Dinamo, buone indicazioni per coach Pasquini

L’esordio vincente in campionato con Varese ha confermato le impressioni della preseason. Una squadra che ha uomini con esperienza e fosforo. Il punto di Aldo Gallizzi

 

 di Aldo Gallizzi

DinamoVareseSassari. La strada è quella giusta. L’esordio vincente in campionato della Dinamo Banco di Sardegna al cospetto della Openjobmetis Varese, ha confermato le buone impressioni avute durante la preseason. La maggior pressione psicologica generata dal primo match con punti in palio, ha inevitabilmente influito, ma più sulle percentuali di squadra (25/64 ovvero il 39%), che su tutto il resto. È chiaro che siamo solo alle prime battute e chimica e automatismi siano ancora da rivedere e perfezionare con tempo e lavoro, ma coach Pasquini può senza dubbio essere soddisfatto di quanto visto. Buoni sprazzi di difesa individuale e collettiva, voglia di aiutarsi, buona predisposizione a rimbalzo e maggiore solidità sotto le plance rispetto al passato, panchina lunga e svariate opzioni offensive, sono le prime cose saltate all’occhio. Del basket spumeggiante e sbarazzino di Meo Sacchetti è rimasta l’impronta, ma non così profonda. Il contropiede primario e il run and gun, restano forse la prima opzione d’attacco, ma questa non è una squadra che sbarella se non corre. Sa ragionare, sa giocare ai 24 secondi, ha uomini con esperienza e fosforo.

Darius Johnson Odom, per il quale molti avevano storto il naso dopo l’annuncio del suo ingaggio, con la sua faccia tosta, l’esplosività la pericolosità dall’arco, l’energia e la potenza con la quale si butta dentro e arriva al ferro, è forse il giocatore più simile all’amatissimo ex Jerome Dyson. Josh Carter ha confermato che la specialità della casa è il tiro dalla distanza, ma anche che, sa capire quando è il momento di variare il suo gioco e puntare all’uno contro uno. Note lietissime sono arrivate dal veterano Brian Sacchetti, cambio di lusso, in grado di incidere in maniera determinante sulla partita, non solo con le bordate da tre, ma anche con intelligenza cestistica e capacità di stare in campo, non comuni. Buone indicazioni sono arrivate anche da Trevor Lacey, ancora un po’ timido, ma potenzialmente un crack, considerata la sua giovane età. L’usato sicuro, oltre a Sacchetti, è rappresentato da Devecchi, D’Ercole e Stipcevic, sempre pronti e incisivi, specialmente il croato. Non male, ma in generale da rivedere il pacchetto lunghi, al quale si chiede un gran lavoro sporco. La palla dentro è arrivata poche volte e su questo ci sarà da lavorare, per mettere in condizione anche loro di poter incidere in attacco. Lydeka ha avuto la sua bella gatta da pelare con il gigante d’ebano Anosike, ma solidità fisica, attitudine alla lotta e al body check non mancano. L’inglesino Olaseni, salta come un grillo, sporca palloni e porta giù rimbalzi. Non ha la cattiveria agonistica di Shane Lawal, non è un grande attaccante, ma in questo senso, il lavoro in palestra darà sicuramente i suoi frutti e i margini di crescita anche in questo caso, sembrerebbero esserci.

Uno degli uomini più attesi, definito elemento cardine da coach Pasquini, era Dusko Savanovic. Per il serbo non è stato un esordio particolarmente brillante dal punto di vista offensivo, con un 2/10 al tiro che difficilmente ritroveremo nel suo tabellino personale in futuro. Un po’ di nervosismo e una condizione fisica ancora non ottimale, hanno probabilmente inciso. Il buon Dusko però ha saputo rendersi utile in altri modi, con esperienza, personalità e intelligenza cestistica e nel finale, con in campo un quintetto piccolo, Pasquini lo ha utilizzato per qualche minuto da centro raccogliendo buone indicazioni. Anche questa potrà essere una delle opzioni tattiche da utilizzare nel corso della stagione.

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