Commissario straordinario Comune di Cagliari, Alessandra Zedda contraria

«È un atto grave e inopportuno», dichiara la candidata sindaca del centrodestra. «Stravolge le regole di una corretta competizione elettorale»

Alessandra Zedda

Cagliari. «La nomina di Luisa Anna Marras, già assessore comunale e vice sindaco del Comune di Cagliari quando in carica c’era Massimo Zedda, attuale del candidato del Campo largo, stravolge le regole di una corretta competizione elettorale». Lo sostiene Alessandra Zedda, candidata sindaca per la coalizione di centrodestra alle elezioni amministrative del prossimo giugno.

«Con la nomina di Luisa Anna Marras a commissario straordinario del Comune di Cagliari la Giunta Todde compie un grave atto di inopportunità politica e istituzionale. L’imparzialità che una tale nomina dovrebbe garantire è totalmente inficiata da una scelta che ha solo il sapore di un atto elettorale. Parliamo, infatti, dell’ex vicesindaco della passata Giunta Zedda, ovvero il candidato oggi in corsa per le elezioni comunali di Cagliari. In questa fase politica di transizione – precisa Alessandra Zedda – si dovrebbe poter contare su una figura terza e imparziale, estranea alle dinamiche elettorali. Luisa Anna Marras è persona di grande esperienza e competenza, soprattutto in materia di enti locali, ma facciamo rilevare l’assenza di imparzialità nella decisione, che avrebbe dovuto essere tecnica e non politica, della Giunta Todde. Non si può scegliere il braccio destro di uno piuttosto che dell’altro candidato».

Sciolto il Consiglio comunale di Cagliari

«Quella del commissario straordinario è una scelta che deve assicurare la rappresentatività di tutte le forze politiche. Siamo costretti a dover inaugurare questa campagna elettorale con la denuncia del mancato rispetto di regole di trasparenza e opportunità – conclude Alessandra Zedda –. Luisa Anna Marras è stata nominata per tirare la volata a Massimo Zedda: la decisione della giunta Todde mette a repentaglio i corretti sviluppi del processo elettorale in vista del voto di giugno».

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