Hamlet Travestie

Da John Poole e Antonio Petito a William Shakespeare, di Emanuele Valenti e Gianni Vastarella. Mercoledì e giovedì al Teatro Comunale di Sassari

 

HamletTravestie2Sassari. Cronache del quotidiano e inquietudini di un “figlio senza padre” per “Hamlet Travestie/ da John Poole e Antonio Petito a William Shakespeare” di Emanuele Valenti (che firma anche la regia) e Gianni Vastarella in cartellone (in prima regionale) martedì 10 marzo alle 21 all’Auditorium Comunale di Arzachena, poi mercoledì 11 e giovedì 12 marzo alle 21 al Teatro Comunale di Sassari e infine venerdì 13 marzo alle 21 al Teatro Costantino di Macomer nell’ambito del XXXV Circuito Teatrale Regionale Sardo organizzato da CeDAC (con lo slogan “Giù la Maschera!”).

Il dramma di Amleto, Principe di Danimarca, rivive sulla scena nell’intrigante spettacolo di Punta Corsara e 369gradi, in cui le parole ispirate e visionarie del capolavoro del Bardo s’intrecciano alla parodia della tragedia scritta nello stile irridente del burlesque settecentesco dell’inglese John Poole e alle suggestioni partenopee di un ritratto di famiglia tracciato da Antonio Petito, grande attore e drammaturgo napoletano nel suo “Don Fausto”.

HamletTravestie1Una felice mescolanza di temi e di accenti, per una pièce originale che mette al centro sull’universale dilemma fra pensiero e azione, fra le consolazioni e la solitudine della filosofia e la concreta lotta per l’affermazione della propria personalità (e dei propri diritti) che affronta chi si getta nella mischia – specchio dell’inquietudine adolescenziale, dei sogni e delle ambizioni di un giovane uomo che fatica a diventare adulto, in b ilico tra l’ozio e il ritiro dello scienziato e l’attraente ma pericolosa giostra delle umane passioni.

L’ambiguità delle visioni, al confine tra verità e immaginazione, tra follia e realtà – già sottesa nella tragedia elisabettiana – e la caratteristica malinconia del Principe fanno di Amleto un personaggio enigmatico e complesso, su cui si sono ampiamente esercitate l’arte e la psicanalisi, nel tentativo di scandagliare l’animo dell’erede al trono spodestato dallo zio, immerso in un conflitto edipico, tra proiezioni della figura paterna e il mistero di un (possibile) fratricidio.

Nella mise en scène di Punta Corsara e 369gradi la trama si complica, e insieme si semplifica, riannodandosi ai temi e alla dimensione più prosaica del quotidiano: il registro alto dell’opera shakespeariana, che si contamina nel gioco metateatrale dell’incontro con i comici invitati a corte, giunge all’estremo della farsa nella giocosa trasposizione di Poole, per poi approdare alla dimensione quasi naturalistica del teatro popolare napoletano, di cui Antonio Petito, straordinario Pulcinella, è stato uno dei più apprezzati maestri.

Sotto i riflettori – in questo raffinato e coinvolgente “Hamlet Travestie”, che prende le mosse proprio dal famoso burlesque di Poole per confrontarsi con uno dei capolavori della storia del teatro, e con il personaggio ricco di luci e ombre divenuto quasi un emblema del dubbio, ricercano le tracce fra le trame del teatro come nella contemporaneità – un’affiatata compagnia di giovani e bravi attori, formata da Giuseppina Cervizzi, Christian Giroso, Carmine Paternoster, Valeria Pollice e gli stessi Emanuele Valenti e Gianni Vastarella. Il disegno luci è di Giuseppe Di Lorenzo e l’invenzione dello spazio scenico è strettamente legata alle scelte registiche di Emanuele Valenti, per un’ambientazione che possa render conto delle diverse situazioni e temperature emotive.

Ritratto di famiglia (partenopea) tra la guerra per la sopravvivenza, tra le mille piccole e grandi questioni e preoccupazioni del quotidiano – la casa, i debiti, le difficoltà del lavoro e il futuro dei figli, “Hamlet Travestie” racconta la normalità della vita e insieme l’isolamento di quel ragazzo forse geniale e ipersensibile, forse solo scontroso e introverso, che si nutre di sogni, imprigionato fra desiderio di riscatto e paura, alla ricerca di un suo destino, del suo posto sulla ribalta del mondo.

Il sole e la vivacità di una Napoli di oggi – e di ieri – fanno pendant alle evocate ombre dell’antica corte danese, in un gioco di contrasti che offre allo spettatore la chiave per i diversi livelli di lettura, e le infinite possibili interpretazioni di un dramma che sembra acuirsi in un terribile, silenzioso crescendo, fino all’improbabile catarsi, in un sottile equilibrismo fra legami di sangue e ambizione, tenerezza e rabbia, orgoglio e paura.

“Hamlet Travestie” – tra variazioni e contaminazioni – mette in risalto, ancora una volta, l’immortalità e universalità dei classici, e la capacità del grande drammaturgo inglese di indagare e svelare i segreti della mente e del cuore umano, al di là del bene e del male e di qual si voglia giudizio – o pregiudizio morale; e restituisce, attraverso la leggerezza e l’ironia dolceamara della commedia, la forza evocativa di un teatro che sa farsi specchio della realtà. Un itinerario attraverso i secoli e i generi, un excursus nella storia del teatro che unisce idealmente il Cinquecento all’Ottocento – passando per l’età della Restaurazione inglese per scoprire – ancora una volta – un Amleto nostro contemporaneo.

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