La scuola sarda venduta per un piatto di lenticchie dai nuovi Esaù

La giunta di destra della Regione Sardegna taglia 42 su 270 scuole: più realista del re. La riflessione di Antonio Deiara

Narra la Bibbia che Esaù vendette la primogenitura al gemello Giacobbe, per un piatto di lenticchie. Appare affollata di nuovi Esaù la giunta di destra della Regione Sardegna, di politici colpiti dalla “sindrome autocolonialista” che hanno “venduto” la scuola sarda ai nuovi “colonizzatori” leghisti, berlusconiani e meloniani. Ben 42 scuole autonome su 270 sono state tagliate, numero pari al 15 per cento degli istituti scolatici della Sardegna. Buttate a mare la normativa scaturita dall’articolo 6 della Costituzione che tutela la minoranza linguistica sardo-catalana, la più numerosa d’Italia (oltre un milione e 600mila abitanti), e la sentenza della Corte Costituzionale N. 235 del 5 luglio 2010 che consente alla Regione Autonoma della Sardegna di governare la scuola sarda. Sembrerebbe che un assessore della Pubblica Istruzione abbia salvaguardato solo le scuole del proprio collegio elettorale.

Sotto Natale siamo tutti più buoni e, forse, più distratti. È il momento di mobilitare le forze politiche e sindacali non prone al governo degli Esaù. Insegnanti, collaboratori scolastici, famiglie delle alunne e degli alunni della Sardegna, il prossimo 25 febbraio si ricordino nella cabina elettorale di quanto hanno fatto i politici sardi colpiti dalla “sindrome autocolonialista” contro il diritto allo studio delle studentesse e degli studenti sardi. La battaglia per il futuro della scuola sarda è la battaglia per il futuro stesso della Sardegna. Ecco le norme che un Consiglio regionale non colonizzato, schierato a difesa del diritto all’istruzione delle nuove generazioni di sardi, dovrebbe fare: i docenti non sardi provenienti da altre regioni potranno insegnare nelle scuole della nostra regione solo se verranno formati e dimostreranno di conosce la lingua e la cultura sarda (storia, geografia, musica e arte), secondo il modello della minoranza linguistica dei ladini (35mila abitanti); le classi uniche della nostra minoranza linguistica potranno essere formate con 10 alunni, e potranno essere istituiti e mantenuti Indirizzi di studio con classi formate da soli 10 alunni; le autonomie scolastiche devono essere mantenute con minimo 300 studenti e non con almeno 900 alunni, come deciso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito incurante della salvaguardia delle scuole della Sardegna.

A proposito dei politici sardi che non hanno difeso la scuola sarda, come scriveva il Manzoni, se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare. Ma se le elettrici sarde e gli elettori sardi dovessero votare nuovamente politici colpiti dalla “sindrome autocolonialista”, il futuro della scuola sarda sarà inesorabilmente segnato: verranno completati i tagli selvaggi della autonomie scolastiche con altre scuole ingovernabili di oltre di 1000 studenti, cresceranno le classi-pollaio e saranno tagliati migliaia di posti di lavoro (insegnanti, collaboratori scolastici e personale di segreteria). In cambio, da sardo-leghisti, berlusconiani, meloniani & friends riceveremo in dono tonnellate di scorie radioattive per abbellire il territorio della Giara e di altre località turistiche della nostra Sardegna. Scriveva Francesco Ignazio Mannu, autore del testo nel nostro inno, l’inno della Regione Sardegna: «Custos tirannos minores est prezisu umiliare!».

Antonio Deiara

Docente di Musica e Supervisore
al Biennio Formazione Docenti del Conservatorio,
in servizio dal 04.11.1980 al 31.08.2023

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