Elisabetta Regina d’Inghilterra, al via la stagione lirica sassarese
Questa sera al Teatro Comunale di Cappuccini la prima dell’opera rossiniana, finora inedita in Sardegna. Replica domenica pomeriggio. Mercoledì scorso la presentazione con Bruno Cagli

Sassari. Un Rossini inedito per la Sardegna aprirà stasera alle 20,30 al Teatro Comunale di Cappuccini la 72esima Stagione Lirica dell’Ente Concerti “Marialisa de Carolis”. Sarà una vera scoperta, perché l’opera, su libretto di Giovanni Schmidt, costituisce un primo incontro assoluto, anche se alcune note sono già conosciute: la tecnica dell’autoimprestito costituisce infatti un topos rossiniano. A cominciare dall’ouverture di “Elisabetta”, che altro non è che la stessa del “Barbiere di Siviglia”. In realtà quella stessa musica nacque per un’altra opera giovanile, “Aureliano in Palmyra” del 1813. Ma nell’“Elisabetta” ci sono anche altri passaggi del “Barbiere”, come la melodia poi ripresa nella celebre cavatina di Rosina “Una voce poco fa” o altri frammenti che riecheggeranno anche nella “Cenerentola”. E queste due opere, “Barbiere” e “Cenerentola”, costituiscono il vertice della produzione rossiniana, mai usciti dai repertori dei teatri e delle stagioni liriche, un caso unico della storia della musica, a diffenza anche di Mozart, i cui capolavori (come “Don Giovanni”, “Le Nozze di Figaro” e altre oggi celeberrime) conobbero nell’Ottocento momenti di oblio. «Rossini in “Elisabetta” riuscì già a inserire quegli “accenti nascosti” degni della sua grandezza», ha detto mercoledì pomeriggio, in occasione della tavola rotonda di presentazione dell’opera, il professor Bruno Cagli, già soprintendente dell’Accademia di Santa Cecilia, forse il più grande conoscitore contemporaneo di Rossini (nel 1990 collaborò con Mario Monicelli nella trasposizione cinematografica della vita del grande compositore, interpretato da Philippe Noiret negli anni della maturità trascorsi nella villa di Passy e da Sergio Castellitto da giovane)
“Elisabetta Regina d’Inghilterra” ha compiuto pochi giorni fa due secoli. Fu infatti rappresentata per la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli il 4 ottobre 1815. Il maestro di Pesaro era poco più che ventenne al tempo della composizione. Eppure inserì alcuni elementi che hanno poi influenzato profondamente l’opera italiana dei successivi decenni. L’“Elisabetta” ottenne da subito un grande successo, grazie anche ad un formidabile cast, guidato dalla più celebre cantante di quegli anni, Isabella Colbran, poi moglie dello stesso Rossini. Dal San Carlo la carriera di Rossini prese il volo, imponendosi come il più celebre compositore del suo tempo. «La musica, occorre ricordarlo, unificò l’Italia ben prima dell’intervento dei Mille, di Garibaldi, di Cavour e dei Savoia. Un Paese ancora politicamente diviso, ma già unito dall’opera lirica. E Rossini ne fu alfiere: giunto nel regno dei Borbone dopo i trionfi della Scala a Milano e del San Moisè a Venezia, trovò la sua consacrazione a Napoli». Questo a dispetto della sua giovane età e di una generale diffidenza che lo accompagnava. Era inoltre un periodo nel quale era particolarmente richiesto come compositore. Ed ecco perché fu quasi costretto, diverse volte, a ricorrere ai cosiddetti “autoimprestiti”, riproponendo cioè alcune parti già utilizzate in passato. Non solo un banale escamotage per aggirare l’ostacolo del poco tempo a disposizione per comporre: la musica di Rossini riesce ad adattarsi alle situazioni drammaturgiche più diverse proprio per la sua grandezza. Come ha spiegato il regista Marco Spada, direttore artistico dell’Ente Concerti, si tratta di musica che ben si adatta anche alla contemporaneità: ecco perché “Elisabetta” può essere rivisitata sulla base dell’iconografia moderna, quella dei sovrani contemporanei tormentati – proprio come l’Elisabetta rossiniana –, tra il regno e l’amore, tra la ragion di Stato e la passione.
Alla presentazione è intervenuto Federico Ferri, al debutto in una direzione rossiniana, che guiderà l’orchestra. «Mi sono avvicinato a Rossini, che già amavo, con molta curiosità e rispetto. Ho trovato in questa partitura tesori a me sconosciuti. Sulla vocalità abbiamo fatto un lavoro enorme, con cadenze e tempi da dare, ci sono infiniti dettagli che sono fondamentali».
In serata “Elisabetta Regina d’Inghilterra” è stata proposta con successo nella tradizionale anteprima del mercoledì al Comunale davanti a trecento studenti che hanno partecipato al progetto “A scuola in teatro”, promosso dall’Ente Concerti per favorire l’ascolto della musica nelle giovani generazioni.







