Zanetti: ‘Stiamo riducendo le tasse per 50 miliardi di euro’

Il sottosegretario all’Economia a Sassari per un convegno sulla semplificazione fiscale promosso dai Riformatori Sardi. «Importante togliere Equitalia dal controllo dell’Agenzia delle Entrate»

 

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Enrico Zanetti

Sassari. «Stiamo procedendo con un riduzione di tasse entro i prossimi tre anni per 50 miliardi di euro. Non è impossibile farla ma non è neanche facile». È quanto ha ribadito lunedì scorso il sottosegretario all’Economica e segretario nazionale di Scelta Civica Enrico Zanetti, intervenuto al convegno promosso lunedì scorso dai Riformatori Sardi nella Sala Angioy del Palazzo della Provincia di Sassari. L’incontro era il primo di una serie che sarà dedicata a temi come, dopo altri appuntamenti dedicati a tematiche e situazioni di carattere cittadino. “La semplificazione fiscale. Ma ci credete?” era il tema del convegno di lunedì scorso. «Nella percezione comune di tutti noi viene fuori l’idea di fisco sopportabile legata al carico fiscale: snellire vuol dire facilità nella compilazione di un modulo. Alleggerimento delle procedure però non significa alleggerimento del carico fiscale. Questo comunque sarebbe già un passo avanti. E la riduzione tasse deve andare parallelamente insieme», ha detto in apertura Vincenzo Corrias, responsabile organizzativo regionale dei Riformatori Sardi, che ha coordinato il convegno. L’introduzione è stata curata dal coordinatore provinciale Michele Solinas: «A Sassari è necessario alzare l’asticella ma anche aumentare le occasioni per discutere su temi grandi o meno grandi, che portano poi la voglia di occuparci di argomenti più ostici. Noi Riformatori andremo avanti con questo tipo di attività e di discussione per giustizia, scuola, inclusione sociale e infanzia. Per il prossimo autunno abbiamo già invitiamo Valentina Vezzali, deputato e fuoriclasse nella scherma».

Zanetti5.jpgÈ intervenuto anche il presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Sassari Pietro Scudino. «Sono stati finora emanati solo un paio dei 12 decreti previsti in tema di fisco dal decreto legge “del fare” del Governo Letta del giugno 2013. Uno è quello sulla semplificazione fiscale che si è dimostrato un pannicello caldo», ha ricordato. «Segnaliamo il modello 730 precompilato. Il cittadino non riceve a casa il modello ma lo può trovare online nel proprio cassetto fiscale. Sono tra l’altro previsti 100 euro di multa in caso di ritardo nella presentazione. E qualora il Caaf dovesse sbagliare si sostituirà al contribuente nel pagamento dell’imposta. È una semplificazione fiscale per il contribuente o per chi?», si è chiesta Claudia Bianchi, del coordinamento cittadino dei Riformatori. Erano presenti in sala anche il deputato Pierpaolo Vargiu, il capogruppo in Consiglio regionale Attilio Dedoni ed il professor Mario Segni, che ha portato il suo saluto in conclusione di convegno.

Zanetti3.jpgMa l’intervento più atteso era quello del sottosegretario Zanetti. «Se riduciamo la pressione fiscale di 50 miliardi ma aumentiamo la spesa allora diventa una barzelletta. Noi di Scelta Civica diciamo: meno spesa per pagare meno tasse. Insieme a una minore spesa sarà necessario investire per una crescita che sta partendo. Nel primo anno e nel secondo lavoreremo sul deficit per la copertura, sempre nel rispetto di quei parametri europei che non portano apparentemente solo svantaggi ma anche vantaggi», ha insistito Zanetti. «Quando sento parlare di euro come matrice di ogni male mi stupisco delle certezze di chi dice che senza quelle regole si vive meglio. Senza euro avevamo 40 miliardi di interessi passivi in più ogni anno, per un totale di 110 miliardi da spendere in meno. Siamo scesi subito a 70, adesso siamo saliti a 80 ma siamo ancora in positivo. È onestamente criminale dire che uscendo dall’euro si vive meglio e bene. Insieme al piano di riduzione fiscale c’è anche il tema connesso di un sistema fisco oggettivamente complicato, con un rapporto con l’amministrazione finaziaria spesso molto contrastato. Possiamo agire sulla pressione fiscale in maniera limitata a causa della ricerca di risorse che non sono infinite. Sul fronte della semplificazione gli unici limiti sono posti da noi stessi. Non ci sono scusanti».

