Freemmos, liberi di Restare

A Monteleone Rocca Doria il primo evento del progetto dedicato al contrasto allo spopolamento dei piccoli comuni sardi e ideato dalla Fondazione Maria Carta

Freemmos2Monteleone Rocca Doria. Lo splendido borgo di Monteleone Rocca Doria, ha ospitato nella giornata del 25 aprile il primo dei due appuntamenti con “Freemmos, liberi di restare “, il progetto ideato dalla Fondazione Maria Carta che si pone l’obiettivo di sensibilizzare le istituzioni e i cittadini sul grave fenomeno dello spopolamento che investe numerosi piccoli centri della Sardegna. Il prossimo è in calendario per il 14 maggio a Baradili, il paese dell’Isola che vanta in assoluto il più basso numero di residenti, solo 82. Secondo uno studio sono esattamente trentuno i centri destinati a scomparire nel prossimo futuro. Tante le persone coinvolte, che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa. La giornata è stata intensa e affascinante, sia per lo scenario mozzafiato del borgo e sia per i contenuti.

Dopo la Santa Messa che ha ufficialmente aperto la giornata, all’interno della chiesa di Santo Stefano al centro del paese si è svolto un interessante e partecipato convegno, preceduto da una breve ma intensa introduzione musicale a cura del duo Fantafolk, del Cuncurdu a Tenore di Orosei e dell’artista basco Kepa Junkera. Il dibattito, moderato dal giornalista Tonino Oppes, grazie alle testimonianze degli illustri ospiti, ha fornito una interessante chiave di lettura sul tema della giornata.

Freemmos1Dopo il saluto del presidente della Fondazione Maria Carta, Leonardo Marras, e dei sindaci di Monteleone Roccadoria Antonello Masala e di Baradili Lino Zedda, rompere il ghiaccio è spettato al giornalista Giacomo Mameli. «Alla grande voglia di lottare da parte dei comuni e dei suoi Sindaci – ha detto – fa da contraltare la non volontà politica di affrontare il problema. Quella attuale è la peggiore amministrazione regionale di sempre». Non solo volontà politica però secondo Mameli, ma anche «una buona dose di responsabilità oggettiva, ovvero l’incapacità del singolo di amare e conoscere il proprio paese e la sua storia»

L’ex direttore dell’Unione Sarda Anthony Muroni, dopo un significativo saluto in limba ai presenti, sottolineando l’importanza storica della lingua sarda come strumento di conoscenza e del tramandarsi delle tradizioni, ha puntato il dito sulla politica, affermando che «ogni persona che ha responsabilità pubblica, deve sentirsi responsabile dello spopolamento, un fenomeno che non è mai stato affrontato e contrastato con delle politiche mirate, sembra anzi che gli attuali amministratori vogliano addirittura dare il colpo di grazia. Bisogna parlarne, sensibilizzare il più possibile, perché i giovani, per effetto della globalizzazione non conoscono la storia del proprio paese – ha continuato Muroni -, essere innamorati delle proprie radici è un fondamentale punto di partenza». In chiusura del suo intervento l’ex direttore dell’Unione Sarda ha voluto fare un saluto alla memoria di Vincenzo Migaleddu, un faro al quale guardare.

L’antropologo Bachisio Bandinu, ha catturato l’attenzione dei presenti, sottolineando che «quello che potrebbe sembrare un fenomeno fisiologico, altro non è che il risultato di una politica globale, che basa le sue logiche su interessi finanziari ed economici. Non bisogna essere fatalisti – ha evidenziato –, ma agire, solo così si può intercettare una possibile traiettoria di mutamento. Non si può essere globali se prima non si è profondamente locali, perché solo in questo modo si può avere qualcosa da comunicare all’esterno. La vera scommessa è sentirsi cittadino del mondo, ognuno nella sua terra e non andare via».

Bachisio Porru, ex sindaco di Olzai, ha raccontato la sua personale esperienza che lo ha visto anni orsono in prima linea per la battaglia contro il taglio dei servizi nei piccoli centri. Porru, da ex preside propone la sua ricetta proprio sulla scuola, «il dimensionamento non è il frutto della politica attuale – dice –, la scuola va difesa se è adeguata e risponde alle esigenze, per esserlo è necessario rovesciare il sistema e portare gli insegnanti migliori nei piccoli centri».

