Nuove spiagge ad Alghero
È l’idea di due urbanisti, Benito Schirru e Anastasia Fiori. Sotto i bastioni potrebbe essere effettuata una vasta opera di ripascimento per 2,5 km
Alghero. L’idea è semplice: perché non portare la sabbia sotto i vecchi bastioni di Alghero e permettere così a turisti e tutti i bagnanti di accedere ad una spiaggia a pochi metri da casa evitando traffico e stress? È il progetto di due dottori urbanisti, Benito Schirru e Anastasia Fiori. In realtà, quello che si vede oggi ad Alghero è il risultato di svariati interventi dell’uomo sulla costa. A cominciare dai bastioni, che oggi svettano imponenti ma che sono il risultato di un intervento che risale ai primi del Novecento. E poi le rocce: in passato è probabile che ci fossero dei lunghi tratti di spiaggia, di cui alcuni resti possono essere visti ancora oggi. Quella sabbia potrebbe essere stata utilizzata per costruire gran parte del borgo antico algherese o rimossa per fare emergere un fondale irto di rocce, difficilmente espugnabile. Con Benito Schirru e Anastasia Fiori abbiamo dialogato all’inizio della stagione turistica. Era fine giugno e abbiamo potuto ammirare Alghero sotto un diverso punto di vista. Adesso, a metà settembre la stagione estiva volge alla conclusione e per gli operatori del settore tra poco sarà tempo di bilanci. Oggi, anche ottobre è un mese ad elevata attrattività turistica. E se si allunga la stagione perché non ampliare l’offerta di spiagge a due passi dagli alberghi?
In termini tecnici l’intervento di ripristino della sabbia si chiama “ripascimento”. Ad Alghero nascerebbero cinque spiagge “urbane”, individuate nel progetto di Schirru e Fiori dal Calabona fino al Molo di Sant’Antonio, due km e mezzo in tutto di nuovo litorale sabbioso, per circa 30 metri di larghezza. «Niente di diverso da quanto è stato fatto a Rapallo, Ventimiglia, Alassio, Savona, Sanremo, in diverse località della Sicilia e della Toscana e nella riviera romagnola e, all’estero, nella più famosa spiaggia di Rio, Copacabana, e a Barcellona», spiega Schirru. In Sardegna l’esempio più noto è quello di Cala Gonone, dove si è intervenuto dieci anni fa.
Per adesso non sono ancora arrivate risposte ufficiali dagli interlocutori istituzionali, Comune in particolare. «Stiamo cercando un dialogo e un momento di confronto. Forse serve anche un coinvolgimento della popolazione. Alcuni operatori turistici hanno manifestato grande interesse ma serve qualcosa di più», dice Schirru, che assicura che la predisposizione di una barriera frangiflutti garantirebbe il contenimento della sabbia e lo smorzamento della violenza dei marosi. La presenza di una spiaggia e di una barriera protettiva eviterebbe inoltre crolli nella base dei bastioni: le onde troverebbero difficile arrivare sotto e provocare danni come quelli registrati nei mesi scorsi, con crolli pericolosi. Inoltre, l’operazione di ripascimento avrebbe risvolti positivi sul versante ambientale: le code di auto verso Le Bombarde o Maria Pia sarebbero ridimensionate.
Rimangono i costi, compresi tra 1,5 e 2 milioni di euro. Come finanziarli? Un’idea potrebbe essere il ricorso ad una imposta di scopo comunale oppure intervenire con la tassa di soggiorno. Ma su questo dovrà decidere la politica.








