Letta a Sassari: «Abbiamo fatto di tutto per costruire una coalizione più larga»

Il segretario del Pd ieri al Teatro Verdi. «Ho passato mesi a rincorrere tutti i nostri interlocutori. Alla fine abbiamo dovuto dire basta»

Enrico Letta a Sassari

Sassari. «Il Paese, narcotizzato, si sta avviando verso la consegna alla destra estrema italiana di tutto il potere come mai è accaduto nei 75 anni di storia repubblicana. E questo sta avvenendo soprattutto perché di là si sono messi tutti insieme, di qua… ho passato mesi a rincorrere tutti i nostri interlocutori, cercando di fare un ragionamento di insieme, di cancellare anche il ruolo del leader del Partito Democratico da questa vicenda. Alla fine abbiamo dovuto dire basta». Il segretario nazionale del Pd Enrico Letta ha concluso ieri sera al Teatro Verdi di Sassari il tour in Sardegna, iniziato al mattino a Cagliari con una conferenza stampa e un doppio incontro, con le associazioni di categoria e, non annunciato, con i rappresentanti del mondo lgbt. «In realtà, volevo venire qua a Sassari, ma poi mi hanno detto ma no, vai anche a Cagliari!», ha detto subito Letta. «Confesso che questa resterà la serata più emozionante di questa campagna elettorale. Sono davvero felice di essere qua con voi, a 400 metri da casa di mia mamma, dei miei nonni. Sassari per me è qualcosa di molto di più della città nella quale in questo momento sto tenendo un comizio elettorale. E sono particolarmente felice di farlo insieme a dei candidati straordinari». Sul palco, insieme al segretario, erano infatti i candidati del Pd alla Camera, Silvio Lai, Patrizia Desole (entrambi nel plurinominale) e Carla Bassu (nel collegio maggioritario del nord Sardegna) per la Camera, Marco Meloni (plurinominale) e Gavino Manca (uninominale Sassari-Olbia-Nuoro-Oristano) per il Senato.

Platea al completo e applausi che più volte hanno interrotto il discorso del segretario. «Noi siamo il partito più grosso, alternativo alla destra – ha detto ancora Letta –. Volevo fare di tutto per costruire una coalizione la più larga possibile. Con molti ci siamo riusciti e abbiamo una coalizione fatta di quattro liste e con altri no, perché hanno detto “vogliamo tentare l’avventura in solitario, ci interessa solo il nostro risultato. Facciamo vincere la destra? Non importa”. Questo hanno fatto i 5stelle e il Terzo polo». Che fare? «Nei collegi uninominali bisogna però arrivare primi, le divisioni fanno vincere solo la destra, i secondi o i terzi non conteranno. Voglio raccontare un fatto di questa campagna elettorale. C’è un collegio contendibile, che possiamo vincere: Sesto San Giovanni. Il nostro candidato lì è Lele Fiano, figlio di una grande figura di deportato ad Auschwitz che sopravvisse alla Shoah. La destra chi candida? E ci vuole impegno! Contro Fiano candida Isabella Rauti. E allora lo dico chiaramente: uno che dice “a me sta simpatico Calenda”, “a me sta simpatico Renzi”, “mi piace Conte”, va benissimo. Ma devi sapere che se lì voti Terzo polo o 5stelle automaticamente stai aiutando Isabella Rauti a battere Lele Fiano».

I collegi uninominali in Sardegna sono contendibili. «Lo sono tutti. Chiedo di fare uno sforzo a convincere chi ancora non ha deciso. Mettiamo banchetti, presentiamo le nostre proposte su scuola, ambiente, casa. Ma soprattutto teniamo alto il nostro orgoglio di quelli che l’Italia a questa destra non la vogliono consegnare. Facciamo di tutto». Infine un riferimento a un grande del passato, Berlinguer, nella sua città. «Ma ti sei pentito di essere tornato? Me lo chiedono con affetto. No, non mi sono pentito. Non era capitato nella mia vita ancora nulla di più emozionante di fare il segretario di un partito di popolo sapendo oltretutto di farlo chiamandomi Enrico. Noi dobbiamo batterci perché il destino dell’Italia sia quello che vogliamo noi».

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