Per un governo della sanità
Il segretario territoriale della Cisl Funzione Pubblica Sanità di Sassari Antonio Monni interviene sul tema della riforma della rete ospedaliera
Sassari. Il segretario territoriale della Cisl Funzione Pubblica Sanità Antonio Monni interviene sul tema della riforma della rete ospedaliera, del governo della sanità e dei servizi alla persona.
Il dibattito politico che sta accompagnando il disegno di riforma della rete ospedaliera sta impegnando tutto il territorio regionale ad una mobilitazione istituzionale dove la parola d’ordine è “no ai tagli” di servizi e prestazioni, ma soprattutto no al declassamento di uno o più ospedali così come prospettato dalle tabelle descrittive della nuova rete ospedaliera.
Al di là dei numeri che la normativa nazionale e regionale impone, rispetto ai quali non si può prescindere, ovvero il raggiungimento di una dotazione di posti letto per acuti di 3,7 ogni 1000 abitanti, di cui 0,7 per le post acuzie (lungodegenza e riabilitazione), la classificazione delle strutture ospedaliere, i ruoli e le funzioni che saranno chiamate ad esercitare meritano a nostro avviso una più accurata valutazione politica – perciò non solo tecnica – in ordine ai riflessi che determinerà. In egual misura anche la redistribuzione dei posti letto nei territori e la relativa assegnazione dei volumi di attività (specialità e servizi) sono senza dubbio gli elementi di dibattito sul quale è bene fare le dovute riflessioni.
La riforma dice che l’area nord ovest (Sassari, Alghero, Ittiri e Thiesi) diventerà un “Hub” di II livello con i due stabilimenti – AOU e SS. Annunziata – Alghero invece con l’Ospedale Civile diventerà un ospedale di base ed il Marino uno stabilimento riabilitativo; Ozieri, Ittiri e Thiesi diventeranno rispettivamente un ospedale di base e due ospedali di comunità. La predetta riclassificazione delle strutture ospedaliere in buona sostanza causerà un taglio di circa 120 posti letto per acuti nelle seguenti specialità: medicina e chirurgia, ostetricia, ginecologia, neonatologia e pediatria, otorino e neurologia. Ciò sta a significare una polarizzazione delle discipline su Sassari, che allo stato attuale ed in considerazione della domanda territoriale e dell’articolazione organizzativa “intraospedaliera”, a nostro avviso creerebbe uno sbilanciamento tra domanda e offerta che si allontana a quello che è il concetto di integrazione tra Ospedale e Distretto.
Infatti non a caso ed in più occasioni abbiamo avuto modo di sottolineare e denunciare pubblicamente il declino del governo dell’ospedalità sassarese, a cominciare da un pronto soccorso quotidianamente affollato e divenuto oramai una trincea di guerra, per non parlare poi della gestione dei ricoveri, degli appoggi in altre unità operative e dell’utilizzo delle barelle per i pazienti in attesa di un posto letto.
La carenza cronica di personale che si barcamena con turni e carichi di lavoro massacranti, con ferie arretrate e reperibilità e straordinari non pagati.
La Delibera della G.R. 43/9 del 1° settembre ha disposto il blocco del “turn over”, in altre parole il divieto alle Aziende Sanitarie regionali di procedere a nuove assunzioni, decisone che la dice lunga sulla percezione che ha la politica regionale rispetto alle pesanti criticità organizzative, principalmente legate alla carenza di personale. Questa delibera, in un momento di forte criticità sul pino politico e sindacale pare ai più un ricatto sul lascia passare del piano della rete ospedaliera.
In ogni caso il dispositivo appare quantomeno contradditorio rispetto alle indicazioni contenute nella delibera della Giunta regionale del 12 maggio u.s. n. 23/7 con la quale si prescrive un quadro di riferimento in materia di personale, con l’obiettivo di avviare precise procedure per il superamento del precariato, proroga delle graduatorie concorsuali e attivazione procedure di mobilità.
In tutto ciò, parallelamente alla riforma della rete ospedaliera, siamo alle prese con un’altra riforma altrettanto importante, ossia l’incorporazione del SS. Annunziata alla AOU di Sassari. Anche qui non mancano le occasioni di dissenso da parte del sindacato a causa delle modalità di confronto, a nostro avviso del tutto inconcludenti, con le due Aziende protagoniste del progetto di scorporo. In più occasioni abbiamo proposto ai commissari straordinari di siglare un protocollo di intesa “a tre” (ASL-AOU e OO.SS.) che impegni le parti a creare condizioni trasparenti al fine di garantire parità di trattamento tra i lavoratori, anche attraverso la chiusura delle partite contrattuali di tipo economico tutt’ora aperte: produttività, progressioni economiche, ecc..
Anche in questo caso la parola d’ordine è..: nulla di fatto…!!! Insomma un sistema “incartato” dove chi ha la peggio sono sempre i più deboli: i cittadini e i lavoratori.
Altro fetta importante della sanità sassarese perennemente in crisi è quello della sanità convenzionata, ovvero tutte quelle strutture ospedaliere, riabilitative e socio assistenziali che erogano servizi sanitari e sociosanitari alla persona.
La riforma dice che “entro 180 giorni” la giunta regionale provvederà ad elaborare la nuova proposta di “nuovo Piano dei Servizi Socio Sanitari”. Anche qui ci troviamo a governare costantemente una serie di crisi gestionali a causa della mancata programmazione del sistema di accreditamento, più precisamente un sistema delle regole che tra Committenza e Committente appare del tutto inapplicato, condizione per cui i lavoratori ricevono le buste paga in ritardo e nei casi più gravi con stipendi arretrati pari a tre mensilità, vedi il caso emblematico dell’Ipab “San G.Battista” di Ploaghe che da otto anni è Commissariata e che attende di essere trasformata in “ASP” (azienda pubblica di servizi alla persona). Il paradosso è che la regione dopo aver finanziato l’Ipab per far fronte alla situazione debitoria, con le sue lungaggini e le inconcludenze ha fatto si che l’ente abbia prodotto altri sette milioni di euro di debiti.
Per non parlare poi del sistema appalti con alcune cooperative di supporto ai servizi assistenziali che operano in regime di proroga diventata orami ordinaria amministrazione.
Ci sarebbe molto altro da dire, tuttavia nella consapevolezza e con l’auspicio che gli spazi del dibattito ci consentano di entrare nel merito della riorganizzazione della rete ospedaliera così come della riforma sanitaria regionale, la Cisl Fp di Sassari chiede la modifica della proposta inserendo nel territorio sassarese un presidio di I livello al fine di riequilibrare l’offerta sanitaria a garanzia di diritto di cittadinanza della salute dei cittadini del nord ovest della Sardegna.






