Primarie sindaco di Sassari – Gianni Carbini

«La mia proposta rappresenta una totale discontinuità con il vecchio modo di fare politica». Le primarie sono state concepite per togliere dalle mani di pochi la scelta di figure importanti come sindaco e presidente della Regione

Gianni-CarbiniGianni Carbini è nato a Sassari nel 1965. Impiegato presso l’Asa srl, è stato responsabile amministrativo di Koinè Centro Studi. È entrato in politica nel 2005, quando fu eletto in Consiglio provinciale di cui è stato segretario questore. Nel 2010 l’elezione in Consiglio comunale e l’ingresso in Giunta, come assessore alle Attività Produttive, al Commercio, all’Edilizia Privata ed alle Politiche del Lavoro.

 

Perché ha deciso di candidarsi alle Primarie?

«Dico subito che alcuni amici, quando ho fatto capire che mi sarei candidato alle primarie, mi hanno invitato a non farlo, mi hanno detto: “Sei un incosciente”. Ma penso che questo sia il momento del coraggio. Sono tanti i cittadini sassaresi che mi hanno dapprima invogliato e che ora mi sostengono condividendo l’opportunità di un cambiamento di rotta che la mia candidatura esprime. E voglio aggiungere che sono molto contento delle manifestazioni di stima e di affetto che ho finora ricevuto. La mia proposta rappresenta una totale discontinuità con il vecchio modo di fare politica. Non è una candidatura pseudo unitaria o che è espressione di accordi tra gruppi».

 

Qual è l’emergenza in città più grave da risolvere e come intende intervenire?

«L’emergenza più grave rimane il lavoro. Ovviamente. E penso che per affrontare il problema occorra partire da un rilancio immediato dell’edilizia, settore da sempre trainante dell’economia cittadina, in particolare puntando ad un recupero del patrimonio immobiliare esistente. Sbloccando questo sono convinto che si possano creare concrete occasioni di lavoro anche nell’indotto e in tutto il contesto produttivo. E la tranquillità dal punto vista occupazionale, riducendo il disagio sociale, favorisce condizioni di maggiore sicurezza e limita i crescenti fenomeni di microcriminalità. Ma aggiungo altre azioni che possono portare sviluppo ed occupazione, due in particolare: la promozione di interventi di riqualificazione del centro storico attraverso la realizzazione della “residenza studentesca diffusa”; il recupero e la valorizzazione ambientale e turistica del sito di Platamona, con la promozione turistica dell’intero Golfo dell’Asinara. Nel 2005, quando entrai in Consiglio provinciale, fu l’argomento del mio primo intervento. E il tema è ancora molto attuale.

Mettiamo che lei sia eletto sindaco: un punto del programma che promette di realizzare nei primi 100 giorni?

«Come assessore all’Edilizia privata ho potuto constatare che il regolamento edilizio necessita di una efficace semplificazione. Se diventerò sindaco, cambierò immediatamente queste norme. Negli ultimi anni Sassari ha perso 5mila posti di lavoro proprio nell’edilizia: sono convinto che con questa azione una parte possa essere recuperata. A fronte di un trasferimento di risorse sempre più ridotto da Stato e Regione non abbiamo molti strumenti a disposizione. E allora intervenire sulle procedure burocratiche, misura che possiamo adottare a costo zero, può essere l’unica soluzione immediatamente adottabile. In attesa della definizione del Puc».

 

Siete tutti e cinque candidati espressione del Partito Democratico. Sono queste Primarie del centrosinistra o del solo Pd?

«Il fatto che i nostri alleati non abbiano voluto proporre nomi può indubbiamente costituire un limite. Ma sono primarie di coalizione a pieno titolo, lo testimonia anche l’invito al confronto i candidati hanno avuto ad esempio nella sede del Partito Socialista. Ritengo sia un errore continuare a ragionare per appartenenze di area o di partito. Faccio ricorso ad un’espressione citata spesso: prima i programmi. Da qui si deve partire, dalle soluzioni presentate ai cittadini, poi ci sono i nomi. E dobbiamo mantenere e difendere lo spirito delle Primarie, concepite per togliere dalle mani di pochi la scelta di figure importanti come sindaco e presidente della Regione».

 

Sullo strumento delle Primarie: non si rischia ogni volta di portare lacerazioni e divisioni, di innescare una sorta di resa dei conti tra componenti e correnti interne? E poi: cinque candidati non sono troppi?

«La risposta è strettamente legata a quanto detto prima. Le primarie sono uno strumento con cui si dà ai cittadini la possibilità di scegliere i candidati a ruoli apicali della politica. Non sono invece, e lo ripeto con forza, un regolamento di conti tra componenti per il controllo del partito o delle istituzioni. Se diamo quest’impressione i cittadini non vengono a votare. Come è stato un errore in passato non rispettare l’esito delle primarie. Si è trattato di scelte che hanno dato un messaggio negativo: le primarie non servono a niente, tanto poi si decide altrove. Ecco, questo non si deve più ripetere. Gli elettori devono invece avere la tranquillità di potere partecipare alle primarie sapendo che sono loro a scegliere i candidati. Cinque sono troppi? Non mi pare. La cosa importante è che domenica prossima i sassaresi vadano a votare».

 

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