Palazzo Sanna-Cavanna nel patrimonio immobiliare della Fondazione di Sardegna
Diventerà uno spazio per cultura, ricerca e innovazione. Qui nacque Enrico Berlinguer
Lo storico Palazzo Sanna-Cavanna in viale Dante, tra via Alghero e via Galileo, è stato acquistato dalla Fondazione di Sardegna che lo destinerà a spazio per cultura e soprattutto ricerca e innovazione. L’annuncio è stato dato lunedì mattina dal presidente Giacomo Spissu, che nella sala conferenze della sede della Fondazione in via Carlo Alberto ha presentato alla stampa l’iniziativa.

Il patrimonio culturale e immobiliare della Fondazione si amplia così con l’acquisizione di uno degli edifici più conosciuti della città, non tanto perché qui il 25 maggio del 1922 nacque Enrico Berlinguer (la famiglia lasciò però la casa pochi mesi dopo), particolare valorizzato e celebrato solo nel 2022 con una targa all’esterno, quanto per l’aspetto, con la torretta superiore che fa da coppia con quella vicina, ma più grande e meglio conservata, di Villa Mimosa.
A dirla tutta, il palazzo, sottoposto a uno stretto vincolo monumentale stabilito secondo le norme di tutela, non si presenta in buono stato. A parte l’ingresso e le scale interne, i lati esterni presentano vistosi danni del tempo e degli agenti atmosferici. Il cortile, che chi abitualmente passava in via Alghero qualche volta ha potuto vedere dalla strada, necessita di una totale rivisitazione. In facciata, parecchi elementi decorativi delle finestre e soprattutto la torretta sono stati fissati (e l’intervento non appare recente) con delle reti protettive per il timore che parti possano cadere sul marciapiede sottostante. Al piano terra in passato era ospitata una rivendita di frutta e verdura e poi una pizzeria (c’è ancora l’insegna), mentre nella porzione verso via Galileo trovava spazio un notissimo negozio di arte, decoupage e giocattoli. È invece tuttora attiva un’agenzia immobiliare all’angolo con via Alghero. La Fondazione di Sardegna dovrà insomma affrontare un ulteriore investimento, che si preannuncia non di poco conto, per il recupero dell’edificio, appartenuto da ultimo ai tanti eredi della famiglia Sanna-Cavanna (sembra addirittura una ventina), in alcuni casi di non facile reperibilità.
L’obbiettivo, più che apprezzabile, è recuperare uno spazio di particolare pregio da destinare ad attività culturali, di innovazione e di sviluppo locale. La Fondazione di Sardegna non è nuova a una scelta di questo tipo. Il percorso è stato infatti avviato con l’acquisizione del chiostro di San Francesco a Cagliari.
«Il palazzo sarà destinato all’innovazione. Non facciamo certo gli immobiliaristi e neanche altre fondazioni hanno nel loro dna l’acquisizione di edifici al loro patrimonio immobiliare. Spesso però intervengono nel recupero di edifici degradati, trasformati in centri culturali o hub di innovazione. E questo è il nostro obiettivo», ha spiegato il presidente Giacomo Spissu. Saranno così ricavati spazi per attività culturali e creative, come mostre, spettacoli, festival, incontri, installazioni, ma soprattutto l’edificio sarà destinato a iniziative legate alla ricerca, all’innovazione e alla formazione. L’obiettivo è fare di Palazzo Sanna-Cavanna un luogo vivo, capace di connettere cultura, creatività e tecnologia, generando opportunità di crescita e inclusione sociale. «L’acquisizione è stata un’operazione complessa, che ha richiesto tempo e determinazione, ma ci consente oggi di restituire a Sassari un bene importante, ricco di storia – ha detto ancora il presidente Giacomo Spissu –. La Fondazione compie una scelta che ha un forte valore culturale e civile. Abbiamo deciso di restituire alla città un luogo carico di storia e simboli, ma soprattutto di proiettarlo nel futuro come spazio di cultura, ricerca e partecipazione. È un investimento per la città che rafforza la nostra missione di promuovere lo sviluppo attraverso la conoscenza, la creatività, il talento e l’innovazione. Un edificio chiuso diventa così una risorsa condivisa, aperta alla comunità e alle nuove generazioni».

Alla conferenza stampa ha partecipato il sindaco Giuseppe Mascia. «Per noi è una operazione importante. Uno degli aspetti più complicati degli ultimi venti anni è il ripristino degli edifici storici nelle città – ha detto –. L’operazione per noi ha anche ha un significato urbanistico, perché ci porterà a mettere ordine a viale Dante, i cui giardini vanno sistemati, come anche gli alberi a ridosso della palazzina. Le nostre linee programmatiche prevedono già un intervento nell’area».
Innovazione, creatività e cultura quindi. L’intervento si sviluppa infatti con il supporto di Abinsula. Resta adesso da definire l’operazione di recupero e restauro, che avverrà necessariamente con l’interlocuzione della Soprintendenza, con l’auspicio che non si ripetano i rallentamenti burocratici che hanno riguardato il chiostro di San Francesco a Cagliari.

Come ha ricostruito lo storico ed ex direttore dell’Archivio Comunale Paolo Cau, il palazzo, costruito tra il 1911 e il 1913 su progetto dell’ingegner Raffaello Oggiano come deposito e rivendita di materiali edili, divenne in seguito residenza della famiglia Cavanna e dell’avvocato Beniamino Sanna, per il quale fu realizzata. Alcuni elementi erano tipici del periodo: la scala interna caratterizzata dalla bella tromba e la torretta della loggia. Lo stile è liberty. Previsti anche scuderia, rimessa, alloggio per il custode e una fabbrica di piastrelle. Oggi l’edificio è sottoposto a vincolo monumentale ed è conosciuto soprattutto per il legame con la figura di Enrico Berlinguer, amatissimo segretario del Pci scomparso nel 1984, ricordato da una targa commemorativa apposta dal Comune di Sassari in occasione del centenario della nascita nel maggio del 2022. Ci visse in realtà poco: l’appartamento fu preso in affitto dal padre Mario appena prima della nascita di Enrico e poco tempo dopo si trasferirono altrove. Uno spazio interno potrebbe allora venire dedicato proprio a Berlinguer.
L’avvocato Beniamino Sanna, ricorda ancora Paolo Cau, in rappresentanza della ditta Cavanna partecipò alla rinascita della Conceria Dau, dalle cui ceneri sorse nel 1918 la Società Anonima Dau, una delle poche allora esistenti in Sardegna. Stefano Cavanna fu invece un autorevole membro della Camera di Commercio. Il suo nome appare tra i 72 cittadini con a capo Enrico Berlinguer (nonno), Garavetti e Satta Branca, che nel 1891 sottoscrissero le azioni della Nuova Sardegna.







