“Aliga Show”, Legambiente ed Ecovolontari si rivolgono alle nuove generazioni

Una sfida in formato video ad alto tasso di sensibilizzazione con Daniele Monachella e Carlo Valle. Il primo dei tre video online da martedì

Sassari. Media education, Legambiente ed Ecovolontari lanciano la sfida. L’approccio al rispetto e alla sostenibilità è ludico, l’ironia va al potere e si mette al servizio del messaggio da veicolare, social network e media tradizionali sono dinamico playmaker che lancia e poi rilancia ad un pubblico giovane a caccia di esempi (non solo di lezioni) e oggettivamente vasto perché potenzialmente corrispondente alla platea della città e dell’Isola. Questo è “Aliga Show”, e non solo. Quello che scaturisce da questo ribollente brain storming in salsa total green è un prodotto altamente professionale (nel suo essere immaginato, realizzato e proposto), dotato della leggerezza necessaria per mettere radici fra meningi e tablet, smartphone e quotidiano vivere. Un prodotto versione strumento di vera educazione ambientale, utilizzabile nelle aule delle scuole ma pronto ad animare spazi video messi a disposizione dalla televisione tradizionale e dalla rete. Bersaglio concettualmente e progettualmente centrato. Missione ancora in corso, ma che andrà auspicabilmente a buon fine. Equipaggio composto da Legambiente Sassari ed Ecovolontari Sassari, supportato in questo viaggio dal Copro Forestale della Regione Sardegna (Ispettorato di Sassari) e impreziosito dall’apporto creativo di Daniele Monachella e Carlo Valle, istrionici protagonisti sulla scena.

Una vera piccola grande coinvolgente e sostenibile trilogia in formato video – la prima clip sarà lanciata alle 19 di martedì 14 dicembre sulle pagine Facebook ufficiali di Legambiente e Ecovolontari – generata dal fondersi di impegno e sensibilità a temi talmente grandi e diffusi da essere troppo spesso ignorati. I tre video clip toccano nervi scoperti a richiamare temi fondanti, critici e attuali (come il littering da mascherine), passando dalla gestione dei rifiuti alla prevenzione. Daniele Monachella e Carlo Valle danno voce, ritmo, volto e credibilità ai messaggi. Si ride. E si riflette, senza pressioni ma con consapevolezza.

I tre macro temi sviluppati e trasformati, singolarmente, in video, sono: Gestione dell’umido domestico nell’agro e nell’urbano. Una best practice per il comune di Sassari, unico in Sardegna ad aver istituito l’obbligo – ove ci siano le condizioni – di compostaggio domestico nell’agro. Cos’è il compost? È il materiale derivante dal processo di compostaggio dei rifiuti organici, inodore stabile e simile all’humus, ricco di materia organica, proteine e carboidrati. È la Natura che, come per magia, trasforma rifiuti umidi in un materiale organico che profuma di quella terra nella quale viene rapidamente riconvertito grazie all’azione di batteri, funghi e vermi. La tecnologia umana si limita ad aiutare e ad accelerare ciò ogni giorno accade naturalmente sotto i nostri occhi. Per produrre compost di buona qualità è necessario raccogliere i rifiuti biodegradabili separatamente rispetto agli altri. In tal senso tutti devono dare un contributo fattivo per migliorare la qualità dell’ambiente che circonda tutti noi: i consumatori in primis dovranno impegnarsi a separare effettivamente i rifiuti organici dalle altre tipologie. Littering abbandono/gettito indiscriminato delle mascherine protettive. Il fenomeno dell’abbandono di mascherine usa e getta nell’ambiente circostante ha un impatto ben più grave di quello legato “solo” al concetto di incuria. L’Ispra ha stimato che, fra la leggerissima mascherina chirurgica da 3 gr – la più spessa è da 5 gr -, quella più complessa da 30 gr e i guanti chirurgici, la quantità di rifiuti di spazzatura da smaltire con il fuoco purificatore per tutto il 2020 è calcolabile tra le 160mila e le 440mila tonnellate. Viste caratteristiche di leggerezza e rapidità di deterioramento, le mascherine finiscono infatti molto facilmente in mare. Ciò accade attraverso il reticolo idrografico o a seguito della spinta del vento. Ciò causa un incremento della diffusione di micro plastiche e diventa una minaccia per tutte le specie marine e non, protette e non. Sono situazioni che si ripetono sempre più spesso. Se solo l’1 per cento delle mascherine utilizzate in un mese viene smaltito in maniera non corretta, si avrebbero 10 milioni di mascherine al mese disperse nell’ambiente. Littering abbandono/gettito indiscriminato di cicche di sigaretta. Le famigerate cicche, oltre ad essere presenti in quantità impressionanti ovunque, sono anche molto difficili da raccogliere viste le dimensioni: una folata di vento, e tutto si complica. Da un’indagine di Legambiente (Park Litter 2018) emerge che su un totale di circa 24mila rifiuti campionati su 7400 mq di parchi urbani, il 37 per cento degli stessi erano mozziconi di sigaretta. Ogni anno in Italia ne vengono consumate circa 72 miliardi. Una delle più importanti Società Multiservizi – Iren – asserisce che gran parte dei mozziconi di sigaretta viene abbandonata in strada e finisce nei tombini, poi nei fiumi e infine in mare. Nel Mediterraneo le cicche rappresentano circa il 40 per cento dei rifiuti a fronte del 9,5 per cento delle bottiglie di plastica, dell’8,5 per cento dei sacchetti di plastica, del 7,6 per cento delle lattine di alluminio e altri materiali vari. Dice l’Humanitas Medical Care: «Non solo il fumo di sigaretta fa male alla salute, ma anche i mozziconi – trattandosi di materiale altamente cancerogeno che contamina il suolo e, di conseguenza, i prodotti della catena alimentare – che ogni giorno vengono prodotti (solo a Milano più di 3 milioni, secondo dati statistici) e che finiscono sui marciapiedi delle nostre città».

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