No alle scorie nucleari in Sardegna

Il direttivo della Sezione “Bussalai” di Sassari del PSd’Az chiede al sindaco Nicola Sanna di imporre l’assoluto divieto allo stoccaggio e al transito di scorie nucleari nel territorio comunale

 

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Un deposito di scorie nucleari

Sassari. Nei giorni scorsi si è riunito il direttivo della sezione “Marianna Bussalai” del PSd’Az di Sassari per discutere del quanto mai dibattuto argomento dell’“individuazione della Sardegna quale sito unico destinato ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e il parco tecnologico».

Il direttivo, composto da Carla Puligheddu, Caterina Orecchioni, Francesca Piras, Silvia Schiavini, Mirella Fois, Eleonora Mulas, Luisa Piras, Marinella Puligheddu e Piergianni Santoru, «esprime a gran voce la fortissima preoccupazione, l’allarme gravissimo dei cittadini di Sassari e fa proprio, condividendolo, l’attualissimo pensiero di Antonio Simon Mossa che ci ricorda il significato della Libertà, oggi che proprio la Sardegna è indicata fra i siti idonei allo stoccaggio, e dunque possibile obiettivo per il “deposito unico” delle scorie nucleari». Un pericolo che rimane concreto, nonostante ogni decisione in merito sarà presa solo nei prossimi mesi. Simon Mossa diceva: «Libertà significa che i sardi devono essere prima di tutto padroni della propria Terra, arbitri dei propri destini. Se noi dunque non promuoviamo lo spirito di ribellione, diventiamo complici di costoro, allo stesso modo traditori del popolo sardo e profittatori indegni».

«Il Deposito Nazionale – ricorda il direttivo della sezione “Bussalai” – è finalizzato alla sistemazione definitiva di circa 75 mila metri cubi di scorie nucleari di bassa e media attività e lo stoccaggio temporaneo di circa 15 mila metri cubi di scorie ad alta attività, frutto della stagione nucleare italiana chiusa con il referendum del 1987 e sulla base dei criteri individuati nella Guida Tecnica n. 29 la Sardegna per via delle sue caratteristiche di stabilità geologica, geomorfologica e per l’assenza di attività sismica, con buona probabilità potrebbe essere indicata nella CNAPI tra le Regioni idonee ad ospitare le scorie».

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Militanti della Sezione Bussalai

«Siamo del parere che il Deposito Nazionale arrecherebbe un forte danno d’immagine alla Sardegna, pregiudicando l’economia isolana che si basa sulla qualità dell’ambiente e delle produzioni agroalimentari ed impattando negativamente i ricavi nel settore turistico e delle esportazioni. La Sardegna è già sottoposta all’insostenibile gravame delle servitù militari che hanno creato ingenti danni al territorio in termini di inquinamento, di danni alla salute e impatto negativo sull’economia dei territori interessati; ed un eventuale deposito di scorie nucleari presuppone un ulteriore imposizione di servitù militari a protezione delle sito che in caso di guerra la Sardegna diventerebbe un obbiettivo sensibile, con l’aumento esponenziale dei rischi per la popolazione residente». Già nel luglio del 2003 il Consiglio Regionale ha dichiarato la Sardegna Territorio Denuclearizzato e precluso al transito ed alla presenza, anche transitoria, di materiali nucleari non prodotti nel territorio regionale. Il referendum, seppure solo consultivo, del 15 e 16 maggio 2011 vide il 97,64% dei sardi esprimersi in maniera unanimemente contraria alla costruzione di un deposito di scorie radioattive per le ripercussioni notevoli che la nostra isola sopporterebbe sotto il profilo dell’impatto ambientale, economico e sanitario. Diversi Ordini del Giorno sono stati inoltre approvati dal Consiglio Regionale, tra i quali quello approvato in data 28 maggio 2014, che vincolano la Giunta a respingere ogni possibilità che la Sardegna venga inserita tra le aree idonee ad ospitare siti per i rifiuti radioattivi. L’Unione Europea impegna però ad una determinazione in tempi strettissimi: la scadenza è infatti agosto 2015, pena l’apertura di una procedura d’infrazione a carico del governo italiano. «L’iter finora seguito dal governo italiano non è mai stato improntato sulla trasparenza, né all’apertura e al coinvolgimento dei cittadini, c’è da aspettarsi che calerà dall’alto la propria decisione, naturalmente dopo le elezioni amministrative del 31 maggio».

«I sardi non accetteranno a nessuna condizione che l’isola diventi, oltre ad una servitù militare e una terra di confino per la deportazione dei 41 bis, una pattumiera radioattiva che arrechi ulteriori danni alla propria economia e alla salute dei cittadini. Ad oggi nessun componente del Consiglio Comunale di Sassari, al contrario di altri comuni della Sardegna, si è fatto promotore di una presa di posizione ufficiale da parte dell’Amministrazione, ovviamente contro tale eventualità». La Sezione “Bussalai” invita quindi il sindaco Nicola Sanna «ad impegnarsi personalmente affinché il Consiglio comunale deliberi: 1) di dichiarare denuclearizzato il proprio territorio e di imporvi l’assoluto divieto, allo stoccaggio e al transito di scorie nucleari; 2) la totale contrarietà all’individuazione della Sardegna come sede di Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi e Parco Tecnologico; 3) di dare mandato al Sindaco per chiedere al Presidente della Giunta e al Consiglio regionale una forte presa di posizione contro qualsiasi tentativo di stoccaggio di scorie e l’installazione del Deposito Nazionale. 4) di dare mandato al Sindaco per tutte le azioni istituzionali ed eventualmente amministrative e giudiziarie utili a rappresentare questa deliberazione in qualunque sede».

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