PSd’Az, cresce l’insofferenza interna nei confronti dei dirigenti del partito
Assemblea autoconvocata a Dorgali poco prima di Natale, presenti il sindaco e consigliere regionale Angelo Carta e l’ex segretarioGiovanni Colli
Nuoro. Tre giorni prima di Natale, il 22 dicembre, a Dorgali, si è tenuta una riunione spontanea di militanti, iscritti e simpatizzanti del PSd’Az. Un’assemblea preannunciata sulla sua bacheca Facebook dal sindaco di Dorgali e consigliere regionale sardista Angelo Carta «per parlare della politica sardista in Sardegna alla luce del silenzio, dell’assenza, della scomparsa, della necessità di fare una trasfusione di politica in un partito che sta finendo in modo inglorioso la sua bella storia». Dalla riunione è uscito un documento nel quale si punta il dito nei confronti dell’attuale dirigenza del partito, accusata di immobilismo, silenzio sui temi che investono il futuro della Sardegna e mancanza di visione programmatica (critiche alla base dell’annuncio nelle scorse settimane di mancato rinnovo della tessera da parte dell’ex capogruppo in Consiglio comunale a Sassari Antonio Cardin) mentre è questo il momento giusto per «creare i presupposti per una rinascita del sardismo».
Questo il testo del documento di Dorgali.
Il 22 dicembre a Dorgali si è tenuta una riunione spontanea di sardisti.
Il grido d’allarme lanciato ormai da più parti di un partito in crisi, è stato raccolto dall’onorevole Angelo Carta, consigliere regionale e sindaco del proprio paese, attorno al quale si sta coagulando il gruppo di militanti provenienti dalle varie federazioni; molti i rappresentanti sardisti all’interno delle amministrazioni territoriali, ma presenti anche componenti dei vertici, fra i quali l’ex segretario nazionale Giovanni Colli.
Il silenzio e l’immobilismo in cui è precipitato questo partito, proprio in un momento delicato in cui si trattano temi decisivi per il futuro dell’isola, ha spaventato e finalmente infuso coraggio in tutti quei sardisti i quali, non riuscendo più a trovare espressione nei massimi organi di rappresentanza del PSd’Az, hanno deciso di autoconvocarsi e discutere. Il dibattito che si è svolto in un clima sereno, amichevole, ma disciplinato, ha permesso che emergessero le cause del malessere.
C’è alla base di tutto l’ambiguità di un partito che non riesce più a ritrovarsi e schierarsi in quelli che sono stati i propri temi qualificanti, ma si denuncia sopra ogni cosa la mancanza di un confronto su temi importanti, l’assenza di dibattito, anche serrato se si vuole, ma rispettoso della democrazia e di quelle regole che vengono disattese e quando invocate, distorte o calpestate in nome di incomprensibili strategie.
Un partito che invecchia anagraficamente e non ha la capacità di interrogarsi sulle ragioni di ciò. Uno schieramento politico che non esercita nessuna attrattiva verso i giovani, privo di volontà di dialogo e confronto col resto del mondo indipendentista il cui compito è lasciato nelle mani di pochi, volenterosi militanti.
Un partito poco presente nelle grandi manifestazioni intorno alle battaglie alle quali ha dato la primogenitura, ma sopratutto un partito dove l’ossessione di “eleggere” ad ogni costo è divenuta l’unica vera grande preoccupazione.
Non si fa più politica, ma solo elaborazioni sulle strategie di alleanze più convenienti, nelle quali poi, ad onta del non essere di destra né di sinistra, si rimane inevitabilmente invischiati, perdendo i connotati.
Un partito che lascia spazi liberi ai nostri competitori politici, i quali non devono far neanche lo sforzo di chissà quali grandi elaborazioni politiche: il PSd’Az ha già inventato tutto novanta anni fa ed il suo pensiero è ancora di una tale modernità che molti movimenti, anche fuori dall’isola, non ultimo la Lega, hanno potuto attingerne a piene mani.
È questo un momento di profonda riflessione, in cui ci si interroga su quale futuro si intende dare al partito senza dimenticare le proprie radici e si ragiona sulla reale volontà di esercitare un ruolo guida nel mondo del sardismo in particolare, ma ancor di più sulla capacità di divenire un punto forte di riferimento nella politica sarda in generale.
L’appello è rivolto a tutti coloro che ritengono sia giunta l’ora di creare i presupposti per una rinascita del sardismo, lavorando a tutti i livelli, dentro il partito e nelle istituzioni. Insieme si può fare. Fortza paris!







