Da Palazzo Ducale sì unanime all’introduzione del reato di tortura

Presentato e discusso un ordine del giorno promosso da Amnesty International per chiedere al Parlamento che sia colmata al più presto la lacuna nel codice penale

 

 

StopTorturaSassari. Palazzo Ducale dice sì all’introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura e lo fa con l’approvazione all’unanimità di un ordine del giorno presentato direttamente dalla VII Commissione consiliare permanente. Il testo riprende la mozione promossa da Amnesty International per chiedere al Parlamento di introdurre al più presto il reato nel codice penale del nostro Paese. Il dispositivo impegna «il sindaco e la Giunta a fare pervenire al Parlamento l’auspicio di questo Consiglio a considerare la questione dell’introduzione di un reato specifico di tortura nell’ordinamento italiano come una questione della massima urgenza, a completare entro tempi ragionevoli la relativa discussione su un tema ormai maturo per una decisione e a porre fine, approvando una legge, a una situazione che, oltre a mettere il nostro paese in profondo imbarazzo sul piano internazionale, comporta la conseguenza inaccettabile della mancata punizione, con pene adeguate alla gravità dei fatti, di coloro che si rendono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani».

«In Consiglio comunale ho assistito ad una discussione di altissimo livello e ad una manifestazione di grande civiltà. Ringrazio tutte le forze politiche presenti in aula, il presidente del Consiglio comunale ed il sindaco», è il commento del presidente della delegazione sassarese di Amnesty International Attilio Pinna, presente martedì alla seduta dell’Assemblea Civica. «Mi auguro che nel solco tracciato dalla municipalità sassarese seguano altri consigli comunali in Sardegna. Voglio dedicare questo risultato a tutte le vittime della violenza, dei soprusi e dell’ingiustizia».

CarlaFundoni
Carla Fundoni

«Credo che portare argomenti di questo tipo all’interno di un Comune sia una scelta importante, perché iniziative come questa confermanto che “dal basso”, ovvero dagli enti locali e dalla società devono venire le spinte per portare i nostri legislatori finalmente a fare il passo che ci aspettiamo da tempo, dopo le reiterate tirate d’orecchio che riceviamo dall’Unione Europea per le nostre inadempienze», ha commentato nel corso del dibattito la presidente del Consiglio comunale Esmeralda Ughi. Come ha ricordato nel suo intervento la presidente della V Commissione consiliare (Cultura e Servizi Sociali) Carla Fundoni (Pd) «a 26 anni dalla ratifica della Convenzione Onu contro la tortura, l’Italia trascina da cinque legislature l’approvazione di un testo che introduca il reato di tortura nel nostro codice penale. Siamo di fatto un paese che viola gli accordi internazionali. “Ciò che è accaduto attiene a una pagina nera nella storia del nostro Paese. E se vogliamo affrontare quella pagina nera, la prima cosa da fare è introdurre subito il reato di tortura”, così Matteo Renzi dopo la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo per i fatti della Diaz. Detto fatto: due giorni dopo la condanna, sulla scia dello strazio e dello sdegno di tutti, la Camera dei Deputati licenziava il testo che poteva finalmente avviarsi al Senato per l’approvazione definitiva. Da allora, però, sembra calato il sipario, il silenzio e forse pure l’impegno concreto, nonostante scontiamo un ritardo già di trent’anni, tra omissioni e negligenze, rispetto alla Convenzione delle Nazioni Unite del 1984, sottoscritta dall’Italia quattro anni dopo». La Relazione sullo stato di esecuzione delle pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo nei confronti dello Stato italiano e dal report riporta che contro l’Italia sono stati presentati ben 10.100 ricorsi, che porta il nostro Paese al secondo posto dietro l’Ucraina (13.650) e incredibilmente davanti a a Stati come la Russia (10.000) e la Turchia (9.500). «Parliamo di casi in cui è emerso un uso sproporzionato della forza da parte delle forze dell’ordine nei confronti di persone sottoposte a restrizione e mancanza di indagine effettiva», ha detto ancora la presidente Fundoni. Sono situazioni di cui anche i media hanno spesso parlato. Dal caso Saba nel 2000 nel carcere di Sassari al G8 di Genova (alla scuola Diaz, nel 2001, si registrò tortura “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”); e poi Federico Aldrovandi nel 2005, Giuseppe Uva nel 2008, Stefano Cucchi nel 2009 e altri casi. ConsCom27ottobre1«Una legge sul reato di tortura tutela anche chi ha in carico la responsabilità su una vita e rafforza il suo ruolo e la sua integrità, distinguendo i comportamenti legali da quelli illegali. Continuare con questo vulnus offende poliziotti, carabinieri, medici e chiunque debba tutelare persone private di un diritto fondamentale a prescindere da quale esso sia», ha concluso Carla Fundoni.

Al dibattito sono intervenuti anche Lalla Careddu (Città Futura), Maurilio Murru (M5S), Marco Manca (Sel), Giampaolo Manunta (La Base), che ha ricordato che occorre intervenire soprattutto sulle coscienze, e Franco Era (Centro Democratico).

NicolaSanna10nov
Nicola Sanna

«Dobbiamo affrontare il tema senza timore di risultare in difetto rispetto invece a chi deve tutelarci, garantendo la nostra sicurezza. Le Forze dell’ordine non possono permettersi di usare mezzi illegali. Occorre evidenziare casi perseguibili e ci sono episodi specifici e circostanziati, forse casi che hanno lasciato intendere che fosse possibile una sorta di licenza. L’impegno che il Consiglio comunale si assume con questo ordine del giorno vuole essere un contributo affinché l’Italia affronti questo iter una volta per tutte perché ne va della civiltà del nostro Paese», ha detto in conclusione il sindaco Nicola Sanna.

