A Mareya Bashir laurea ad honorem dall’Università di Sassari

È il procuratore generale, prima donna a ricoprire questo ruolo, di Herat, città dell’Afghanistan dove fino allo scorso agosto ha operato in missione la Brigata Sassari. Cerimonia nell’Aula Magna

 

 

MareyaBashir4Sassari. Aula Magna gremita e tanta emozione. L’Università di Sassari, su proposta del Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica, ieri mattina ha conferito la laurea magistrale ad honorem in Pianificazione, Politiche per la Città, l’Ambiente e il Paesaggio a Mareya Bashir, procuratore generale di Herat, prima donna in Afghanistan a ricoprire una carica di questo tipo. Nata nel 1970, di etnia tagika, si iscrive alla Facoltà di Legge di Kabul nel 1990 e, dopo un quadriennio di studio e ulteriore anno di tirocinio, inizia a lavorare come investigatore criminale nella capitale afghana. Sposatasi nel 1996, si trasferisce contestualmente a Herat, la città natale di suo marito. A seguito del cambiamento della forma di governo del Paese, Mareya Bashir, non potendo continuare a lavorare nel settore giudiziario, istituisce una scuola femminile clandestina in casa sua. Con la ricostituzione del governo democratico, riprende a esercitare la professione di investigatore criminale e, dopo pochi anni, è promossa Procuratore Generale della Provincia di Herat. A causa del ruolo che ricopre e di ciò che rappresenta, la sua vita privata e quella dei suoi familiari è costantemente esposta a considerevoli rischi.

MareyaBashir1«Per me è un grande onore ricevere questo riconoscimento. È un messaggio importante per le donne afghane», ha detto intervenendo a braccio in lingua dari. «Abbiamo creato un movimento con le Nazione Unite per fare sapere che con la Costituzione afghana le donne hanno precisi diritti. Prima non era così: le donne non avevano nessun diritto», ha aggiunto, ringraziando poi il corpo diplomatico e l’Esercito italiano. «Contiamo sulla cooperazione italiana nella provincia di Herat per l’educazione dei giovani. Alcuni sono venuti qui a studiare: è un passaggio importante, perché poi portano benessere e le loro conoscenze in Afghanistan».

La cerimonia si è aperta con il saluto del rettore uscente Attilio Mastino (tra pochi giorni, ai primi di novembre, subentrerà quello nuovo, eletto lo scorso giugno, Massimo Carpinelli, presente ieri in prima fila) di fronte al Senato Accademico. «L’Università di Sassari e la Sardegna rafforzano ulteriormente il legame di amicizia profonda tra la nostra terra e l’Afghanistan», ha esordito Mastino, affiancato dal prorettore Laura Manca. Nello scorso mese di maggio una delegazione accademica dell’Ateneo sassarese era andata a Herat, per celebrare la fine del percorso di studi di due studiosi che avevano appena terminato la scuola di dottorato a Sassari e Nuoro. Nella città afghana fino allo scorso agosto la Brigata Sassari garantiva la sicurezza. «I nostri soldati guidati dal generale Manlio Scopigno hanno portato un pezzo della Sardegna in Afghanistan facendosi apprezzare per il loro lavoro condotto sempre nel rispetto degli alti valori di libertà e uguaglianza che da sempre contraddistinguono i Sassarini». Passaggi molto importanti per la Brigata, che hanno poi trovato al ritorno a Sassari un importante momento con il ringraziamento da parte dello stesso generale che il 25 novembre nella chiesa di Sant’Agostino, in occasione di una cerimonia religiosa, con grande emozione ha donato la propria sciarpa azzurra all’effigie di Nostra Signora del Buon Cammino, patrona del Gremio dei Viandanti e protettrice dei militari della Brigata Sassari.

MareyaBashir3«Forse è davvero arrivato il tempo per gli afghani di interpretare la modernità come progresso sociale e impegno personale nella conquista dei diritti per tutti. Oggi rendiamo omaggio ad una donna coraggiosa, che ammiriamo davvero», ha concluso Attilio Mastino.

La professoressa Paola Pittaluga, presidente del Corso di laurea in Pianificazione, politiche per la città, l’ambiente e il paesaggio, ha illustrato la proposta del conferimento della laurea ad honorem. «Analizzando la sua attività di procuratore, ma anche altri elementi della sua biografia, è evidente la costruzione di una “città dei diritti”», ha detto Paola Pittaluga. Ma Mareya Bashir è anche «una pianificatrice insorgente per la sua volontà di ridurre le differenze, le discriminazioni, di dare voce e diritto ai soggetti più marginali e svantaggiati».

Il professor Sergio Vacca ha quindi tenuto la Laudatio, seguita dalla Lectio Doctoralis di Mareya Bashir”.

Tra le autorità presenti nell’Aula Magna c’erano, oltre al generale Arturo Nitti, nuovo comandante della Brigata Sassari, l’arcivescovo padre Paolo Atzei, l’assessore comunale alle Politiche Educative Maria Francesca Fantato, l’assessore Marisa Porcu Gaias per la Provincia di Sassari ed il prefetto Salvatore Mulas.

Mareya Bashir è il procuratore Generale della Provincia di Herat dal settembre del 2006. Prima di allora nessuna donna aveva mai ricoperto un ruolo analogo in Afghanistan. Classe 1970, di etnia tagika e di lingua dari (è il parsi iraniano), Mareya Bashir si iscrive alla Facoltà di Legge dell’Università di Kabul nel 1990 e, dopo un quadriennio di studio e ulteriore anno di tirocinio, inizia a lavorare come investigatore criminale nella capitale afghana. Sposatasi nel 1996, si trasferisce contestualmente a Herat, la città natale di suo marito, uomo d’affari che intrattiene contatti con la Cina. A seguito del cambiamento della forma di governo del Paese, Mareya Bashir, non potendo continuare a lavorare nel settore giudiziario, istituisce una scuola femminile clandestina in casa sua (non senza problemi: il marito viene arrestato più volte).

Con la ricostituzione del governo democratico, Mareya Bashir riprende a esercitare la professione di investigatore criminale e, dopo pochi anni, nel 2006, è promossa Procuratore Generale della Provincia di Herat. A causa del ruolo che ricopre e di ciò che rappresenta, la sua vita privata e quella dei suoi familiari è costantemente esposta a considerevoli rischi.

Mareya Bashir è l’unico Procuratore Generale donna dell’intero Afghanistan. Motivo questo che, coniugato al suo attivismo sociale rivolto alla promozione della causa femminile, le ha consentito di ricevere nel 2011 l’ambito premio “The International Women of Courage Award”, che viene conferito dal Dipartimento di Stato Americano, mentre l’autorevole rivista “Foreign Policy” l’ha inserita nella lista dei “top 100 Global Thinkers”.

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