Crisi economica e città metropolitana, l’analisi di Nicola Bianchi
Per il deputato del M5S c’è «il sospetto di trovarci davanti ad un lucido piano preordinato, finalizzato ad accrescere sempre più il peso economico del Sud dell’isola»

Sassari. Riceviamo e pubblichiamo le considerazioni e l’analisi del portavoce-deputato del M5S Nicola Bianchi su due temi all’ordine del giorno. Uno è quello della crisi economica, che non accenna ad allontanarsi; il secondo è costituito dalla città metropolitana.
Il quadro socio economico in cui versa drammaticamente il territorio Nord occidentale della Sardegna mi impone, sia per il ruolo di parlamentare alla Camera dei Deputati che ricopro in rappresentanza di questa popolazione, che di semplice cittadino, di prendere posizione a causa del perdurare di una crisi economica e sociale senza precedenti.
All’interno di questo drammatico quadro, quanto sta proponendo la Giunta regionale relativamente alla scelta delle città metropolitane pone forti interrogativi sulla finalità di certe scelte che tendono a penalizzare sempre più il territorio del nord Sardegna che come rilevato dalle ultime statistiche ISTAT è tra quelli che maggiormente mostrano segnali inquietanti di regressione sia finanziaria che sociale. A fronte di tali evidenze sorgono forti perplessità sulle decisioni che si stanno per prendere in quanto fanno nascere il sospetto di trovarci davanti ad un lucido piano preordinato, finalizzato ad accrescere sempre più il peso economico del Sud dell’isola a discapito degli altri territori regionali. L’aver individuato la sola Cagliari come città metropolitana, per la quale saranno disponibili tutti gli attuali e successivi finanziamenti che sia la Comunità Europea che il Governo Centrale vorranno in futuro erogare a queste nuove entità, lascia intendere che gli altri territori dovranno accontentarsi di ciò che rimarrà. L’ultima chiave di lettura indicata dal Governatore e riportato dai quotidiani del 3 dicembre, sta nelle “città medie” che già nel nome, avvalora quanto prima detto e cioè che gli altri territori dovranno accontentarsi . Appare evidente che questa scelta scellerata causerà in futuro un differenziale economico tra il Nord ed il Sud dell’isola sempre più pesante e difficilmente colmabile. Basti pensare quale peso queste scelte potrebbero avere nella localizzazione delle nuove imprese effettuate dagli eventuali investitori che volessero approdare in questa isola. Nell’area rappresentata dalla Città Metropolitana o negli altri territori? Sceglieranno come interlocutori i territori avvantaggiati oppure saranno così poco lungimiranti da lasciarsi imbonire da sirene che poco hanno da offrirgli? A titolo di esempio valga il disimpegno mostrato dalla Regione verso l’aeroporto di Alghero, che, attraverso la cessione di quote azionarie a privati con bando internazionale di gara, tende a dismettere la sua presenza e quindi rinunciare al suo ruolo. A questo si sommi il contestuale disimpegno annunciato dal vettore Ryanair che penalizza fortemente l’aeroporto di Alghero e molto meno quello di Cagliari causando così una ulteriore disparità tra il Nord ed il Sud Dell’isola.
Quali sono le finalità che si pongono gli amministratori regionali nel continuare ad impoverire il Centro Nord della Sardegna? Tutto questo risponde ad un piano preordinato o solamente si tratta di cecità politica? Riteniamo questo quesito di difficile soluzione perché non vogliamo accreditare questo governo regionale come “un insieme” in grado di dare risposte significative alle richieste sempre più pressanti provenienti sia del mondo politico che dalla comunità del Nord Sardegna. Possiamo solamente sperare che i danni che stanno procurando a questi territori non siano irreversibili perché altrimenti il centro/Nord Sardegna rischia seriamente una paralisi.
