A Vini di Coros la storia enologica della Sardegna

Oltre al convegno, Usini protagonista ancora una volta con il concorso enologico (cinque le categorie) ed il Premio del Cagnulari intitolato a Billia Cherchi

 

ViniCorosConv3.jpgUsini. Sono stati proclamati sabato scorso i vincitori del concorso legato alla XVIII edizione di “Vini di Coros”, la manifestazione dedicata all’enologia ed ai vini del territorio che pone Usini all’attenzione di produttori e intenditori. Il comune a due passi da Sassari ancora una volta è stato protagonista dell’importante evento, che assicura un prestigioso ritorno di immagine in chiave turistica. Ma il vino non è solo produzione e turismo. È anche cultura e storia. E a questi aspetti era rivolto il convegno, curato e coordinato dal professor Giovanni Antonio Farris (Università di Sassari) e che ha visto nella sala dell’Ex-Ma approfondire il tema “Come la storia può rappresentare un valore aggiunto per i vini della Sardegna”, con gli interventi di studiosi e docenti universitari. Storia allora della vite e del vino in Sardegna, testimoniata da importanti ritrovamenti archeologici, dall’età nuragica sino ai giorni nostri, che dimostrano il ruolo e l’importanza anche da un punto di vista sociale del vino nella vita quotidiana.

ViniCorosConv1.jpg«Oggi la produzione vinicola a Usini è a un livello qualitativo medio-elevato. Quali sono allora gli elementi che devono entrare in gioco nel momento della proposta al mercato, oltre alla qualità intrinseca del prodotto?», era la domanda formulata in apertura del convegno dal professor Farris. Sono intervenuti i docenti e ricercatori universitari Maria Grazia Melis, Alessandra Deiana, Marco Milanese (direttore del Dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e della Formazione), tutti dell’ateneo sassarese, e Gianluigi Bacchetta, dell’ateneo di Cagliari. L’ultimo intervento, dedicato agli aspetti economici e sociali del vino, è stato di Marco Vannini, dell’Università di Sassari. La storia classica dell’enologia ci dice che tutti i vitigni coltivati in Sardegna sono stati importati da altre zone del Mediterraneo. In Sardegna c’era e c’è ancora la vite selvatica. Importanti allora i legami con fenici, romani e poi con spagnoli e prima ancora con Genova, i cui rapporti portarono a definire uno dei simboli della cucina ligure, il pesto, per il quale, non a caso, si utilizza il pecorino sardo. Ad Alghero, Sassari e Castelsardo sono stati rinvenuti, in occasione di scavi nei rispettivi centri storici, vinaccioli di uva del periodo tardo medioevale. Ma è importante anche la ricerca nel borgo abbandonato di Geridu, nell’agro di Sorso. A metà del 1300 abitavano contadini e sono stati trovati attrezzi, ma anche misure per il vino, elementi che indicano la presenza di un classico “zilleri”. Del resto, la diffusione del vino trovava una forma di protezione dai dazi, con tasse bassissime a Sassari per il vino locale. I registri dei porti di Cagliari, Alghero e Castelsardo dicono che veniva anche importato vino da Marsiglia, che non è detto fosse solo francese: con tutta probabilità era anche calabrese, campano e greco. Il vino sardo comincia ad essere esportato solo a partire dal 1500. Ma qual è lo stato di salute del vino sardo oggi? Siamo scesi ai 600 mila di oggi: si produce meno, ma la qualità si è alzata notevolmente.

ViniCorosConv4.jpgIl concorso enologico. Il momento più atteso della giornata è stato, al termine del convegno, il Concorso enologico “Vini di Coros”, che ha assegnato diversi premi alle migliori etichette dell’hinterland di Sassari, insieme alla terza edizione del Premio del Cagnulari, dedicato al suo pioniere Billia Cherchi. «Hanno partecipato 133 campioni, a dimostrazione del grande interesse che negli anni Usini ha costruito attorno al concorso. La nostra Amministrazione prosegue quella che è ormai diventata una tradizione e quest’anno è diventata maggiorenne», ha detto il sindaco Antonio Brundu, affiancato dal vicesindaco ed assessore all’Agricoltura Giovanni Antonio Sechi, presenti assessori e consiglieri di maggioranza.

Cinque le categorie che hanno partecipato al concorso, per il quale sono intervenute cinque giurie composte da esperti enologi. Per i Bianchi amatori ha vinto Giammario Lai di Usini, seguito da Salvatore Fiori (Usini) e Franco Sanna (Ossi). Nella categoria Bianchi produttori si è aggiudicato il primo posto Gavino Delogu di Usini, con il secondo per Giammario Sau di Ittiri e Carlo Delaconi di Usini terzo. Per i Rossi amatori ha vinto Giovanni Derosas di Usini, secondo Vittorio Spano di Ossi e terzo Pietro Contini di Ossi. Benigno Solinas di Uri si è imposto nella categoria Rossi produttori, con Giammario Sau di Ittiri al secondo e Nino Derudas di Ossi. A tutti è stata consegnata una targa, a cui è stata affiancata una bottiglia di Soberanu per i primi tre classificati nel Premio del Cagnulari, che sono Francesco Virdis di Ittiri, primo posto, Antonio Orani di Uri al secondo e Antonio Pinna di Ittiri terzo. Una targa speciale è stata assegnata a Billia Cherchi, pioniere del vino a Usini ed in particolare del cagnulari.

L’Ex-Ma ha ospitato anche alcuni stand espositivi, mostre fotografiche e l’esibizione del Coro di Usini e del cantautore Gian Mario Virdis.

La rassegna “Vini di Coros” è stata organizzata dal Comune di Usini, con la collaborazione del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, la Pro Loco di Usini, la Compagnia barracellare, l’Agenzia regionale Laore, la ditta Econord e con il patrocinio della Regione Sardegna – Assessorato al Turismo, la Presidenza del Consiglio regionale, la Camera di Commercio di Sassari e il Banco di Sardegna. Un saluto è stato inviato al sindaco Brundu dal presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau.

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