Di seguito il testo dell’ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale.

 

ORDINE DEL GIORNO volto all’introduzione di un reato specifico di tortura nell’ordinamento italiano

PREMESSO
che il 10 dicembre 1984 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato e aperto alla firma e alla ratifica degli Stati la Convenzione contro la tortura e gli altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti,
che il 12 gennaio 1989, ormai oltre venticinque anni fa, l’Italia ha depositato il proprio strumento di ratifica di tale Convenzione, previa approvazione da parte del Parlamento della Legge n.498 del 3 novembre 1988, di “ratifica ed esecuzione”, e così facendo si è impegnata a rispettare gli obblighi internazionali in essa previsti,
che l’art.4 della Convenzione contro la tortura e gli altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti prevede, al primo comma, che” Ogni Stato parte assicura che tutti gli atti di tortura costituiscano reati ai sensi della sua legge penale” e, al secondo comma, che “Ogni Stato parte punisce questi reati con pene appropriate che tengano conto della loro gravità”,
che diversi organi di controllo del rispetto dei diritti umani del sistema delle Nazioni Unite (dal Comitato dei diritti umani al Comitato contro la tortura fino al Comitato dei diritti del fanciullo)hanno ripetutamente invitato il nostro paese a introdurre nel codice penale uno specifico reato di tortura in vista del pieno adempimento di tali obblighi, ultimo il Consiglio Diritti umani in occasione della seconda Revisione Periodica Universale (UPR) dell’Italia, reiterando le raccomandazioni del primo ciclo,
che analogo invito è pervenuto da organi del Consiglio di Europa quali il Comitato Europeo per la prevenzione della tortura,
che i Governi italiani succedutisi negli ultimi due decenni, allo scopo di rassicurare la comunità internazionale, hanno riferito dei progressi compiuti in Parlamento in vista della tempestiva introduzione di un reato specifico di tortura nel nostro ordinamento giuridico ma che tali rassicurazioni, tuttavia, visto il trascorrere del tempo, non sono ormai idonee a produrre gli effetti desiderati,
che numerose organizzazione della società civile, tra cui Amnesty International, chiedono da tempo e con insistenza all’Italia di onorare l’impegno internazionalmente assunto di introdurre un reato specifico di tortura nel proprio ordinamento;
che l’Italia è parte della Convenzione europea dei diritti umani e delle libertà fondamentali del 1950 la quale riconosce, all’art.3, il diritto inderogabile a non subire torture o altri trattamento o punizioni inumani o degradanti, e che tale norma, secondo la giurisprudenza consolidata dalla Corte di Strasburgo, implica l’obbligo, ogni volta che si sia in presenza di segnalazioni di tortura, di svolgere indagini idonee a consentire l’individuazione dei responsabili, la riparazione dei danni e la punizione adeguata dei colpevoli,
che, con sentenza nel caso Cestaro contro Italia del 7 aprile 2015, la Corte europea dei diritti umani ha accertato una violazione dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani, da parte del nostro paese a causa delle torture inflitte nel 2001 nell’ambito dell’irruzione avvenuta nella scuola Diaz in occasione del G8 di Genova e, altresì, a causa della violazione “strutturale, consistente nell’inadeguatezza del nostro sistema penale a consentire l’adeguata punizione dei colpevoli di quelle torture,
che diverse sentenze interne (di primo grado, d’appello e della Corte di Cassazione), relative anche a episodi diversi da quelli avvenuti nel contesto delle ed “fatti di Genova” del 2001, attribuiscono espressamente all’assenza di un reato specifico di tortura l’impossibilità di sanzionareadeguatamente episodi descritti dagli stessi giudici come “tortura” (ma non qualificati come tali per mancanza di una fattispecie di riferimento),
che l’assenza di una fattispecie specifica di tortura ha determinato altresì il rigetto di richieste di estradizione da parte di altri Stati e di conseguenza l’impossibilità per l’Italia di collaborare all’accertamento e alla punizione di “delitti di lesa umanità” commessi nel contesto di regimi dittatoriali del recente passato,
che il Parlamento italiano discute svariate proposte di introdurre un reato specifico di tortura da almeno cinque legislature, senza mai riuscire a completare il relativo iter e ad approvare definitivamente un testo di legge,
che nel corso di questa legislatura il tema è stato discusso dal Senato, quindi dalla Camera, ed è ora di nuovo in discussione in Senato e che vi è nondimeno una giustificata preoccupazione che neppure questa volta si riesca a giungere ad approvare l’introduzione di un reato specifico di tortura entro la fine della legislatura,

CONSIDERATO
che il Comune di SASSARI condanna ogni forma di tortura in quanto grave violazione dei diritti umani internazionalmente riconosciuti,

INVITA
il Sindaco e la Giunta a fare pervenire al Parlamento l’auspicio di questo Consiglio a considerare la questione dell’introduzione di un reato specifico di tortura nell’ordinamento italiano come una questione della massima urgenza, a completare entro tempi ragionevoli la relativa discussione su un tema ormai maturo per una decisione e a porre fine, approvando una legge, a una situazione che, oltre a mettere il nostro paese in profondo imbarazzo sul piano internazionale, comporta la conseguenza inaccettabile della mancata punizione, con pene adeguate alla gravità dei fatti, di coloro che si rendono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio