amico” del vino. Convincenti e ben calati nei personaggi Alessandra Sanna la “cattiva” Doloretta, Paolo Pintore l’Avvocato Marracciu e Paolo Salaris il vecchio usuraio ‘Gno Mario. Bene anche i due facchini della “carovana” Tullietto e Nineddu Fabio Masala e Andrea Vuolo (con il loro intercalare “compa’”), Monia Mancusa nella parte della giovane Peppina figlia di Ciccitta e Agnaziu e la Guardia Municipale Signor Giosuè, interpretato da Salvatore Delogu. Salvatore Pinna era il barbiere Peppino Masia, per un breve cameo inserito nella storia dal regista Pierangelo Sanna. Le scenografie erano di Monia Mancusa, che ha curato anche il trucco, i costumi di Anouska Montis e le luci di Tony Grandi. La direzione di scena era di Monica Anelli.
Lo spettacolo si è chiuso con un commovente ricordo dell’attrice sassarese Teresa Bottioni, protagonista in passato proprio di “Fozzia lesthra Zia Ciccitta”.








