A Sassari il Premio Nobel per la Pace Abdelaziz Essid

Sabato mattina incontro al Teatro Verdi. «In Tunisia gli avvocati sono stati la locomotiva del cambiamento. La democrazia non si impone con i carri armati»

 

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Abdelaziz Essid

Sassari. «In Tunisia gli avvocati sono stati la locomotiva del cambiamento. Ma non eravamo soli. Il Premio Nobel non è stato un riconoscimento personale. È stato dato alla società civile, rappresentata da quattro organismi. Tutta la Tunisia è stata premiata. La pace, il dialogo, la collaborazione, questi sono i principi necessari». Abdelaziz Essid, avvocato tunisino, lo ha ricordato sabato mattina, al Teatro Verdi di Sassari, in occasione dell’incontro dal titolo “Il ruolo dell’Avvocatura nei cambiamenti sociali”, organizzato dall’Ordine Forense di Sassari, con il sostegno dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna e della Fondazione di Sardegna e con il patrocinio del Comune di Sassari.

Essid6Era il 2011 quando nel paese del nord Africa avvenne la “Rivoluzione dei Gelsomini”, con grandi manifestazioni popolari che nel mese di dicembre misero fine al regime ultraventennale di Ben Ali. In particolare, fu memorabile la giornata del 31 dicembre 2011, il cosiddetto “vendredi de la matraque” (il venerdì dei manganelli), quando centinaia di avvocati formarono un vero e proprio scudo umano, frapponendosi fra la popolazione che manifestava e la Polizia che, armi in pugno, voleva disperdere la manifestazione. «Abbiamo fatto una barriera tra il popolo ed i soldati del regime. Parecchi di noi sacrificarono la loro vita per la democrazia. È importante fare una considerazione: il cittadino va sì difeso nelle aule del tribunale ma va difeso anche dove è debole, nelle piazze per esempio», ha detto ancora Essid, che fa parte del cosiddetto “Quartetto per il dialogo nazionale tunisino”, un gruppo formato nell’ottobre del 2013 dall’Ordine degli avvocati e da altre tre organizzazioni della società tunisina che avevano contribuito in misura rilevante al successo della “Rivoluzione dei Gelsomini”. Del Quartetto, che lo scorso autunno ha ricevuto il prestigioso Premio Nobel per la Pace, oltre all’Ordine degli avvocati, fanno parte l’Unione generale tunisina del lavoro (UGTT), la Confederazione tunisina dell’industria (UTICA) e la Lega tunisina per la difesa dei diritti dell’uomo (LTDH).

Essid3«Il terrorismo è il nostro nemico. Gli attentatori sanno che la Tunisia è un piccolo paese che vive di turismo ed ecco perché fa azioni mirate. Così la gente ha paura e non viene più nel nostro piccolo paese, l’economia ne risente e cade lo Stato, cadono valori come democrazia e libertà. La cultura del terrorista è la cultura della morte e del sangue; la nostra è invece la cultura della vita e della gioia. Adesso non dichiariamo più il lutto quando accade qualcosa, ma continuiamo a vivere. Non diamo al terrorista questa soddisfazione», ha detto ancora Essid. «L’Isis è un cancro. Nei giorni scorsi 150 terroristi hanno superato la frontiera con la Libia. Volevano conquistare la città di Ben Guerdane, hanno subito attaccato il posto di polizia, la caserma dei carabinieri e il municipio. Volevano prendere il controllo della città, alzare la bandiera nera. Un fatto gravissimo. Pensavano che quella piccola città sperduta quasi nel deserto non sarebbe stata difesa. Pensavano anche che quella gente portava una certa rabbia verso lo stato centrale di Cartagine e che quindi li aiutasse a prendere il paese. Così non è stato, perché tutti i cittadini sono usciti per affrontare i terroristi, correvano con i bastoni dietro un terrorista con il kalashnikov. Sono caduti almeno in 20, ma hanno salvato la loro città. Ovviamente c’è stato anche l’intervento dell’esercito. Dei terroristi 50 sono stati uccisi nella stessa mattinata e altri sono stati catturati vivi. Questa è una vera guerra».

