Bucchi e Robinson il valore aggiunto di questa Dinamo
Il coach ha portato esperienza mentre il play ha fatto crescere il rendimento dei singoli e della squadra. L’analisi di Aldo Gallizzi

La vittoria più bella, nel giorno delle settecento panchine in A di Piero Bucchi. Tante panchine, tanta esperienza e si vede tutta, per l’allenatore milanese, che è stato capace di portare tranquillità e di mettere a posto i pezzi di un puzzle che non si incastravano. Lo ha fatto grazie alle sue capacità, ma anche grazie all’inserimento di un giocatore come Gerald Robinson, che aveva già avuto alle sue dipendenze in quel di Roma. Robinson ha cambiato la squadra in campo, Bucchi lo ha fatto dalla panchina. Nel largo ed esaltante successo al cospetto degli uomini di Vitucci, il quinto nelle ultime sette uscite, si è vista una squadra solida, motivata, ben messa sul parquet e pronta ad aiutarsi e a sbucciarsi le ginocchia in difesa. Una squadra appunto. Bucchi, che in carriera ne ha viste tante, affrontando anche mari in tempesta, è stato capace con fermezza e personalità, ma anche con grande empatia, di toccare le giuste corde con i giocatori. Tutti lo seguono e lo rispettano (il curriculum pesa) e i risultati sono evidenti. Robinson abbiamo detto, è lui il giocatore chiave, perchè sa mettere in ritmo i compagni ma sa anche mettersi in proprio con le sue brucianti accelerazioni e la buonissima mano da oltre l’arco (contro Brindisi 15 assist e 20 punti). Attorno a lui è cresciuto il rendimento dei singoli e di conseguenza della squadra. Bendzius da un po’ di settimane è tornato quello dello scorso anno, mentre contro Brindisi ha fatto capolino finalmente anche il miglior Burnell e la differenza si è vista. JB aveva avuto un lungo periodo di appannamento, causato da un lutto familiare che gli aveva tolto serenità e l’auspicio è che con la prestazione di ieri sia riuscito a svoltare e a lasciarsi il peggio alle spalle. Anche Logan ha beneficiato e non poco dell’inserimento in squadra di Robinson, perchè ora i suoi minuti, sono meno ma di qualità assoluta. Ricollocando perfettamente il giocatore di Chicago all’interno di quello che era il progetto iniziale di Pasquini e staff, ovvero utilizzare il fuoriclasse statunitense come sesto uomo di lusso con un minutaggio di 18/20 minuti, in grado di spaccare in due le partite. Qualcuno aveva storto il naso al suo arrivo, ma un altro dei pezzi del puzzle che ora sono perfettamente combacianti è Kruslin. Poco appariscente, ma un vero mastino in difesa e letale dall’arco. Un collante.
Se il Banco ora è la squadra che tira meglio da tre di tutto il campionato, non è un caso, ma è anche e soprattutto perchè la costruzione dei tiri è migliorata, bisognava solo mettere in ritmo i tanti tiratori presenti nel roster con fluidità e circolazione di palla. Ora tutto questo c’è e i risultati stanno arrivando. Anche alla voce rimbalzi le statistiche sono in miglioramento, in buona parte grazie all’apporto dei “piccoli” che ora si buttano sotto con maggior convinzione.
Un discorso a parte va fatto per Mekowulu che ha nella costanza di rendimento il suo tallone d’achille. Contro Brindisi il lungo di Lagos ha fatto il suo al cospetto di un cliente scomodo come Nick Perkins, ma da lui ci si aspetta che scenda dalle montagne russe e dia un minimo di continuità alle prestazioni. Se questo accadrà, allora la Dinamo potrà mettere paura a tutti e diventare una mina vagante dalla quale tutti dovranno guardarsi.
Aldo Gallizzi








