Zoning per la prostituzione
Il Consiglio comunale di Sassari discuterà l’idea, già avanzata in Parlamento, di una regolamentazione fiscale e previdenziale
Sassari. Superare la Legge Merlin, che nel 1958 dispose la chiusura delle case di prostituzione prevedendo anche pene per gli sfruttatori. Sarebbe questo l’effetto immediato dell’approvazione in Parlamento di una proposta di legge, che vede come prima firmataria Maria Spilabotte del Pd e sostenuta da esponenti di diversi gruppi politici. Ma le conseguenze, se il settore potrà godere di una differente regolamentazione, saranno anche, se non soprattutto, economiche. Secondo i dati più recenti il giro di affari stimato della prostituzione in Italia si attesterebbe sui 5 miliardi di euro. In caso di regolamentazione della prostituzione, considerando il recupero di base imponibile (imposta sul reddito delle persone fisiche) unito alla nuova contribuzione assistenziale e previdenziale (Istituto nazionale della previdenza sociale o altre casse previdenziali), si potrebbe trasformare in introiti per lo Stato una percentuale vicina al 40 per cento del complessivo giro di affari che muove la prostituzione. Un contributo vicino quindi ai 2 miliardi di euro annui, irrimediabilmente sottratti alle organizzazioni criminali. Inoltre la regolamentazione del fenomeno della prostituzione soddisferebbe tre esigenze: i diritti di quei cittadini che non vogliono avere prostituzione e degrado sotto casa, contrasterebbe la tratta e tutelerebbe chi è costretto a prostituirsi dai cartelli malavitosi, riconoscerebbe la professione in autogestione e autodeterminazione.
Di questo argomento si discuterà presto anche in Consiglio comunale a Sassari. A Palazzo Ducale è stato infatti protocollato nei giorni scorsi un ordine del giorno, che vede come primi firmatari Lello Panu e Carla Fundoni del Pd. Che c’entra però il Comune? Tra le misure che verranno discusse in Parlamento c’è infatti quella di dare «più poteri ai sindaci nel governo del fenomeno, aprendo all’opzione dello zoning (creazione di aree in cui la prostituzione su strada venga regolamentata e consentita), il riconoscimento dei diritti e dei doveri dei sex workers, chiedendo un contributo fiscale, ma assicurando in cambio diritti previdenziali». Se la legge venisse approvata è chiaro che per la società italiana sarebbe un cambiamento non di poco conto. «La prostituzione – spiega l’ordine del giorno – sarebbe considerata come un lavoro, cioè un fatto sociale pienamente accettato, ma necessariamente soggetto a regole, divieti, facoltà, poteri, obblighi e diritti per consentire che la prostituzione possa essere esercitata nel rispetto dei sentimenti di decoro e dell’emotività dei soggetti anche contrari nonché dei minori». Il nucleo del provvedimento sarebbe quindi «l’individuazione di aree dedicate ove tale attività possa venire esercitata: aree private, pubbliche o aperte al pubblico. Si vorrebbe lasciare la possibilità alle persone che si vogliano dedicare all’attività di prostituzione di esercitare in luoghi privati, anche in forma associata, eliminando i divieti della legge Merlin, ovvero di offrire i propri servizi in aree pubbliche ben definite, controllate e sufficientemente distanti da scuole, luoghi di culto e, in generale, da quella parte della popolazione che vive con intolleranza la presenza dell’attività di prostituzione in luoghi spesso troppo affollati o frequentati da minori».
Con l’ordine del giorno «si chiede ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati di garantire al disegno di legge in questione un esame quanto più rapido». Il testo sarà trasmesso anche a Palazzo Chigi, ai vertici della Regione e dell’Anci e al Cal.







