25 aprile – Gli interventi degli studenti alla cerimonia a Palazzo Ducale
Hanno partecipato al Viaggio della Memoria: Fabio Cuccu (Geometri “G. M. Devilla”), Ilaria Cuccu (Liceo Scientifico “G. Marconi”) e Mohammad Faizan Khalid (IT Industriale “G. M. Angioy”)
Il grande giorno è arrivato. Stiamo per varcare il cancello del campo Auschwitz-Birkenau ed il silenzio inizia a regnare,sotto la scritta Arbeit match frei ascoltiamo un racconto di Primo Levi Gli occhi iniziano a diventare lucidi, stiamo iniziando a toccare con mano le atrocità naziste. Proseguiamo il cammino nel campo e visitiamo il primo blocco,tutto sembrava surreale, tutti i capelli, le protesi,gli abiti dei bambini e tutti gli oggetti personali erano lì,da settant'anni erano lì…nulla è mai cambiato dentro il campo..era tutto come i tedeschi avevano lasciato. Fu toccante vedere il muro della morte con i fiori lasciati lì dai visitatori come simbolo di ricordo,aggiungerei di riconoscenza verso tutte quelle persone che hanno pagato il prezzo più caro per la nostra libertà, la vita…sono morti per portare avanti un ideale di libertà e uguaglianza fra tutti…coma fu altrettanto crudo vedere le camere a gas. Il clima al loro interno era molto teso,si percepiva nell’aria la sofferenza. Ma noi, testimoni e artefici di questo viaggio DELLA MEMORIA, ci teniamo a sottolineare MEMORIA,per il semplice motivo che noi,cittadini attivi,non vogliamo dimenticare ciò che e successo ma vogliamo portare alla città una testimonianza con l'auspicio che molte persone possano capire che Auschwitz non è lontano.
Auschwitz non è dimenticato. Auschwitz è dietro l’angolo.Quando noi ci differenziamo per razza, colore della pelle, per sessualità e denigriamo altre persone. Auschwitz sorride. Perché sappiamo bene che Auschwitz è nato da questo, da persone che ritenevano uomini, donne e bambini non degni di sorridere alla vita!
In questa giornata di festa della liberazione noi ringraziamo tutte quelle persone che ora volano nel vento a cui dobbiamo la vita…noi ringraziamo voi,combattenti per la libertà, dicendovi che noi NOI NON VI DIMENTICHIAMO E LOTTEREMO AFFINCHÉ IL MONDO INTERO NON VI DIMENTICHI MAI!
Intervento di Ilaria Cuccu
A loro vanno i nostri pensieri oggi e sempre; uomini e donne che 70 anni fa e orsono hanno scelto di combattere per la loro libertà mettendo in gioco la loro stessa vita per una generazione futura che con speranza immaginavano vivesse in un futuro a loro vicino; si sono battuti per la nostra libertà lasciando a noi giovani un Italia libera dalle dittature e democratica. Penso di parlare a nome di tutti i giovani quando dico che mi è capitato innumerevoli volte e mi ricapitera ne sono certa, di guardare il mio Paese e non riconoscermi, di criticarlo addirittura perché non è come lo vorrei e non offre esattamente ciò che vorrei, ma so quanto importante sia l impegno civico del singolo individuo che nel suo piccolo fa la forza di un impegno comune e collettivo. Lo dobbiamo a loro se oggi viviamo in un paese civilizzato che sta ancora imparando sui suoi errori; è vero noi non potremo mai sapere come l Italia fosse ridotta a quei tempi e cosa i nostri compatrioti provassero di fronte a tanta sciagura, possiamo solo costruirci una flebile idea attraverso i libri di storia, le testimonianze i racconti dei nostri nonni, i cui animi si accendono ancora come una volta, come se con le nostre domande curiose si sentano ricapultati in quei fatidici giorni. Eppure in questo viaggio della memoria, che il comune ci ha regalato ho avuto la possibilità di entrare in contatto con una realtà lontana ma che ormai innegabile dirlo sento tremendamente vicina; e non ringraziero mai abbastanza, non avrò mai abbastanza parole e gesti corporei per esprimere tutto quello che questa esperienza mi ha dato. Questa esperienza ha accresciuto il mio bagaglio personale, rendendolo ricco di una consapevolezza che so che mi accompagnerà per il resto della mia vita e che non smetterò mai di condividere con chiunque voglia esserne partecipe. Di fronte a un mondo che abbiamo in prestito dai nostri figli, noi giovani iniziamo partendo dal nostro piccolo ad insegnare una parola molto importante RESISTENZA. Resistenza è saper vedere oltre, è la volontà di coloro, esseri umani civili che di fronte a un potere dispotico che limita i nostri diritti
fondamentali, di fronte a ogni ingiustizia tireranno fuori unghie e denti e armati di amore, speranza e arguzia difenderanno fino alla morte la libertà che fa di noi stessi esseri umani.
