Migranti a Palmadula, serve più equilibrio
La segnalazione di Enrico Sini (Sassari è) al sindaco Nicola Sanna. «La popolazione è cresciuta del 25 per cento circa. Come se a Sassari città ne arrivassero 25 mila in una notte»
Sassari. «Da 15 giorni gli abitanti della borgata di Palmadula – e non solo – sono stati obbligati a cambiare le loro tranquille abitudini di vita quotidiana. Infatti con l’arrivo nella notte dell’8 giugno di 116 migranti che sono ospitati in una struttura, un agriturismo, la popolazione di Palmadula è cresciuta del 25 per cento circa. Come se a Sassari città arrivassero più di 25 mila migranti in una notte». È quanto ha ricordato martedì pomeriggio al sindaco Nicola Sanna il consigliere comunale Enrico Sini (Sassari è), che in apertura della seduta dell’Assemblea Civica ha illustrato una segnalazione. «Gli abitanti del nostro territorio – ha proseguito Sini, che vive e lavora tra Palmadula e l’Argentiera – sono da sempre abituati ma non rassegnati a soffrire per carenza di attenzioni dalle precedenti amministrazioni, che non si sono mai impegnate ad adeguare servizi indispensabili, come strade, trasporti, guardia medica, acquedotti, impianti fognari, impianti sportivi e altro. Siamo adesso non spaventati ma preoccupati di dover rinunciare a quella qualità nel vivere quotidiano che è la tranquillità: di lasciare casa aperta, le chiavi in macchina, di poter lasciare i propri figli da soli a giocare in piazza. Tranquillità come valore del nostro territorio riconosciuto e apprezzato da numerosi turisti che durante il periodo estivo frequentano le nostre borgate portando economia vitale e irrinunciabile per tutte le attività. Se questo dovesse perdurare per molto tempo sarà un grave danno per tutti noi. La prima cosa urgente da fare sarebbe dimezzare il numero dei migranti e adeguare i servizi per poter permettere una tranquilla accoglienza e integrazione che, con fatica e impegno, gli abitanti delle borgate stanno cercando di fare».
«È certamente una soluzione inadeguata. Siamo per i migranti un approdo da morte sicura, ma il piano di accoglienza non è nostro, dei Comuni. Sono le Prefetture che stanno gestendo l’emergenza e individuano gli immobili», ha spiegato il primo cittadino. «Si tratta di strutture spesso di privati e che non rispondono appieno alle necessità. Ci sono poi altri problemi, a cominciare da quello dell’identificazione: adesso è basata esclusivamente sulle dichiarazioni personali e la foto si può fare solo con il consenso del soggetto da identificare. Questo è un grave ostacolo, perché c’è davvero il rischio di infiltrazioni pericolose. Per il resto va detto che al 90 per cento, anzi al 99, sono persone assolutamente inermi, che fuggono davvero da realtà in cui la vita è ormai impossibile».
«Allo stesso tempo, ripeto, e l’ho già detto altre volte, che dobbiamo evitare loro il nulla che hanno per tutto il giorno in attesa di un qualcosa che oggi noi Comuni non sappiamo. Qui però servono risorse. Forse possiamo utilizzarli in percorsi socialmente utili. E si tratterebbe di lavori non certo pagati con uno stipendio. Ci servono allora squadre di tecnici che parlino lingue, dobbiamo avere mediatori culturali», ha proseguito Nicola Sanna. «Alla popolazione di Palmadula, che ringrazio ancora una volta, chiedo di resistere».
Nella borgata intanto è stato incrementato il servizio di pattugliamento con vigili urbani e altre forze di polizia per tenere sotto controllo la situazione.
Un ringraziamento rinnovato pochi minuti più tardi dalla consigliera Lalla Careddu (Ora Sì). «Sabato scorso abbiamo fatto una visita al centro di Palmadula. Un plauso pubblico agli abitanti. Facciamo però anche in modo che queste strutture di accoglienza possano essere affidate a persone o soggetti che garantiscano servizi e assistenza».






