La legge quadro sulla scuola sarda è inutile, ma Soru non lo sa

L’isola è abitata dalla minoranza linguistica più numerosa d’Italia, un milione e 600mila cittadini. La riflessione di Antonio Deiara

L’antico vizio italico di pontificare in merito a problemi che non si conoscono, ha colpito anche Renato Soru. Continua a parlare di una “Legge-quadro” sulla Scuola della Regione Autonoma della Sardegna, ignorando il vero problema: gli Organici, cioè il numero di classi, corsi, scuole, presidi, segretari, collaboratori scolastici e insegnanti, che la Repubblica Italiana assegna ogni anno alla Regione Autonoma della Sardegna in base a criteri validi per quasi tutti gli Uffici Scolastici Regionali d’Italia. Infatti, l’unica normativa che permetterebbe alla Scuola sarda di ottenere un numero di Autonomie Scolastiche con 300 studenti (quelle che Giorgia Meloni ha deciso di tagliare se al di sotto dei 900 studenti), classi uniche con 10 alunni e indirizzi di studio sempre con 10 alunni per classe, è quella già contenuta nel DPR 81/2009 e nel DL 98/2011. I famosi “parametri nazionali”, checché ne dica l’assessore regionale in scadenza Andrea Biancareddu, prevedono deroghe al numero di alunni nelle classi e nelle scuole per le zone montane, le piccole isole e le aree geografiche abitate da Minoranze linguistiche.

La Sardegna, area geografica delimitata in modo incontestabile dal mare, è abitata dalla minoranza sardo-catalana, oltre un milione e 600mila cittadine e cittadini, la più numerosa d’Italia. Pertanto, mentre le nostre zone montane e piccole isole sono in concorrenza con le zone montate e le piccole isole di tutto lo stivale e della Sicilia, la nostra Minoranza linguistica Sardo-Catalana è prima in classifica, tutelata dall’articolo 6 della Costituzione e dall’art. 2 della Legge 482/1999. Il Governo Monti, nella Legge Finanziaria del 2012, escluse le Scuole della Sardegna dal diritto a fruire delle vere deroghe sugli Organici, dato che non risultava abitata da Minoranze linguistiche di origine straniera; SuperMario, purtroppo, ignorava l’art. 3 comma 2 della Costituzione Spagnola del 1978. L’allora presidente Ugo Cappellacci, forse per la stessa ragione e comunque a danno della sua Regione, non si oppose alla prima “mattanza” di classi, scuole e cattedre della Sardegna. Invece, il Friuli Venezia Giulia, seconda nella classifica delle Minoranze linguistiche d’Italia a oltre mezzo milione di abitanti rispetto alla nostra Isola, impugnò la Legge Monti e vinse: le sue scuole, i suoi alunni e il suo personale scolastico, infatti, sono organizzati numericamente in deroga ai numeri richiesti in ambito nazionale. Senza dimenticare la Minoranza linguistica dei Ladini, appena 40mila anime, che tutela i suoi alunni e docenti richiedendo a chi aspiri a insegnare nelle Scuole della sua area geografica, un corso di preparazione sulla Lingua e la Cultura Ladina.

La soluzione? Il Consiglio Regionale e la Giunta che verranno eletti il prossimo 25 febbraio dovrebbero impugnare il folle dimensionamento decretato dal Governo Meloni a danno delle studentesse e degli studenti, delle Scuole e del personale scolastico della Sardegna, ed esigere l’immediata applicazione delle norme a tutela di classi, Indirizzi di studio e Autonomie scolastiche dell’area geografica abitata dalla Minoranza linguistica Sardo-Catalana, la più numerosa d’Italia. E la soluzione alle problematiche dell’Istruzione e della Formazione Professionale della nostra Regione? Come disse un anziano compositore a un giovane musicista in difficoltà nel comporre la parte iniziale di un’Opera, sarebbe sufficiente applicare il principio delle cinque note, valido anche per ogni azione di competenza della classe politica: La, Si, Fa, Fa-Re, a chi la sa fare…

Antonio Deiara
Non candidato alle Elezioni Regionali 2024

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