Così anche noi avremo qualcosa da raccontare con una sola parola che racchiude l’essenza di milioni di vite, di personache si sono battute per regalarci la possibilità di scegliere con le nostre teste e di vivere in un mondo dai mille risvolti. Di fronte a tanto orrore ormai ricoperto di polvere noncurante e corroso da un tempo che involontariamente dimentica per guarire queste ferite, vogliamo ricordare cosa significa per noi ricordare, la parola memoria: – è imparare dalla storia e applicare le nozioni imparate nel pratico affinché le persone non ricada negli stessi errori; – è guardare la storia odierna con occhio critico, non fermarsi alle notizie dei media ma è prima di tutto informazione interessata e curata, con un approccio di diffidenza; – è collaborazione, dialogo lavorare insieme per favorire la circolazione lo scontro di idee, in funzione di trovare un ideologia collettiva condivisa da tutta che rispetta i diritti umani e di tutti gli esseri viventi che abitano questo piabeta; – è andare oltre le apparenze, indagare e ricercare le cause di determinati eventi e avere una visione d’insieme del futuro che non si limiti al futuro presente ma vada oltre; – è conoscere ed essere consapevoli degli errori commessi, riconoscere e ammirare gli atti di coloro che si sono battuti per regalarci ciò che a loro e stato proibito avere, e ricordare coloro che sono stati sopraffatti illusi da un potere che avrebbe dovuto rappresentarli. Se è vero che lo Stato siamo noi, noi giovani faremo tesoro della nostra storia e di mostreremo ai nostri avi che abbiamo fatto nostra la storia. Furono 20 anni di resistenza, una resistenza sorda difficile che ha permesso di saldare i conti col fascismo e ha avuto come vittoria l aver ritrovato dentro di noi la dignità di essere umani.
Intervento di Mohammad Faizan Khalid
Il 25 aprile 1945 è una data che simboleggia la conquista della libertà e autodeterminazione, grazie ai enormi sacrifici fatti dai partigiani, cosicchè ogni cittadino riacquistasse i propri diritti e le proprie libertà.
Ma ciò da cui ancora non siamo liberi, è l’indifferenza, una malattia sociale che offusca i valori morali delle persone. Il significato letterale della parola è, manifestare il proprio disinteresse nei confronti di un qualcuno o qualcosa. Ma applicando questa condizione comportamentale alla nostra società, diventa come la terra di nessuno in mezzo a due trincee, meglio conosciuta come la zona grigia. Durante il mio percorso personale nel Viaggio della Memoria, il concetto della zona grigia ha rappresentato un punto focale, una lezione ragguardevole sul ruolo devastante che essa aveva nella società. Ma ovviamente prima del Viaggio non ero consapevole di ciò a cui andavo incontro, e tutto ciò che sapevo, era il dove. Quando tre mesi fa, ebbi l’occasione di fare quel viaggio straordinario in Polonia, iniziai a farmi delle domande sulla mia destinazione: Mi chiedevo se Auschwitz fosse solo un nome, oppure soltanto un luogo. Ma dopo la mia esperienza, ho realizzato che Auschwitz è un simbolo, un simbolo di orrore, ingiustizia e tirannia ed il motivo per cui eravamo lì non era solo per la memoria di tutte quelle persone che avevano perso la vita, che avevano perso tutto, ma anche per ricordare quanto il male e la disumanità possano essere banali, di conseguenza lo scopo era di sviluppare un senso critico verso la realtà che ci circonda. Ma ciò che ho compreso maggiormente è il meccanismo sociale dietro la zona grigia, e cioè che l’uomo essendo
un animale sociale, tende a far parte di un gruppo e a seguirne le direttive. Questo meccanismo influenza ampiamente le nostre decisioni, dalle più importanti alle più insignificanti, perché acquisisce più importanza il giudizio che le altre persone hanno su di noi e quindi tendiamo a fare ciò che fanno gli altri, anche se siamo contro la nostra stessa morale.
La zona grigia è il peggior posto dove trovarsi, la scelta è la cosa più importante per non dire poi di avere la coscienza pulita pur vedendo un ingiustizia. E l’unico modo per uscire da questa zona grigia è orientare il proprio pensiero al polo opposto dell’indifferenza, e cioè quello dell’altruismo, la consapevolezza che la vita ha senso soltanto se la dedichiamo agli’altri e che il dovere di ogni individuo, come parte della società, è quello di migliorare essa basandola sul rispetto, coerenza e altruismo. Ma per fare in modo che queste non siano solo parole ma bensì ideali, ci vuole un cambiamento, un cambiamento che parte non dalle persone intorno a noi, ma parte, invece, dalla persona che vediamo tutti i giorni nello specchio, e se saremo in grado di cambiare quella persona, avremo il potenziale di cambiare il mondo.







