Stasera nella Sala Sassu il pianoforte di Simone Ivaldi

Eseguirà composizioni di Schumann, Clementi e Scriabin. Prosegue la stagione concertistica del Conservatorio “Canepa” di Sassari

 

 

SIvaldi
Simone Ivaldi

Sassari. Dopo l’apprezzatissimo concerto di Pasqua, il Conservatorio “Canepa” torna ad offrire un’altra serata all’insegna della grande musica. Questa volta sarà il tocco pianistico di Simone Ivaldi a ricoprire il ruolo di protagonista nel prossimo appuntamento con la stagione concertistica si svolgerà oggi 24 marzo alle ore 19 presso la Sala Sassu.

Simone Ivaldi ha terminato da poco il suo percorso formativo presso il Conservatorio sassarese ma è già lanciato verso una brillante carriera grazie ad un talento indiscutibile. Ne fanno fede i numerosi riconoscimenti ricevuti in campo pianistico tra i quali: 1° premio a Sestriere nel 2007, 1° premio assoluto al concorso di Macomer nel 2011, 1° premio al concorso “Andrea Baldi” di Bologna, 1° premio al concorso “Ridolfi” in Versilia nel 2015 e 1° premio assoluto al concorso “Giangrandi – Eggman” di Cagliari. Ha partecipato a masterclass tenute dai pianisti Benedetto Lupo, Olaf Laneri, Enrico Pace, Maurizio Baglini, Andrea Lucchesini e Fabio Bidini. A quindici anni ha tenuto il suo primo recital suonando per l’Ente Musicale di Ozieri presso la Chiesa di San Francesco; in seguito ha suonato per importanti istituzioni e in numerose città: Mantova, sala del Conservatorio; Sassari, Sala Sassu per “I Concerti del Conservatorio”; Nuoro, Teatro Eliseo; Milano, presso lo Showroom Fazioli per il ciclo di concerti “Incontriamoci da Fazioli” e all’Università Bocconi per la stagione “Kawai in concerto”; in Argentina, presso il Conservatorio di Neuquén in Patagonia e a Concepciòn del Uruguay per l’associazione Amici della Musica; a Lancaster (Stati Uniti), nell’ambito del “Lancaster International Piano Festival”.

Il programma che Simone Ivaldi propone nel corso della serata annovera brani di sicuro interesse e spessore artistico a cominciare dai 22 cammei in cui si articola Carnaval op. 9 di Robert Schumann. Scritte tra il 1834 ed il 1835, queste pagine sono costruite lungo un fil rouge di quattro note presenti in ognuna delle scene evocative declinate dalla musica del compositore tedesco. In pratica le note di riferimento sono tratte dalla denominazione letterale con la quale è possibile indicare il nome dei suoni in area germanica succedendosi in queste due serie: La, Mi bemolle, Do, Si (in tedesco A-S-C-H) e La bemolle, Do, Si (in tedesco As-C-H). Entrambe le serie musicali corrispondono al nome tedesco della città di Asch (l’odierna Aš ceca), dove nacque la fidanzata di allora di Schumann, Ernestine von Fricken, alla quale è anche dedicato il quattordicesimo movimento del Carnaval. Queste lettere ricorrono anche nel nome del compositore stesso: Schumann. Nel complesso il brano vuole evocare una festa di carnevale in cui sono citate molte maschere della commedia dell’arte. Dietro questo spirito festoso in Carnaval si celano, però, notevoli difficoltà tecniche e interpretative tanto da renderlo un arduo banco di prova per il pianista che deve affrontare difficili passaggi accordali, complessità ritmiche e ricca ampiezza dinamica.

Tutte queste sono capacità che si preparano attraverso una lunga disciplina di formazione che passa attraverso lo studio di autori di riferimento quali Muzio Clementi (1752-1832), il compositore di origine italiana (ma poi stabilitosi in Inghilterra) che ogni pianista di formazione classica deve affrontare nel suo cammino. Clementi, protagonista assoluto della storia del pianoforte, con la sua attività d’insegnante, di costruttore e commerciante di pianoforti, di editore, di concertista e di compositore, è intervenuto in ogni fase del ciclo della produzione e diffusione della musica pianistica, proprio negli anni in cui il pianoforte stava affermandosi come lo strumento principe nelle case private e nelle sale da concerto; è universalmente conosciuto per il suo Gradus ad Parnassum (monumentale raccolta di studi per pianoforte in cui il compositore riesce a fondere con maestria la bellezza di ogni pagina con una tecnica decisamente innovativa per l’epoca) ma sono meno praticate le pagine più prettamente concertistiche. Questo è dovuto anche al fatto che Clementi scriveva musiche di livello molto disuguale e pubblicava qualsiasi cosa scrivesse, cosa che lo espose anche a qualche critica sarcastica da qualche musicista più estroso come nel caso di Erik Satie. Non si può negare che anche nei lavori più impegnati, Clementi accostava spesso pagine di grande valore ad altre di puro mestiere: è quanto si riscontra in gran parte della sua produzione sonatistica, ma tra le composizioni che sfuggono a questo limite c’è senz’altro la Sonata in si minore, la seconda dell’op. 40, pubblicata nel 1802 a Londra dalla casa editrice dello stesso Clementi e che Simone Ivaldi proporrà nel prosieguo del suo concerto. Si tratta di un brano di grande respiro (15 minuti ca.) in due ampi movimenti Allegro in forma-sonata, ognuno preceduto da un’introduzione lenta e si caratterizza per una scrittura piuttosto ardita nella ricerca di nuove soluzioni formali.

Chiuderà la serata la Piano Sonata n. 5 op. 53 di Scriabin che il celebre pianista Sviatoslav Richter ebbe modo di definire il brano più difficile del repertorio pianistico insieme al Mephisto Waltz di Liszt. È lo stesso compositore russo che in una lettera ci introduce a questo lavoro scritto nel 1907: «Oggi ho quasi finito la mia quinta Sonata. Si tratta di una grande poesia per pianoforte e credo che sia la migliore composizione che abbia mai scritto. Non so in virtù di quale miracolo son riuscito a fare questo»… 12 minuti di profluvio di musica visionaria e affascinante.

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