Energia dalle onde, di fronte all’Argentiera chiesta una concessione
È stata presentata dalla società bresciana Tenproject. Enrico Sini, consigliere comunale di “Sassari è”: «L’impianto potrebbe compromettere il futuro sviluppo turistico ed ecosostenibile»
Sassari. Ricavare energia dalle onde. La società bresciana Tenproject lo scorso 13 dicembre ha richiesto la concessione demaniale marittima di uno specchio acqueo di 54.025 metri quadrati di fronte all’Argentiera per realizzare una “wave farm” per la produzione di energia elettrica da 1 MW sfruttando il moto ondoso. Un progetto che ha già suscitato non poche perplessità. Adesso arriva la prima osservazione-istanza da parte dei cittadini, depositata presso la Capitaneria di porto di Porto Torres, come previsto dalle normative. Lo ha fatto il consigliere comunale Enrico Sini (del gruppo “Sassari è”), residente nella borgata di Palmadula. «A seguito di vari incontri con abitanti e operatori turistici dell’Argentiera, direttamente interessata dal progetto proposto, delle borgate di Palmadula, La Corte, La Pedraia e Biancareddu che si affacciano o fruiscono di questo tratto di mare interessato dal progetto della società Tenproject – scrive Sini –, ritengo opportuno esporre alcune osservazioni. Il nostro territorio è caratterizzato da una natura ancora incontaminata, apprezzata e amata da numerosi turisti che frequentano le nostre coste nei mesi estivi dandoci la possibilità di poter contare su irrinunciabili opportunità di lavoro, potrebbe essere compromesso dal posizionamento di un impianto di questo tipo, che, anche se poco visibile dalle spiagge dell’Argentiera e Porto Palmas, potrebbe compromettere la naturale bellezza delle nostre coste».

«Da un’attenta analisi della relazione tecnica a pagina 40, punto 10, troviamo le prime considerazioni sull’impatto ambientale del progetto. Evidenziamo che non è stato fatto nessuno studio di impatto su flora, fauna e ambiente marino, in quanto ritenuti dalla stessa Tenproject trascurabili, cosa che secondo noi questi studi sarebbero di rilevante importanza proprio per evitare danni ambientali irreparabili. Infatti ci risulta che in quel tratto di mare ci siano grandi distese di posidonia oceanica e che non vi siano dei canaloni di sabbia, come affermato dalla società, che arrivino a terra nel punto previsto per l’arrivo del cavo a terra», fa notare il consigliere comunale di “Sassari è”. «Nello studio di impatto visivo, realizzato dalla società, si rileva che sono stati presi dei punti di vista quasi a livello del mare o da punti di osservazione non panoramici. Credo che uno studio completo di impatto visivo – prosegue Enrico Sini – debba essere fatto prendendo anche punti di vista più panoramici magari dai sentieri costieri, che caratterizzano la nostra costa, che danno quel valore unico non paragonabile per la spettacolarità dei quadri panoramici tutelati dalla Legge n° 1497 del 29 giugno 1939 per la protezione delle bellezze naturali, art. 1, e numeri 3 e 4, alle coste scozzesi, prese come esempio dalla società, per l’analisi paesaggistica di un’area di mare e di costa come è percepita dalla popolazione il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalla loro interrelazione».
«Un’altra carenza evidente è la mancanza totale di punti di vista presi dal mare verso la costa. Possiamo facilmente immaginare come il paesaggio venga compromesso perdendo quella spettacolare naturalezza che proprio in quel tratto di costa, tra la spiaggia dell’Argentiera e quella di Porto Palmas, uniche spiagge accessibili e frequentate da numerosi turisti che danno importanti e irrinunciabili opportunità occupazionali», dice ancora il consigliere comunale. Un’altra osservazione riguarda la sicurezza in mare: il luogo previsto per il posizionamento dell’impianto si trova in un tratto di mare solcato da molte imbarcazioni da diporto e da pesca che navigano sulla rotta Stintino-Alghero, per non parlare delle opportunità occupazionali che derivano dalla pesca libera consentita nell’area. Da non tralasciare neanche la distanza dai porti più vicini di Alghero e Porto Torres da cui dovrebbero partire eventuali mezzi di intervento in caso di incidenti o danni alle strutture dell’impianto, se realizzato.
L’area dell’Argentiera inoltre, oltre a far parte del Parco Geominerario, è anche citata nel P.P.R approvato con D.P.R del 07.09.2006 n.82-Primo Ambito Omogeneo- Deliberazione della Giunta Regionale del 05.09.2006 n. 36/7 ed individuata come centro matrice che prevede importanti vincoli di tutela. Osserviamo anche che tutta la fascia costiera che va da Porto Ferro-Argentiera-Stintino, per il notevole interesse pubblico-paesaggistico e per il caratteristico valore estetico è tutelata in base al Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Il Comune di Sassari poi, nel novembre del 2014, ha approvato il nuovo Puc, che in quelle parti del territorio sassarese di Argentiera e Porto Palmas ha previsto uno sviluppo turistico ricettivo compatibile. Infatti i proprietari dei terreni costieri e gli operatori turistici sono molto interessati a opportunità di sviluppo che si prospettano per il futuro considerando pure che è in fase di approvazione il nuovo Pul che finalmente vede la fascia costiera come opportunità produttiva.
Questa allora la conclusione di Enrico Sini: «Considerando anche la volontà dell’Amministrazione comunale di un rilancio economico, valorizzando la straordinaria bellezza del nostro territorio che attrae ogni anno sempre più turisti, e considerando che proprio nel comune di Sassari sono presenti già importanti impianti per la produzione di energia elettrica (Fiume Santo) senza nessun apprezzabile vantaggio per gli abitanti, riteniamo pur non essendo noi contrari alle energie rinnovabili che la scelta di realizzare questo impianto nel nostro mare oltre a non prevedere nessun tipo di vantaggio per gli abitanti del territorio interessato potrebbe compromettere il futuro sviluppo turistico ed ecosostenibile».








