Grande interesse per Radiotel Sardegna il 2 e 3 maggio a Monumenti Aperti a Sassari

Nella scuola elementare di San Giuseppe è stato allestito un percorso espositivo con telefoni d’epoca e altri strumenti

Sassari. Ha registrato un grande successo il percorso espositivo allestito dal collettivo Radiotel Collezionismo Sardegna (Antonio Sardara, Salvatore Muglia e Giuseppe Pistidda) per Monumenti Aperti Sassari 2026 gli scorsi 2 e 3 luglio. Una due giorni conclusa tra applausi e una partecipazione oltre le aspettative, nella storica scuola elementare di San Giuseppe. Determinante il contributo del dirigente scolastico, professor Luciano Sanna, che ha creduto nel progetto Radiotel “Un viaggio nella storia delle telecomunicazioni”, permettendo al pubblico di riscoprire le origini di questa affascinante disciplina, con un focus su radio e telefoni d’epoca, protagonisti di un percorso sulla comunicazione umana che dai primi del ‘900 arriva fino ai giorni nostri.

Un dialogo tra architettura e tecnologia. L’esposizione ha trovato spazio nel maestoso androne del primo piano dello stabile, un significativo esempio di Razionalismo italiano (1932-1936) firmato dall’architetto Oggiano. Un edificio realizzato negli stessi anni in cui la radio muoveva i suoi primi passi nelle case degli italiani: una coincidenza che ha reso l’intera mostra ancora più evocativa e significativa, dando vita a un dialogo naturale tra gli ambienti di una scuola degli anni Trenta e le tecnologie che, proprio in quel periodo, iniziavano a trasformare il mondo.

Il percorso espositivo. Ad accogliere il pubblico fin dall’ingresso dell’androne era una grande struttura sferica in legno, elemento scenografico di grande impatto visivo. Al suo interno trovavano posto telefoni neri d’epoca in bachelite, strumenti di misura, disposti in un allestimento integrato e incorniciato con il verde delle piante, simboleggiando il dialogo tra tecnologia e ambiente naturale.

Lungo le pareti del grande salone, tavoli scolastici ospitavano una straordinaria varietà di telefoni d’epoca: dai sobri apparecchi neri degli anni ’30 e ’40, ai modelli colorati degli anni ’60 e ’70 – rossi, azzurri, beige – fino ai primi terminali digitali degli anni ’80 e ’90, raccontando l’intera evoluzione della comunicazione telefonica nel corso del Novecento.

In una sezione dedicata trovavano spazio gli apparati di militaria: telefoni da campo, ricetrasmettitori e altri rari strumenti di comunicazione e della radionavigazione aerea che hanno catturato l’attenzione di molti visitatori per la loro rarità e per le storie che evocano.

Particolarmente suggestiva era la zona dedicata alle radio d’epoca: ricevitori in legno degli anni ’30 e ’40, con le loro forme morbide e i quadranti luminosi, affiancati da altoparlanti a tromba che riportavano immediatamente all’atmosfera delle prime trasmissioni radiofoniche.

Il percorso si completava con l’isola didattica dedicata all’Alfabeto Morse: tasti telegrafici di ogni epoca collegati all’oscillofono e a un ricevitore selettivo, dove ragazze, ragazzi e adulti si sono cimentati con entusiasmo nella trasmissione dei primi segni in codice, scoprendo il linguaggio che per decenni ha connesso il mondo.

Con la competenza tecnica e l’entusiasmo di chi dedica una vita a preservare la memoria, Antonio, Salvatore e Giuseppe hanno guidato ogni visitatore in un racconto appassionato, non semplici espositori, ma veri narratori, capaci di trasformare ogni oggetto in una scoperta e ogni dettaglio tecnico in un’emozione accessibile a tutti.

Un momento spettacolare, i balli ottocenteschi. Il pomeriggio di domenica ha regalato un momento davvero indimenticabile. Dinanzi alle collezioni esposte, il grande androne luminoso si è trasformato in una sala da ballo d’altri tempi: un gruppo di danza in costume ottocentesco ha animato lo spazio con eleganza e grazia, rievocando i balli del periodo storico in cui molti degli oggetti esposti erano stati creati. Dame in abiti di seta colorati (blu, rosa, lilla) e cavalieri in frac si sono esibiti sul pavimento geometrico della scuola mentre numerosi spettatori, assiepati anche sulla larga scalinata che porta al secondo piano, assistevano con grande entusiasmo e meraviglia. Un connubio straordinario e del tutto inatteso: la storia delle radio- telecomunicazioni e quella della danza ottocentesca che si incontrano nello stesso spazio, nello stesso momento, regalando al pubblico un’emozione unica.

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