L’ex rettore dell’Università di Sassari Attilio Mastino ha invece ribadito come «i sindaci dei paesi che si vorrebbe condannati allo spopolamento, sono i più combattivi e attivi e questo ci dà speranza. La politica non deve prendere atto di una tendenza, ma usare gli strumenti e il potere che ha a disposizione per correggerla».

La parola è poi passata a Gavino Sini, presidente della Camera di Commercio di Sassari. «È difficile fare previsioni – ha detto –. Certo è che sapere che isole Baleari e Corsica hanno proiezioni di incremento demografico ed economico, deve far riflettere. Non è semplice tenere ferme le persone quando il lavoro va via, la gente sta nei posti quando si realizza e trova la sua dimensione e dignità lavorativa. La rivoluzione industriale digitale, fa sì che a differenza del passato, il lavoro ora insegua le persone. In Sardegna abbiamo tante cose belle, siamo un museo a cielo aperto ma dobbiamo farlo diventare strumento di economia».

Tra gli ospiti anche il musicista Piero Marras, che ha costruito la sua carriera partendo da una forte identità sarda. «Avendo la possibilità di girare la Sardegna, noto che stiamo assistendo ad una vera e propria erosione di identità, specialmente nei piccoli paesi. Diminuiscono le feste perché i giovani stanno perdendo interesse per le tradizioni. Questo è un segnale ben preciso, da intercettare. Abbiamo bisogno di persone e uomini che a livello politico investano in identità e sardità vera».

L’urbanista Sandro Roggio ha invece evidenziato l’inadeguatezza della legge urbanistica regionale, «la mancanza di progetti sui grandi vuoti della Sardegna, i 2/3 dell’isola infatti possono essere considerati senza presidio. Se non c’è lavoro, non può esserci sviluppo e i piccoli centri muoiono. Le attuali leggi, puntano alle aree dove c’è “polpa”».

Lo scrittore Bernardo Demuro, che ha scelto Monteleone Rocca Doria come sua residenza, ha invece affrontato l’argomento dal punto di vista romantico, leggendo alcuni passi del suo libro “Ai piedi dell’Olimpo, tra sogno e racconto”, ispirato proprio dal piccolo borgo.

La chiusura del dibattito è spettata al sindaco di Bortigiadas (uno dei 31 paesi a rischio spopolamento) Emiliano Deiana, presente anche nella veste di presidente dell’Anci Sardegna. In riferimento alla scuola, Deiana ha sottolineato che «la politica prima arrivava per aprire, ora arriva per chiudere. La legge sulla riforma degli enti locali ha creato il deserto. In tutto questo scenario non si capisce cosa ci stiano a fare i piccoli paesi e le piccole comunità». Deiana ha citato un termine molto significativo, la “paesitudine” ovvero l’inquietudine di vivere nei paesi che sta attanagliando gli abitanti. «Dobbiamo avere amore per i nostri luoghi – ha detto –, ma forse siamo così abituati a vederli tutti i giorni che non riusciamo a coglierne le potenzialità. Abbiamo bisogno di uno sguardo esterno che ci aiuti in questo senso e che ci faccia vedere ciò che noi non vediamo».

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I Bertas

Prima della pausa pranzo, rigorosamente a base di prodotti tipici locali, la sfilata dei Mamuthones per le via centrale del paese, ha catturato l’attenzione e la curiosità dei presenti, tra i quali alcuni turisti. La giornata, che ha visto nelle vesti di presentatore il giornalista Giacomo Serreli, è proseguita nel pomeriggio all’interno della chiesa con le esibizioni dei Clarsech Ensemble, dell’Olbia Folk Ensemble e del Coro di Usini, per poi proseguire sino a tarda sera nel palco allestito nella piazzetta antistante, dove si sono esibiti i giovanissimi e promettenti Gravity Sixty, i nuoresi Menhir, i Bertas, Mariano Melis, l’organettista basco Kepa Junkera protagonista di uno strepitoso duetto con i Fantafolk, i Tressardi e il bluesman di Osilo Francesco Piu.

Il prossimo appuntamento con Freemmos è in calendario il 14 maggio a Baradili.

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