Una soluzione condivisa per il dopo Scala Erre
iRS ricorda che «tra poco sarà emergenza». Occorre dare un esempio di collaborazione produttiva tra cittadini e istituzioni. Il tema non ha colore politico

Sassari. La gestione dei rifiuti in Sardegna rappresenta ormai un vero problema sia per quanto riguarda la produzione, sia per il loro smaltimento. Non è un caso se negli ultimi mesi vi è stato un notevole sviluppo di tensioni sociali e politiche rispetto all’inceneritore di Macomer e al revamping di Macchiareddu, perchè i cittadini non sono più disposti ad accettare che la salute pubblica sia messa in pericolo da decisioni prese nei luoghi della politica, senza condivisione o contraddittorio. Oggi anche il territorio di Sassari dovrà affrontare questo problema, in quanto tra circa cinque anni la discarica di Scala Erre non sarà più in grado di contenere i rifiuti. È quanto ricordano Arianna Marrocu, Marta Spada e Roberto Senes della segreteria politica di iRS-Indipendentzia Repubrica de Sardigna insieme all’attivista Simone Maulu.
Attualmente nella discarica di Scala Erre conferiscono nove comuni: Sassari, Alghero, Porto Torres, Stintino, Sorso, Sennori, Putifigari, Olmedo e Uri. «Se anche molti di questi centri – insistono gli attivisti di iRS – hanno ormai avviato una spinta raccolta differenziata porta a porta, nei grandi centri si è ben lontano da risultati soddisfacenti. Tutto questo è un problema collettivo e non possiamo arrivarci impreparati nè in emergenza, momento nel quale si arriva ad optare per le soluzioni più drastiche e sbagliate». iRS ritiene che questo sia un tema fondamentale per il presente e per il futuro del territorio, del quale tutti i cittadini debbano essere informati e coinvolti nella ricerca di soluzioni condivise.
«Sia i cittadini che la classe politica devono prendere coscienza di quesfo. Confidiamo nella sensibilità dell’Amministrazione comunale sassarese che in campagna elettorale aveva parlato di condivisione. Non una soluzione imposta insomma, ma decidiamo tutti insieme, iniziando a costruire un processo partecipativo e democratico», dice Simone Maulu. «Il tema dei rifiuti è importante. Dobbiamo trovare esempi virtuosi. Chiediamo di partire con un processo partecipativo, non scelte come gli inceneritori», aggiunge Marta Spada. «La gestione rifiuti ha anche una rilevanza economica. Ci sono situazioni in cui la malavita ha concentrato le sue attenzioni sulle discariche. Il termine rifiuto ha una connotazione negativa. Eppure può invece mettere in moto occupazione e la possibilità alle imprese di entrare nella filiera», fa notare Arianna Marrocu. «Siamo perfettamente coscienti del fatto che in processi come la raccolta differenziata i migliori risultati si ottengano con la collaborazione ed il coinvolgimento dei cittadini piuttosto che con l’imposizione da parte delle amministrazioni», conclude Roberto Senes. È sicuramente un tema che non ha colore politico. «Non deve essere una “battaglia” di partito ma un obiettivo di popolo e di ogni singolo cittadino. Non vogliamo arrivare a doverci scontrare su posizioni preconcette o su decisioni già prese, abbiamo invece tutto il tempo per trovare una soluzione condivisa e dare un esempio di collaborazione produttiva tra cittadini e istituzioni», concludono.