Autorità portuale. Anche in questo caso lo strapotere mostrato dal polo cagliaricentrico non lascia spazio agli altri territori del Centro-Nord Sardegna. Infatti facendosi forti di una indicazione data dal Governo centrale la Regione sembra intenzionata a confermare Cagliari come sede unica dell’Autorità Portuale nonostante il Ministro abbia fatto sapere che c’è la disponibilità a prendere in esame altre indicazioni. A tal fine si fa notare che il Nord Sardegna, sommando i porti di Olbia e Porto Torres, rappresenta la maggior parte del traffico merci e passeggeri via nave oltre al maggior numero di porticcioli turistici in grado di soddisfare una sempre maggiore richiesta di posti barca.
Treni ad alta velocità, sistema viario e metro di superficie. Certamente il settore viario sia su rotaia che su gomma rappresenta, in maniera più che esaustiva, la volontà di questo governo regionale di far marciare la Sardegna a due velocità. I treni ad alta velocità acquistati dalla Regione Autonoma della Sardegna sono funzionali solamente nel tratto Cagliari/Oristano in quanto questa tratta rappresenta l’unico luogo dove questi nuovi mezzi di trasporto possono espletare al meglio tutta la loro potenzialità. Ben altra cosa è la rete ferroviaria del Centro Nord Sardegna ancora impossibilitata, sia per la sua orografia che per la vetustà della rete, ad essere funzionale ad una tale innovazione tecnologica.
Per quanto riguarda il sistema viario su gomma le considerazioni sono esattamente le stesse. Infatti la 131 rappresenta, in maniera anche geografica, la frattura esistente tra il Sud ed il Nord dell’isola. Appare evidente che la dove non esista un sistema viario efficiente sia su gomma che su rotaia di fatto si crei una barriera quasi insormontabile per lo sviluppo di questi territori.
Anche i forti ritardi sui finanziamenti della metropolitana di superficie della città di Sassari conferma quanto la problematica dei trasporti nel Nord Sardegna sia poco sentita dai diretti responsabili regionali che confermano con le loro scelte la volontà di concentrare gran parte delle risorse finanziarie per lo sviluppo di quel territorio da loro individuato nella città metropolitana di Cagliari.
Riflessioni. La riflessione che il Movimento Cinque Stelle fa relativamente alle tematiche su discusse non riguarda solamente le critiche alle decisioni che la giunta ed il consiglio regionale stanno per prendere è rivolta soprattutto a formulare proposte da portare all’attenzione di tutta la cittadinanza per favorire il reale sviluppo dell’intera isola. Infatti la creazione di una così evidente disparità tra i due poli dell’isola porterà necessariamente all’indebolimento non solo dell’economia del centro Nord ma dell’intera Sardegna. Bisogna necessariamente programmare uno sviluppo in grado di favorire una crescita equilibrata di tutto i territori, ognuno con la sua peculiarità. Bisogna favorire una crescita omogenea e sinergica di tutte le potenzialità socio economiche che ciascun territorio ha o potrà avere. Ad esempio lo spostamento dell’Autorità portuale verso altre sedi che non siano cagliaricentriche avrebbe il solo obiettivo di favorire una crescita armonica di quei territori che già per competenza mostrano avere tutte le carte in regola per continuare nella strada intrapresa e dove maggiore è la potenzialità di incidere sulla crescita sia del traffico merci che di passeggeri.
Favorire il rinnovamento reale della rete ferroviaria del Centro Nord Sardegna, l’adeguamento della parte ancora rimasta come 30 anni fa della strada 131, portare a termine la Sassari-Olbia, completare la Sassari-Alghero non costituiscono una rivendicazione campanilistica ma una scelta necessaria che permette di mettere in rete i due porti ed i due aeroporti del Nord Sardegna per avviare uno sviluppo anche turistico integrato, che abbia delle basi solide e strutturali senza le quali non è possibile nessuna programmazione economica futura, ma va anche a vanificare tutte quelle progettualità dei Piani Strategici Intercomunali, delle azioni inserite nel PAES (Piani d’Azione dell’Energia Sostenibile) dei 66 Comuni della Provincia di Sassari del Patto dei Sindaci della Strategia Europa 20-20-20, e tanti altri Piani redatti in tanti anni seguendo le direttive europee tese alla sostenibilità ambinetale e alla riduzione del 20% dei gas climalteranti entro il 2020, concependo in maniera olistica il territorio, in cui i Piani si dovrebbero tradurre in Azioni concrete.



