Michele Orecchioni nuovo presidente della Cia Sardegna

È stato eletto dall’Assemblea elettiva regionale riunita a Cagliari alla presenza del presidente nazionale Cristiano Fini. Subentra all’uscente Francesco Erbì

Michele Orecchioni è il nuovo presidente di Cia Sardegna. È stato eletto dall’Assemblea elettiva regionale, riunita ieri a Cagliari alla presenza del presidente nazionale, Cristiano Fini, e subentra all’uscente Francesco Erbì. Nel corso dell’Assemblea, coordinata dal direttore regionale Alessandro Vacca, sono stati eletti anche i nuovi organismi dirigenti della Cia in Sardegna e i delegati che parteciperanno all’Assemblea nazionale.

L’elezione di Orecchioni è la conclusione di un percorso di rinnovamento dei rappresentanti territoriali, che ha visto nei giorni scorsi l’insediamento dei presidenti del Nord Sardegna, Antonio Satta, e Sud Sardegna, Fernando Atzeni.

Numerosi i temi trattati nel coso dell’assemblea regionale, partendo dalle principali emergenze che influenzano l’andamento del comparto agricolo isolano, stretto nella morsa di molteplici e sempre più pressanti problemi

Alle difficoltà strutturali del settore e dell’intero tessuto economico e sociale della Sardegna, si sommano le problematiche generate dalle dinamiche nazionali e internazionali. Prime fra tutte le guerre in corso in Ucraina e in Medio Oriente, che hanno fatto causato l’aumento incontrollato dei prezzi del gasolio, dell’energia, dei fertilizzanti, dei trasporti e in generale delle materie prime.

A livello regionale le aziende agricole e zootecniche devono fare i conti con gli eventi climatici intensi e prolungati che hanno creato dissesti in tutta l’isola e stanno condizionando le ordinarie pratiche agricole, con i campi finora impraticabili per consentire le lavorazioni e gli impianti delle produzioni primaverili.

Le materie prime (concimi, sementi, gasolio, energia elettrica), anche per via delle guerre in atto nel Medio oriente e in Ucraina, continuano la loro corsa al rialzo, rendendo impossibile far fronte ai costi di produzione, aumentando così il rischio di abbandoni e chiusure. Si allarga inoltre il divario tra i prezzi pagati alla fonte ai produttori agricoli e quelli pagati dai consumatori sui banchi di vendita.

«I cambiamenti climatici che in questi anni hanno alternato siccità a piogge e turbolenze violente, hanno messo a dura prova la tenuta delle aziende agricole e zootecniche sarde», è stato detto durante l’assemblea.

«Per questo oggi ribadiamo, così come abbiamo fatto in questi mesi e settimane, che è necessario che tutti, istituzioni, Comuni, Province, Regione, associazioni di categoria e sindacati chiedano all’unisono che si accertino i danni e si vada a definire e approvare i decreti per il riconoscimento dello stato di calamità naturale, definendo risorse (regionali, nazionali e comunitarie) che consentano rapidamente di risarcire i danni subiti dalle aziende e dai territori».

La crisi coinvolge tutti i settori: dal suinicolo a quello ovicaprino, dal bovino al cerealicolo; dall’ortofrutta al vitivinicolo, nessuno è immune e ne rimane escluso.

«Per questo pensiamo che l’analisi delle agricolture presenti in Sardegna, accompagnata da idee di sviluppo e progettualità, possano costituire l’ossatura per organizzare una nuova conferenza sull’agricoltura, col coinvolgimento di tutti i portatori di interessi: dalla politica alle organizzazioni professionali agricole, anche coinvolgendo tecnici (ordini professionali), università e strutture regionali che hanno competenza in materia».

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