Ichnusa-Cunnusa, la Venere Sarda

Sabato 18 dicembre alle 19 nella Sala del Museo Bande Bartolomeo Porcheddu presenterà la sua ricerca

Sassari. Siamo proprio sicuri che ichnusa derivi dal greco ἴχνος (Ichnos), che corrisponde al sardo-latino “impronta”? Secondo Bartolomeo Porcheddu il termine fa invece riferimento a Cunnusa, la Venere Sarda. All’argomento è dedicato un incontro, in calendario sabato prossimo 18 dicembre alle 19 nella Sala del Museo Bande in via Muroni 44 a Sassari. Presenterà la serata Inoria Bande, direttrice del Museo dedicato a Francesco Bande. Introdurrà e modererà il dibattito con il pubblico Piero Porcheddu.

Plinio il Vecchio dice che Mirsilo aveva chiamato la Sardegna Ichnusa per la somiglianza ad un’orma. La voce greca Ichnos è un nominativo neutro della seconda declinazione. Pertanto, Ichnusa, al femminile, è una estensione arbitraria del nome, perché con tale genere, numero e caso, questo sostantivo non esiste nella lingua greca.

Occorre premettere che, prima dell’utilizzo nella scrittura delle consonanti doppie gemelle, il suono [z] della /S/ sonora, all’interno di parola, era riportato nella grafia con il nesso D+I+Vocale, come nell’esempio di Media, che dava voce a Mesa. La consonante /S/ sorda, invece, sempre all’interno di parola, traduceva la nostra doppia /SS/ di Missa.

Detto ciò, nella realtà geografica antica, la città di Knydios, posta nella Caria anatolica, oggi corrotta in Knidio o Knido, era detta in antichità Cunnusos. Il nome Knudios, scritto al maschile come quello portato dal letterato Agatàrchide, nato nella stessa città, voltato al femminile, come la venere di Knudia, si leggeva Cunnusa.

Cunnusa è un termine propriamente sardo, che i Greci hanno scambiato per Ichnusa. Il legame tra la primordiale Venere Cunnusa e la Sardegna dei nostri giorni è ancora forte ed è qui, davanti ai nostri occhi, ma non lo vediamo perché conosciamo solo una piccolissima parte della nostra grande storia antica.

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