Simone Maulu (iRS): ‘Sassari è una città che va riprogettata da zero’
«Il problema non è chi sarà assessore. Il dramma credo sia una totale assenza di visione. Oggi la sinistra non esiste più e il Pd non credo possa definirsi di sinistra»

Sassari. Sulla situazione a Sassari e in particolare sulla situazione in Consiglio comunale interviene Simone Maulu, dirigente e attivista di iRS-Indipendentzia Repubrica de Sardigna. Questa l’intervista.
La crisi al Comune di Sassari sembra in una fase di stallo. Qual è il vostro giudizio?
«Quando noi abbiamo deciso di sostenere Nicola Sanna le motivazioni principali son state due: la lotta ai poteri forti del Pd e l’amministrazione partecipata. Attorno a questi punti si sono avvicinate tantissime persone, anche non candidate, che hanno creduto davvero che finalmente stesse nascendo una nuova sinistra, progressista, sovranista che voleva amministrare in maniera inclusiva, mettendo in atto dei processi partecipativi con il coinvolgimento diretto dei cittadini perlomeno per quanto riguarda le decisioni importanti per la città. Tutto questo ha avvicinato moltissime persone che non volevano sostenere il Pd ma che credevano in questo progetto e che oggi si stanno pian piano allontanando deluse e avvilite.
Ci siamo trovati davanti ad una guerra di potere, di spartizione di poltrone e di giochi interni ai partiti che ci danno una misura di cosa sia la politica oggi. I governanti anziché governare bisticciano tra loro per dividersi assessorati, presidenze di enti, poltrone in consigli di amministrazione e noi, tutti, dobbiamo assistere a questo teatrino. Mi ricordano un po’ i polli di Renzo intenti a bisticciare tra loro senza rendersi conto di cosa gli stesse succedendo, con la differenza che quelli stavano finendo in pentola per volere di altri qui invece ci si sta scavando la fossa da soli, creandosi un vuoto attorno spaventoso. Penso che in questo modo non si possa rappresentare nessun cambiamento. Noi consideriamo la città il nostro grande bene comune e non una torta da spartirsi in pochi».
La città è senza Giunta da due settimane e il Consiglio comunale non si riunisce in attesa della nomina dei nuovi assessori
«Il problema non è chi sarà assessore e chi non lo sarà. Mi pare che cambi molto poco. Il dramma credo sia una totale assenza di visione della città. Qui serve politica di alto livello, dibattito, confronto su una visione generale di questa città. Bisogna decidere se si vuole essere banali amministratori che inaugurano un aiuola ogni tanto e cambiano le lampadine fulminate dei lampioni oppure se iniziare a fare ragionamenti politici seri.
Da poco, con l’Associazione Governo Provvisorio, abbiamo organizzato la presentazione del libro di Pepe Mujica l’ex presidente dell’Uruguay (ex guerrigliero Tupamaro e il presidente più amato di sempre) che ricorda costantemente un concetto: “La vita è una e se ne va, passa veloce e non la si può sprecare cercando di accumulare ricchezza o bisticciando per motivi inutili”. Ecco, la situazione in cui si trovano gli amministratori di Sassari penso sia uno spreco della vita, un dispendio enorme di energie in discussioni inutili e dannose per la collettività. Un’opportunità sprecata.
Io ho sempre fatto politica per difendere la mia dignità, perché mi piace essere protagonista del mio futuro, perché, come diceva Thomas Sankara: “L’origine dei mali di un paese è politica e la nostra risposta non può essere che politica”. Ma soprattutto io e tutti noi di iRS, facendo politica, ci siamo sempre divertito. Queste discussioni portano solo frustrazione e allontanano chi ha davvero voglia di lavorare.
Alla prossima riunione per risolvere la crisi creata da loro, prima di iniziare la discussione, dovrebbero farsi una domanda: in questo modo la dignità la stiamo difendendo o la stiamo perdendo?».
Quali sono le emergenze e i problemi più importanti di Sassari che non possono aspettare? Centro storico, trasporti, politiche sociali e lavoro, per esempio. Ma c’è tanto altro…
«Sassari è una città che va riprogettata da zero, c’è davvero da sbizzarrirsi. Oggi abbiamo il problema della gestione dei rifiuti, tra cinque anni la discarica di Scala Erre si esaurirà. Però abbiamo un grande vantaggio, lo sappiamo cinque anni prima quindi abbiamo tutto il tempo per cercare una soluzione condivisa e non calata dall’alto in emergenza. Alcuni stanno ipotizzando l’idea di costruire un inceneritore, quindi bruciare i rifiuti anziché valorizzarli. Quello che proponiamo noi è partire dal problema e non dalla soluzione e aprire un dibattito pubblico dove si analizzano tutti gli aspetti e si cerca una soluzione condivisa. Una decisione così importante che riguarda il futuro e la salute di tutti non può essere presa da pochi privilegiati.
Il centro storico di Sassari rappresenta l’anima della città che oggi è in totale abbandono. Però piazza Tola è un esempio di rilancio. Ci ha fatto capire che ai Sassaresi piace vivere il centro storico, che ha delle potenzialità enormi. Immaginiamoci cosa sarebbe successo se i commercianti, anziché collaborare, si fossero fatti la guerra tra loro come stanno facendo i nostri amministratori. A quest’ora avremmo avuto mucchietti di cenere e desolazione, invece ci hanno dato un grande esempio di collaborazione che è stato un successo e dal quale ci abbiamo guadagnato tutti. Oggi si parla del campus universitario, anziché costruire una nuova struttura si potrebbe iniziare a ristrutturare nel centro storico di Sassari e creare le residenze diffuse per gli studenti. In questo modo si toccano diversi aspetti importanti: gli studenti farebbero parte della città, del suo tessuto sociale e non sarebbero costretti a stare isolati in periferia, inoltre il centro storico si riempirebbe di giovani, che sarebbero una linfa vitale anche sotto l’aspetto economico.
Il trasporto pubblico andrebbe completamente rivisto, io manderei a casa chi lo ha gestito fino ad ora e creerei un consiglio di amministrazione di giovani laureati che portano nuove e moderne idee e soprattutto competenza e umiltà, che è quello che è mancato fino ad ora.
C’è tanto altro ma non vorrei dilungarmi troppo, queste discussioni dovrebbero farle gli amministratori… magari assieme ai cittadini…».
Sassari è una città di sinistra, questa sinistra rappresenta la città?
«Oggi la sinistra non esiste più e il Pd non credo possa definirsi di sinistra. Però ci sono tante persone, anche all’interno del Pd che non si sentono più rappresentate, che credono in determinati valori, in una sinistra progressista, nella giustizia sociale, nell’importanza dello stato di diritto più che nella dittatura di mercato, nella sovranità, che vedono la terra come un bene collettivo e credono nella crescita collettiva e non solo in quella individuale. Ci sono tante persone sensibili che hanno un altro concerto di cosa sia la politica, l’amministrazione, e che hanno una grande voglia di partecipare alla vita pubblica della città ma non gli viene data la possibilità di farlo. Queste persone oggi sono di fatto una maggioranza. Dovremmo iniziare ad incontrarci, a confrontarci e provare a lavorare assieme per la città su temi concreti. Dobbiamo riportare il dibattito sulla politica, non possiamo continuare a guardare passivamente questo teatrino imbarazzante».








