Aprire le porte con l’Open Access
L’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari lancia la sua web tv. I progetti “Kinoki” della disciplina Culture Digitali
Sassari. È stata lanciata venerdì scorso la web tv dell’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari, in occasione di un evento molto particolare, che ha coinvolto hardware, ovvero aule e spazi fisici, e software, ovvero le idee degli studenti e i contenuti che hanno prodotto. La web tv, una piattaforma che sarà implementata con nuovi contenuti a partire da gennaio del prossimo anno, sarà in grado di fornire al pubblico contenuti di ricerca, intrattenimento, strumenti didattici e informativi e nel contempo servirà agli studenti come stimolo e come sbocco alle proprie produzioni audiovisive e ipermediali. Questo non solo consentirà una migliore comunicazione con il mondo esterno, ma permetterà agli allievi di contribuire attivamente allo sviluppo di linguaggi specifici e tecnologici. Una NTV dell’Accademia (Nuove Tecnologie tV) gestita da studenti e docenti, una piattaforma (un sito dove vengono raccolti e distribuiti tutti i contributi audiovisivi dell’Accademia Sironi) con sotto-canali tematici (documentari, fiction, notiziari, educativi) e programmi (serie, mini-serie, corti, notiziari, etc…). Più un canale Youtube, una pagina Facebook e un account Twitter.
Ma l’evento di presentazione non ha riguardato solo la web tv. È stato tutto “Open Access”, con una giornata che ha costituito il via ufficiale al progetto “Kinoki” che nasce in correlazione alla disciplina Culture Digitali, del docente Giuliano Lombardo. Per il progetto, gestito dal secondo anno del corso di Arte & Media, gli allievi – circa 150 – sono stati coinvolti in un’indagine urbanistica, storica e antropologica sulla concezione e percezione della città di Sassari da parte dei suoi abitanti seguendo gli studi di Dziga Vertov, noto cineasta sovietico, che risalgono ai primi anni del Novecento. I giovani dell’Accademia hanno catturato immagini senza attori o scenografi, sono andati in giro per le strade della città armati di cinepresa e “cine-occhio”: occhio che vede e registra, senza interferenze esterne. Si è cercato di dare un valore – o un altro volto – a una parte della città che ormai non era nemmeno più vista o notata (ovvero la parte abbandonata) rispetto a una focalizzazione sociale, chiedendo ai cittadini di riflettere, ad esempio, sui capannoni a Predda Niedda, sugli edifici abbandonati, sugli stabili che avevano perso le proprie funzioni. Il tutto documentato attraverso i video e le foto, creati con la massima spontaneità. Proprio ome i “Kinoki” di Vertov non si è cercato di abbellire la realtà ma si è messa a fuoco il reale nudo e crudo, senza elaborazioni e mediazioni estetiche. Una sorta di denuncia della “falso” cinematografico, ricordando ai cittadini che esiste anche una Sassari dimenticata da rielaborare e ricostruire: senza la quale la città non avrebbe la sua identità riconosciuta.




