L’inno della Sardegna e Sa Die 2023

Non è previsto nei programmi ufficiali. Eppure l’isola è una delle poche regioni italiane a possedere un canto coevo alla Marsigliese. L’opinione di Antonio Deiara

Appare strana la “scomparsa” dell’Inno Ufficiale della Regione Sardegna, il “Procurade ‘e moderare” di Francesco Ignazio Mannu di Ozieri, dai programmi de “Sa Die de sa Sardigna” 2023. Siamo una delle poche regioni d’Italia a possedere un inno coevo della “Marseillaise”, canto rivoluzionario e repubblicano per antonomasia, e sembra che non lo si voglia eseguire in ogni cerimonia ufficiale: mi riferisco ai suoni ben amalgamati di un’entusiasta orchestra giovanile e alle voci intonate di un gioioso coro di giovani donne sarde, eredi delle grandi donne della storia della Sardegna: basti pensare a Eleonora d’Arborea, Adelasia di Torres e Grazia Deledda.

“Procurade ‘e moderare” possiede la solennità del “God save the King” inglese, scritto in tempo musicale tre quarti, e la possanza del canto della Rivoluzione Francese. Gli inni nazionali, come insegna il mio maestro, Carlo Delfrati, possono essere classificati in tre categorie: monarchici, rivoluzionari o repubblicani, coloniali. Al primo gruppo appartengono il già citato inno della Gran Bretagna e quello della Germania, firmato nientepopodimeno che da Franz Joseph Haydn! Nel secondo possiamo collocare l’inno francese di Claude-Joseph Rouget de Lisle, il “Canto degli Italiani (Fratelli d’Italia)” col testo del sardo Goffredo Mameli e la musica del genovese Michele Novaro e il “Procurade ‘e moderare” di F.I. Mannu. Gli inni coloniali sono stati generati dalla rielaborazione di quelli delle nazioni colonizzatrici; assai esplicito l’inno del Camerun. Link: https://www.youtube.com/watch?v=zq3TLCXbJkA 

Proviamo a conoscere meglio le strutture ritmico-melodico-armoniche che caratterizzano l’inno ufficiale della Regione Sardegna, normato dalla legge regionale n.14 del 4 maggio 2018. Al primo posto metterei la cellula ritmica “militare”, costituita da una croma puntata seguita da una semicroma: l’effetto sull’ascoltatore è di dare slancio al canto, unitamente all’inizio in levare. Meravigliosa, nella sua solenne semplicità, la linea melodica appartenente alla tradizione popolare dei “gosos”, dedicati ai santi e diffusi in tutta l’Isola. Nel mio caso, “Antoni meraculosu ses de Padua intituladu”, dato che sono nato il 3 giugno e il patrono di Padova cade il 13 dello stesso mese. Peculiari le strutture armoniche de “Su patriotu sardu a sos feudatarios”: nel rispetto dell’armonia sarda, che i colleghi musicisti continentali si ostinano invano a voler “correggere”, l’alternanza simmetrica de “s’asciada” e “s’abasciada” di un tono, per esempio da sol bemolle maggiore a la bemolle maggiore e viceversa, determina un rinnovato interesse da parte dell’ascoltatore.

In attesa di un concorso di idee bandito dalla Regione Sardegna, che promuova l’orchestrazione ufficiale del suo inno, propongo ai “lettoascoltatori” l’elaborazione di “Procurade ‘e moderare” firmata dal maestro Gian Battista Ledda, già docente di Teoria e Semiografia al Conservatorio “Luigi Canepa” di Sassari. L’allora “inno in pectore” è stato eseguito ad Alà dei Sardi l’8 luglio 2017, sotto l’egida del Coro “Sant’Austinu” e del Comune di Alà, a conclusione della “prima” della prima opera in lingua sarda dello stesso G.B. Ledda, “Paràulas e Sonos de Sardigna”. Link: https://www.youtube.com/watch?v=m5S7PzcHNgY

Buon ascolto e Bona Die de sa Sardigna!

Antonio Deiara
docente di Musica,
autore dello Studio musicologico sul “Procurade ‘e moderare” – 2011

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