«Fra la vostra terra e la mia non ci sono che 80 miglia. Questa è una guerra che dobbiamo combattere insieme, Italia ed Europa, che deve essere attiva. Non tiriamoci indietro a combattere la guerra al terrorismo. Se non estirpiamo questo cancro l’Isis troverà terreno fertile anche in Europa», ha detto ancora Essid, che ha tenuto il suo intervento interamente in italiano. «E questa ferita aperta che è la Libia nel cuore del Mediterraneo? Lasciamo gli americani a risolvere il problema? Loro pensano di risolvere tutto con un’azione militare, bombardando le città libere, senza chiedere all’Onu. L’azione militare crea confusione, ingiustizia, povertà e drammi. Quando la situazione diventerà incontrollabile chi ne soffrirà saranno la Sardegna, la Sicilia, la Tunisia. Siamo cugini, fratelli, siamo condannati a vivere insieme. E quindi lo dico sinceramente: dobbiamo aiutare un dialogo che sta nascendo in Libia tra i due governi. È un dialogo difficilissimo. Ma lì dentro non ci sono i terroristi. Sarà secondo me meglio di un’azione militare. Fu un errore fare cadere i regimi di Saddam (Iraq) e di Gheddafi (Libia) senza pensare al dopo. Erano regimi brutali ma tenevano uniti quei paesi. E la democrazia non si impone con i carri armati».

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Mariano Mameli

«Si deve scommettere sulla salvezza di tutti, di un paese intero e non scommettere su pezzi o parti di società. Ci si salva tutti insieme. Dobbiamo guardare alla Tunisia come la cifra identificativa di un periodo storico. In quell’esperienza troviamo la stessa strada che il nostro paese ha seguito nell’immediato dopoguerra», ha detto in apertura il presidente dell’Ordine Forense di Sassari Mariano Mameli. Sono inoltre intervenuti Francesco Caia, consigliere dell’Ordine Forense nazionale, Piero Fanile, presidente del Tribunale di Sassari, Francesco Soddu, per la Fondazione di Sardegna, Giommaria Uda, del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Sassari, Massimo Sechi, dirigente del Liceo Azuni, e Francesco Birocchi, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna. «Questa di oggi è un’occasione propizia per riflettere sulla libertà di espressione in ogni parte del mondo. L’informazione ci accorgiamo che è essenziale quando viene a mancare», ha detto Birocchi. Ci sono paesi dove la libertà di stampa è tuttora in grande pericolo. Facile il riferimento alla Turchia, il cui ingresso in Europa si allontana sempre più. «Sassari è una città che 700 anni fa si rese comune libero. La diversità è la ricchezza di questa parte di Mediterraneo», ha ricordato il sindaco Nicola Sanna, che ha ricevuto dall’avvocato Essid il simbolo della Rivoluzione dei Gelsomini. Un grazie è stato rivolto all’avvocato Zena Orunesu, che ha curato al meglio i dettagli dell’evento.

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Beppe Giulietti

«Noi non andiamo a chiedere soldi e aiuti. Prima di tutto vogliamo farci capire, togliere qualche idea sbagliata. Per esempio, il terrorismo islamico. L’Islam non è la religione del terrorismo: è nato 1400 anni fa, il terrorismo esiste da dieci anni. La parola di Dio, i principi delle religioni sono gli stessi. Il testo coranico non dice di andare a decapitare. E facciamo un semplice ragionamento: se il testo è la causa del terrorismo, perché allora ci sono appena 10mila terroristi e non un miliardo e mezzo? Noi siamo invece i primi e le vere vittime del terrorismo. Non riusciranno ad avere le nostre terre, i terroristi non avranno nessuna accoglienza da noi», ha detto ancora l’avvocato Essid. «Il principio fondamentale è l’accordo. Lo abbiamo detto subito dopo la nostra Rivoluzione: state chiusi in una stanza e non uscite finché non c’è un accordo». E i risultati si sono visti subito. I diritti fondamentali sono stati immediatamente riconosciuti. Si pensi solo che in Tunisia c’è una parità perfetta tra uomini e donne nelle elezioni, nelle liste e nel risultato del voto»

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L’avvocato Essid membro onorario dell’Ordine forense di Sassari

«Chi costruisce i muri chiama dall’altra parte la logica dell’odio», ha detto in conclusione il presidente della Fnsi Beppe Giulietti. «La Tunisia è l’avamposto di un’esperienza politica. È straordinario quello che sta accadendo». Grande apprezzamento è stato espresso da Giulietti nei confronti del video proiettato all’inizio dell’incontro, dedicato al contesto sociale della Primavera Araba e realizzato dagli studenti del Liceo Classico “Azuni”, del Convitto nazionale “Canopoleno” e del Liceo Scientifico “Spano”. «Avrei una richiesta banale alla Rai: mandatelo in onda su Rainews!». E una esortazione finale: «Bisogna avere paura di chi non pensa mai nulla».

Subito dopo sono intervenuti alcuni studenti sassaresi, che hanno portato le loro riflessioni sui temi dell’incontro di sabato mattina. Erano presenti anche giovani studenti tunisini.

Al termine dell’incontro l’avvocato Abdelaziz Essid ha ricevuto il titolo di membro onorario dell’Ordine forense di Sassari. (luca foddai)

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