IX Censimento industria e servizi, cresce il non profit

La Sardegna è una regione in profonda trasformazione: si ristruttura la Pubblica Amministrazione, aumenta il numero delle imprese e degli addetti. Rispetto al censimento del 2001 registrato un incremento del grado di frammentazione del sistema produttivo

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La presentazione del Censimento alla Camera di Commercio di Sassari

Sassari. L’Istat, in collaborazione con Unioncamere nazionale, ha presentato venerdì mattina, nella Sala dei Cento alla Camera di Commercio di via Roma, una sintesi dei principali risultati del IX° Censimento generale dell’industria e dei servizi e Censimento delle istituzioni non profit, arricchita da confronti territoriali. Innovativa nel metodo e nelle tecniche di rilevazione, l’operazione censuaria si è caratterizzata per un uso capillare del web da parte dei soggetti coinvolti nella compilazione dei questionari. La rilevazione sulle imprese e quella sulle istituzioni non profit sono state affidate alle Camere di Commercio, che hanno costituito gli Uffici Provinciali di Censimento.

Dopo i saluti istituzionali di Pietro Esposito, segretario generale della Camera di Commercio di Sassari, sono intervenuti, tutti per l’Istat, Raffaele Malizia, direttore centrale per lo sviluppo e il coordinamento della rete territoriale e del Sistan dell’Istat, Franco Lorenzini, dirigente del Servizio delle rilevazioni per i censimenti economici, Pinella Orrù, dirigente dell’Ufficio territoriale per la Sardegna, Paolo Misso, dell’Ufficio territoriale per la Sardegna, nonché Monica Cugia, rResponsabile dell’Ufficio di statistica della Camera di Commercio di Sassari.

Ma qual è il quadro d’insieme del tessuto produttivo sardo e quali sono i principali cambiamenti intervenuti durante il periodo intercensuario? I dati, disponibili in l.stat, il datawarehouse dell’Istat, al tema “Censimento industria, istituzioni pubbliche e non profit 2011” (al datawarehouse si accede sia dalla homepage di www.istat.it sia dal sito dedicato http://censimentoindustriaeservizi.istat.it/), offrono un quadro delle trasformazioni della realtà produttiva regionale degli ultimi dieci anni. Al 31 dicembre 2011, le imprese attive in Sardegna sono 107.581, il 12,3 per cento in più rispetto al 2001, e impiegano 294.992 addetti (+6,4 per cento). Si registrano quindi – in entrambi i casi – incrementi più consistenti di quelli avvenuti a livello nazionale (rispettivamente, +8,4 per cento e +4,5 per cento). La crescita più marcata, in termini di imprese, si rileva nelle province di Olbia Tempio (+22,9 per cento) e Ogliastra (16,1 per cento), quella più bassa nella provincia di Nuoro (+7,1 per cento).

Il sistema imprenditoriale occupa 175mila lavoratori dipendenti, 120mila indipendenti, oltre 6mila esterni e circa 800 temporanei (ex interinali) nelle imprese con sede amministrativa nella regione. Il 70 per cento degli addetti dipendenti e indipendenti è impiegato nelle imprese con sede amministrativa a Cagliari (39 per cento), Sassari (19,2 per cento) e Olbia-Tempio (11,2 per cento). La quota di lavoratori indipendenti è superiore a quella registrata a livello nazionale (circa 37 per cento contro 31 per cento). Gli addetti delle unità locali attive nella regione sono 324.483, oltre 29 mila in più di quelli occupati dalle imprese regionali: tale scarto è indice di una significativa presenza di unità locali appartenenti ad aziende con sede nel resto del Paese.

Le innovazioni legate a questa tornata censuaria consentono, per la prima volta, di restituire informazioni anche sulle caratteristiche demografiche dei dipendenti e su quelle del loro rapporto di lavoro: il 60,8 per cento dei dipendenti delle unità locali ha la qualifica di operaio, il 33,5 per cento di impiegato e il 2,2 per cento di dirigente/quadro.

La presenza di lavoratori dipendenti stranieri (extra Ue27) è più ridotta in Sardegna (1,6 per cento) che nell’intero Paese (8,7 per cento) e concentrata in particolare nella provincia di Olbia Tempio.

Tira molto il non profit. Le organizzazioni attive in Sardegna al 31 dicembre 2011 sono 9.616 (+17,7 per cento rispetto al 2001 ). Nelle 10.905 unità locali insediate nel territorio regionale operano 19.656 addetti, più di 8mila lavoratori esterni e 143.673 volontari1. Gli addetti crescono del 51,2 per cento, una variazione sensibilmente superiore a quella nazionale (+39,4 per cento). Il Medio Campidano e Oristano si distinguono per il più elevato rapporto volontari/abitanti, indicatore che in generale colloca la Sardegna al di sopra del dato medio nazionale. Cultura, sport e ricreazione è il settore di attività di gran lunga prevalente, vi si concentrano oltre 6 mila istituzioni, pari al 66,4 per cento del totale. Come a livello nazionale, la forma giuridica più diffusa è quella dell’associazione non riconosciuta (62,8 per cento delle istituzioni). Seguono le associazioni riconosciute, con un valore (26,8 per cento) leggermente superiore a quello del resto del Paese (22,7 per cento).

E la Pubblica Amministrazione? Al 31 dicembre 2011 si contano sul territorio sardo 542 istituzioni pubbliche, il 9,8 per cento in meno rispetto al 2001 (-21,8 per cento a livello nazionale). In controtendenza il dato relativo alle risorse umane: in Sardegna aumentano sia gli addetti (+4,1 per cento) sia il totale del personale effettivo, che comprende anche i lavoratori esterni e temporanei (+9,3 per cento), a fronte di variazioni negative a livello nazionale (rispettivamente di -11,4 per cento e -10,6 per cento). Oltre la metà delle Istituzioni pubbliche adotta comportamenti sostenibili nei confronti dell’ambiente, tuttavia l’85 per cento dichiara di avere riscontrato difficoltà nell’adozione di tale condotta. Rispetto a una percentuale nazionale del 36,6 per cento, solo il 29,3 per cento delle istituzioni sarde ha effettuato acquisti con modalità di attenzione all’impatto ambientale. In linea con il dato nazionale è invece l’adozione di forme di rendicontazione sociale. Anche per i sistemi di gestione della sicurezza dei lavoratori, la Sardegna, con l’88,9 per cento delle istituzioni che li adotta, approssima la realtà nazionale (90,1 per cento). Di scarsa applicazione è, invece, il codice di condotta. In linea col dato nazionale l’utilizzo di infrastrutture informatiche, siti istituzionali, sistemi di comunicazione tra amministrazioni. Elevato anche l’utilizzo dei social media come canale di comunicazione istituzionale. Gli sportelli al cittadino sono meno diffusi nella provincia di Cagliari, più frequenti a Oristano e Ogliastra.

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