Zanetti2.jpgCome ha spiegato il presidente Renzi la riduzione della pressione fiscale è già iniziata dal 2014. In cinque anni si arriverà ai 50 miliardi di euro. «Abbiamo già iniziato lo scorso anno con gli 80 euro in busta paga, che altro non erano che 9,5 miliardi di Irpef rimasti nelle tasche dei contribuenti con reddito fino a 28 mila euro. Una sorta di intervento di riduzione del cuneo fiscale sui lavoratori dipendenti: ecco perché non si è esteso agli incapienti o alle famiglie monoreddito. Sul lato dell’impresa quest’anno invece abbiamo effettuato una rimodulazione di 5,5 miliardi sull’Irap, non tagliando l’aliquota ma concentrando tutto sul costo del lavoro. Abbiamo reso completamente deducibile, superando la follia dell’Irap ovvero l’effetto distorsivo per cui l’impresa che dà tanto lavoro paga più tasse di una impresa che dà meno lavoro», ha detto ancora Enrico Zanetti. «Nel 2016 proseguiremo tagliando la tassa sulla prima casa, intervento che ci costerà meno di 4 miliardi. Noi di Scelta Civica avremmo preferito intervenire solo in una terza fase sulla casa, partendo invece dall’Irpef. Invece il presidente Renzi ha preferito partire dalla tassa sulla prima casa e ne comprendiamo la logica. Poi, nel 2017 si procederà con la riduzione dell’Ires e nel 2018 verranno rimodulati le aliquote Irpef. Cambiano insomma i fattori ma non il risultato».

Zanetti4.jpgAltro discorso è quello relativo alla semplificazione. «Su questo tema non posso che fare una sana autocritica. L’unica cosa fatta è il 730 precompilato. Che è un esempio però di un tipo di operazioni più illustrate che attuate». Il problema del difficile processo di semplificazione – ha detto Zanetti – è legato ai rapporti tra Ministero dell’Economia e Agenzia delle Entrate e tecnici del fisco in generale. «Abbiamo attualmente una totale sproporzione tra livello tecnico e livello politico. Siamo governati da anni da una Agenzia delle Entrate piena di eccellenze tecniche, ma che ha un ruolo quasi diretto di entrata a gamba tesa sui testi normativi. Un processo che si è accentuato in questi anni con ministri di natura tecnica, di estrazione non fiscale, ma economica. Così capita che in Consiglio dei ministri la mano politica si ritrovi un filtro a monte. E se manca il passaggio politico ti ritrovi allora leggi scritte da ottimi tecnici ma che hanno evidenti limiti. L’Agenzia ha come obiettivo la lotta all’evasione: se il Ministero gioca di rimessa e se l’Agenzia fa lotta all’evazione e scrive le norme, potremo fare anche mille riforme fiscali ma non andremo da nessuna parte. La lotta all’evasione va fatta in modo molto diverso. Cominciamo con il cambiare la la convenzione tra Ministero e Agenzia, convenzione che fissa obiettivi che hanno già il germe del male».

Infine il tema del cosiddetto sultanato fiscale dell’Agenzia delle Entrate. «È importante – ha sottolineato il sottosegretario – togliere Equitalia dal controllo dell’Agenzia delle Entrate riportandola sotto il Mef. L’Agenzia accerta ed Equitalia riscuote. Non stiamo parlando di una azienda. Ed ecco allora perché non va bene questa filiera. Serve un coordinamento in capo al Ministero con un controllo anche politico. Ricordo che incorporare Equitalia nell’Agenzia è il “sogno pornografico” di questo moloch che si chiama Agenzia delle Entrate. Ed è quello che hanno tentato di fare i grillini. Se fosse passato sarebbe stato un errore gravissimo». (lufo)

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